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| Saverio Lodato

Il gatto nel sacco non ci vuole stare

Saverio Lodato
antimafiaduemila

Hanno detto gatto, ma non ce l’hanno nel sacco. L’affare si complica, s’ingrossa, e la Rai, comunque andrà a finire, ne uscirà ancora una volta con le ossa rotte. 
L’altra sera, a “In Onda”, il direttore Carlo Verdelli ha fatto notare come l’inchiesta della magistratura sull’esplosione dinamitarda sotto l’abitazione di Sigfrido Ranucci sia tutt’altro che conclusa. E si è lamentato del fatto che Ranucci, nel giro di pochi mesi sia diventato, da vittima colpevole. In effetti, la Rai avrebbe potuto aspettare un attimo, non fosse stato per le pressioni entusiastiche di Ignazio La Russa, Giovanbattista Fazzolari e Maurizio Gasparri e Matteo Salvini e tanti altri, che hanno rivendicato quasi da subito un “repulisti”, in nome di un'"etica" televisiva pesantemente sfregiata dai comportamenti del conduttore di Report. 
Che poteva fare, se non quello che ha fatto, il povero amministratore delegato della Rai, Gianpiero Rossi, che a quella stessa parrocchia appartiene? 
Niente di diverso da quello che ha fatto: il pastrocchio che ora è sotto gli occhi di tutti e che sta impedendo di chiudere il gatto nel sacco. 
Detto per inciso, mentre condividiamo sino in fondo il giudizio di Verdelli, non condividiamo le parole di Roberto Saviano secondo il quale Ranucci si sarebbe “infilato nella trappola da solo”. Gli attentati, e tutto ciò che ne consegue - e sono cose che Saviano sa benissimo - sono trappole che ti costruiscono addosso su misura, salvo poi dire, del diretto interessato, che se l’era andata a cercare. Sono sempre brutti ragionamenti.


stragi ditalia fr int

Ma torniamo al cuore della vicenda. Perché parliamo di “pastrocchio”? 
Perché al momento, le conclusioni immaginabili di questa storia sono tutte a perdere, per la Rai, per Fratelli d’Italia, e per l’intero governo di centro destra se non dovessero esserci prese di distanza al suo interno rispetto alla linea portata avanti dal soldato Rossi. Verrebbe da dire, per dire una boutade: garantismo vo’ cercando…
Se Ranucci farà causa alla Rai, e assai verosimilmente dovesse vincerla, i suoi nemici non farebbero un figurone. Potrebbe essere tempestivamente reintegrato e magari ricevere una barca di denari per i danni subiti.
Potrebbe intervenire l’Europa. 
Se Ranucci dovesse accettare di scendere in politica, molti italiani, ma tanti davvero, lo incoronerebbero Santo protettore dei Giornalisti Censurati, soprattutto dopo la vicenda del voto parlamentare per blindare le telefonate di Delmastro e i retroscena della sua bisteccheria.
Se Report, poi, dovesse salpare verso l’ignoto, con una ciurma raccogliticcia, viste le minacce di dimissioni che in queste ore si stanno moltiplicando, il “mostro” degli ascolti sarebbe implacabile e in agguato. 
Non vorremmo dunque essere nei panni del povero Rossi, perché ci rendiamo conto che anche lui, come altri sessanta milioni d’italiani, tiene famiglia. E passare alla storia per essere l’amministratore delegato della Rai che chiude un programma da massimi ascolti non lo si augura neanche al peggior avversario. 


50 anni mafia def

Infine, una riflessione sullo stato dell’informazione televisiva italiana forse potrebbe starci a morale della favola. 
I due poli televisivi, ormai li conosciamo. 
La Rai - Telemeloni secondo alcuni -, altrimenti detto “servizio pubblico”, e Mediaset, il glorioso berlusconismo che fu. 
E facciamo finta che La7, approfittando di quanto sta accadendo in Rai, decidesse davvero di candidarsi a essere un credibile terzo Polo? Sarebbe un terremoto.
Perché La7 non compra Report, chiavi in mano, compresi i giornalisti che ci stanno dentro? Che colpaccio sarebbe. Che prova di democrazia al servizio degli spettatori. L’egemonia culturale in Italia, mai come in questo momento, è stata contendibile. Certe cose, per farle, bisogna volerle.


la mafia ha vinto

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La rubrica di Saverio Lodato 

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