Noi comuni mortali - che non siamo pochi - non abbiamo capito un accidente della vicenda Ranucci, della vicenda Report, della vicenda Lavitola.
I giornali ne scrivono e trascrivono. I tg ne parlano e straparlano. Chiariscono? Fate voi.
Ma chi, in buona fede, potrebbe affermare che le grandi trame dell'affaire si siano delineate a oggi con sufficiente chiarezza?
Per anni abbiamo seguito come milioni di italiani - i comuni mortali di cui sopra - le puntate choc di una trasmissione Rai che faceva inesorabilmente, dettagliatamente, puntualmente, le pulci al potere e nei campi più disparati, spesso narcotizzati invece dalla sgangherata macchina dei media.
Questo vuole essere un piccolo riepilogo. 
Ma è risaputo che alla vigilia del 17 ottobre 2025, quando alle porte di Pomezia venne messo a segno l'attentato dinamitardo di fronte all'abitazione di Ranucci, che poteva trasformarsi in tragedia, ammontavano a oltre duecento le denunce di varia natura che colpivano la trasmissione Report per i servizi mandati in onda sino a quel momento.
Non è importante questa cifra, quanto l'altra cifra, pari allo zero, che ad essa si accompagna: zero i querelanti che in giudizio possono vantare di avere avuto ragione.
Report faceva dunque ottima televisione sino a quel 17 ottobre?
Dai numeri, parrebbe di sì. 
E che il governo di centro destra, il Potere passeggero che sta strattonando l'Italia, ce l'avesse, e a morte, con Ranucci, la sua compagnia e la sua intera squadra, possiamo definirla verità lapalissiana. Insomma: Ranucci e il governo non si amavano.
Poi che succede? Che, mesi dopo l'attentato, saltano fuori quattro componenti del commando dinamitardo, saltano fuori le intercettazioni, e il povero cristo del lettore, o il povero cristo del telespettatore, non capiscono più nulla.
Ma a sparigliare davvero tutte le carte, è l'ingresso in campo di Valter Lavitola, faccendiere di gran rinomanza, che dopo decenni di inchieste e scandali si scopre essere gran commensale di Ranucci. E qui, il vaso di Pandora si scoperchia. 
Le love story rosa a ingentilire il piglio truce del conduttore di Report, l'attentato messo a segno per amore, i due che volevano scalare il potere, presentarsi alle elezioni, il delirio di onnipotenza: uno che voleva scalare il potere, Ranucci, mentre l'altro, il compare gli accendeva la miccia.
E naturalmente come costante filo fra gli scenari di ieri e quelli di oggi, il Potere che incazzato era, e incazzato resta, con Ranucci e la sua banda.
La novità vera dell'intera storia sta nel fatto che Lavitola ora è stato accompagnato nelle patrie galere.
Fine della storia? Difficile crederlo.
Magari Lavitola si è stancato del suo passato di faccendiere di gran rinomanza, e deciderà di collaborare davvero con la magistratura.
Sarebbe bello da parte sua.
La rubrica di Saverio Lodato
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