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| Saverio Lodato

Valter Lavitola, un mandante per amico?

Saverio Lodato

Non deve costare poco, al giorno d'oggi, mettere in piedi un attentato dinamitardo, nottetempo, sotto l'abitazione del giornalista più noto d'Italia, più televisivamente esposto, amato e odiato da opinione pubblica e mondo politico.
Sono affari costosi.
Che non si siglano così su due piedi.
È ovvio.
E scrivendolo ci sembra di stare scoprendo l'acqua calda.  
Si tratta, tanto per cominciare, di assoldare una banda di criminali. Convincerli alla condivisione del progetto. Al mantenimento del segreto, se vogliono la certezza, a lavoro ultimato, che verranno pagati. E la prima domanda, che il diretto interessato si fa, è a quanti anni di carcere andrebbe incontro nella malaugurata ipotesi che qualcosa andasse storto.  


stragi ditalia fr int

È un'idea che ci frulla in testa in queste ore dopo le prime indiscrezioni sull'interrogatorio di Valter Lavitola, ora detenuto che avrà modo di raccogliere meglio le idee. Come ci frulla per la testa la frase di Giovanni Falcone, il quale affermava che per far bene un'indagine occorre seguire il flusso dei soldi. Diavolo di un Falcone, lo seguì tanto il flusso dei soldi che lo fecero fuori.
Fatta questa premessa, le domande vengono giù a cascata. La prima. Lavitola avrebbe detto durante il suo interrogatorio: "Il mandante sono io. Eccomi qua". Domanda che, da cronista della strada, gli farei io: "Quanto è costato l'attentatino? Hai già pagato? O devi ancora pagare?". Non essendo noi giornalisti investigativi, non conosciamo il prezzario di mercato al quale si fa riferimento in vicende del genere, ma si intuisce che debiti del genere vanno onorati. Ora voi volete che i magistrati che hanno interrogato Valter Lavitola non abbiano sfiorato l'argomento? Cerchiamo di essere seri.  


50 anni mafia def

Fatto sta che la richiesta dei domiciliari e del braccialetto elettronico, avanzata dalla difesa dell'imputato, è stata respinta. Vorrà dire qualcosa. Poi ci siamo chiesti e ci chiediamo: uno spende decine e decine di migliaia di euro perché il suo amico del cuore abbia raddoppiata la scorta? Ma ce ne sono tante di scorte in Italia che non sono costate un centesimo a chi può beneficiarne.
Insomma. La nostra idea è che di panzane in questa vicenda ne stiano girando tante. La più grossa è quella che, a detta di Lavitola, chiama in causa il Mossad. Ma se il Mossad avesse voluto eliminare Ranucci davvero, crediamo che si sarebbe fatto intimorire da una "scorta rinforzata"? E non occorre essere giornalisti investigativi per vedere che siamo in un terreno costellato di balle. Magari le sorprese più serie verranno dagli interrogatori degli autori materiali dell'attentato, anche loro detenuti.


la mafia ha vinto

In Italia, il mandante non viene mai trovato. Ma in questo caso il ''sedicente'' mandante c'è, e mentre era ancora libero, si stupiva di non essere stato ancora arrestato, eppure i magistrati non sembrano prenderlo molto sul serio. Come mai?
Forse un mandante, in una storia del genere, è poca cosa. Un mandante solo? E' cosa 'e niente, avrebbe detto il grande Eduardo

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La rubrica di Saverio Lodato 

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Foto di copertina © Paolo Bassani