Una strage nera tira l’altra
Saverio Lodato intervistato da Silvia Camerino

Ultima puntata del dialogo tra Silvia Camerino e Saverio Lodato tratto dal libro "Il filo nero del depistaggio dell'Agenda Rossa di Paolo Borsellino" (Iod Edizioni), in uscita a luglio.
Secondo Saverio Lodato, è paradossale che proprio la Commissione parlamentare Antimafia, istituzione chiamata a fare luce sulle pagine più oscure della storia italiana, abbia finito per restringere il proprio orizzonte quasi esclusivamente alla strage di via d'Amelio, trascurando il contesto più ampio delle altre stragi e delle trame che le collegano.
Nelle sue considerazioni Lodato critica l'operato della presidente della Commissione, Chiara Colosimo, evidenziando come la stessa abbia risposto alle contestazioni non sul piano politico o istituzionale, ma attraverso iniziative giudiziarie contro giornalisti, intellettuali e cittadini. Richiama inoltre le 57 domande sulla cosiddetta "pista nera" formulate dal senatore Roberto Scarpinato, componente della Commissione per il Movimento Cinque stelle, rimaste senza risposta, così come il tentativo, attraverso una proposta di legge, di escludere lo stesso dall'organismo.

La Commissione parlamentare Antimafia, la stessa che dovrebbe indagare su tutte le stragi che ci sono state in Italia, forse ha bisogno di credere che l’Italia sia il Paese di una strage sola?
L’ultima domanda è la più brutta, la più scomoda, la più imbarazzante.
Dopo tutto quello che abbiamo detto, un cittadino si aspetterebbe che la Commissione parlamentare Antimafia, un organo così titolato a sviscerare misteri e segreti, complicità e trame nascoste, sia del passato remoto, sia del passato prossimo e perfino della presente attualità, intervenisse a chiarire. E con autorevolezza. A separare il giusto dal torto, a strappare la maschera a chi per decenni si è nascosto e continua a nascondersi, a sgomitolare il gomitolo delle verità che altri, per almeno ottant’anni, vollero ingarbugliato, inestricabile, somma di nodi che si sono fatti arrugginiti. 
Dice il Manzoni: «Quelle parole... venivano una dietro l’altra come sgomitolandosi». Segno che già ai suoi tempi le parole avevano da essere raggomitolate... Quali, invece, le parole che in questi quasi quattro anni ha pronunciato la presidente della Commissione, Chiara Colosimo?
Le parole che si dicono in tribunale, dopo averle racchiuse in denunce spedite all’indirizzo di chi si è permesso di disturbare il manovratore: intellettuali, gente del popolo, giornalisti. Le parole adoperate perché questa Commissione si occupasse di una strage sola, quella di Paolo Borsellino, in quel di via D’Amelio.
Le parole per respingere al mittente cinquantasette domande sull’ipotesi della “pista nera” fra le cause scatenanti (badate bene: non la sola) dell’Apocalisse del 19 luglio di trentaquattro anni fa. 
Domande avanzate da un senatore commissario che aveva titolo per porle e altrettanto titolo per aspettarsi una risposta.
Sta ancora aspettando.
Le parole racchiuse in un disegno di legge parlamentare del governo per cacciare dalla Commissione parlamentare Antimafia (naturalmente a maggioranza), in nome di un conflitto di interessi – ritagliato su misura – proprio quel senatore che tante domande scomode aveva osato porre alla presidente della stessa Commissione.
Ora qui io mi scuso, ma mi fermo. Per non incappare anch’io, involontariamente, in un piccolo conflitto di interessi dal momento che con la signora Colosimo ci stiamo già spiegando in tribunale. Già. 
Ma perché parlano di una “strage sola”, quella di via D’Amelio?
Forse perché la premier Giorgia Meloni ha sempre ripetuto, con qualche punta di ossessione retorica, che lei decise di scendere in politica proprio quando avvertì il rombo di tuono di via D’Amelio.
È da quel momento, par di capire, che è iniziata la nuova storia d’Italia.
Ecco perché di quanto è accaduto sino al giorno prima del 19 luglio danno proprio l’impressione di fottersene allegramente.
Ancora il mantra iniziale: bisogna portare pazienza.
Perché forse non finirà – come lor signori pretendono che accada – a suon di carte bollate.
Ci sono un’infinità di giudici a Berlino.
Fine
La rubrica di Saverio Lodato
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