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Garantire ai sindaci e ai funzionari pubblici uno scudo erariale, quasi totale, in caso di colpa grave, se c’è stato un controllo preventivo, eliminando, di fatto, i controlli e i poteri dei giudici contabili, è sicuramente un errore. Aumenteranno esponenzialmente non solo i rischi di corruzione e di cattiva gestione delle risorse pubbliche, ma, in concreto, si favoriranno anche le infiltrazioni mafiose. Il testo licenziato pochi giorni fa prevede l’abolizione del controllo concomitante sulla spesa dei fondi del Pnrr (uno strumento attivabile “in itinere” su richiesta delle Commissioni parlamentari) e la proroga fino a giugno 2024 dello “scudo erariale” che limita la responsabilità contabile da condotte attive ai soli casi di dolo. Sono fermamente contrario a questa scelta che sottrae al controllo concomitante della Corte dei Conti i progetti del Pnrr. Escludere la responsabilità amministrativa per condotte commissive gravemente colpose, tenute da soggetti, sia pubblici sia privati, riducendo, di fatto, la tutela della finanza pubblica, significa impedire di perseguire i responsabili e di recuperare le risorse distratte, facendo sì che il danno erariale resti totalmente a carico della collettività. Non attuare i controlli in itinere, a mio parere, violerebbe anche i commi 1 e 2 dell’art. 97 della Costituzione, oltre a ledere l’indipendenza e l’autonomia della magistratura contabile.
I controlli in itinere sul Pnrr servono perché così si monitorano i processi di spesa pubblica senza i quali si rischia davvero che il sistema cada nell’illegalità, nella corruzione e nelle mani della criminalità organizzata.

Vincenzo Musacchio, criminologo forense, giurista, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). È ricercatore indipendente e membro dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità del Royal United Services Institute di Londra. Nella sua carriera è stato allievo di Giuliano Vassalli, amico e collaboratore di Antonino Caponnetto, magistrato italiano conosciuto per aver guidato il Pool antimafia con Falcone e Borsellino nella seconda metà degli anni Ottanta. È tra i più accreditati studiosi delle nuove mafie transnazionali. Esperto di strategie di lotta alla corruzione e al crimine organizzato. Autore di numerosi saggi e di una monografia pubblicata in cinquantaquattro Stati scritta con Franco Roberti dal titolo “La lotta alle nuove mafie combattuta a livello transnazionale”. È considerato il maggior esperto europeo di mafia albanese e i suoi lavori di approfondimento in materia sono stati utilizzati anche da commissioni legislative in ambito europeo.

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