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| Saverio Lodato

Dimenticate l'Agenda rossa

Saverio Lodato intervistato da Silvia Camerino

AMDuemila

Siamo giunti alla “terza puntata” del dialogo tra Silvia Camerino e Saverio Lodato tratto dal libro "Il filo nero del depistaggio dell'Agenda Rossa di Paolo Borsellino" (Iod Edizioni), in uscita a luglio. Rispondendo a questa nuova domanda, Lodato evidenzia come l’esistenza dell’Agenda fu rivelata dalla famiglia Borsellino e confermata da Antonino Caponnetto. Proprio per questo, dopo la strage di Via D’Amelio, sarebbe stato naturale pretendere un accertamento rigoroso sulla sua scomparsa. Invece le istituzioni hanno progressivamente relegato l’intera vicenda nell’oblio, fino a renderla quasi “innominabile”. Se Borsellino fu ucciso per l’inchiesta “mafia e appalti”, osserva Lodato, nell’Agenda dovrebbero esserci elementi di conferma e quindi andrebbe cercata con ancora maggiore determinazione. E se ci fossero altre verità ben più scomode?





© Paolo Bassani 


L'Agenda Rossa è diventata innominabile anche per la Commissione parlamentare Antimafia, ma se Borsellino è morto, come loro ritengono, a causa della pista mafia e appalti, non è di mafia e appalti che dovrebbe parlare l'Agenda Rossa?

Di cosa parli davvero l'Agenda Rossa, non lo sa nessuno. Nessuna persona per bene, intendo.
I cittadini, l'opinione pubblica, la «gente», come si dice sbrigativamente, non hanno strumenti di conoscenza per sapere cosa contenga. Altra cosa sono certi apparati, ma più avanti ci arriveremo.
Chiariamo un punto.
Che Paolo Borsellino, nelle sue ultime settimane di vita, sino a quel fatidico 19 luglio 1992, avesse preso l'abitudine di annotare misfatti e orrori dei quali fu testimone, indagando soprattutto dopo l'uccisione del collega e amico Giovanni Falcone, lo testimoniò la sua intera famiglia nei giorni immediatamente successivi all'Apocalisse di Via D'Amelio.
Iniziò Agnese, la moglie rimasta vedova. Si unirono i figli, Fiammetta, Lucia e Manfredi. E il fratello Salvatore.


la mafia ha vinto

 
La notizia della «presunta» – che per quanto ci riguarda non era assolutamente presunta – esistenza dell'Agenda Rossa va dunque ricondotta al cerchio più stretto della famiglia Borsellino.
E aggiungiamo, per completezza d'informazione, che il sigillo definitivo venne da Antonino Caponnetto, nei giorni della strage capo del «pool antimafia» dell'Ufficio istruzione di Palermo, il quale sostenne che Borsellino, da quella «Agenda Rossa», non si separava mai.
Se non si parte da qui, si capisce poco dell'intera vicenda.
Era ovvio e normale, inevitabile e scontato, che dopo un simile imprimatur, dopo una «voce dal di dentro» di tale portata, l'intera opinione pubblica, dopo due stragi di portata mondiale, pretendesse dalle autorità di sapere che fine avesse fatto quel documento al quale il giudice, consapevole di essere ormai votato alla morte, annetteva tanta importanza.
Meno ovvio, normale e comprensibile che, in questi trentaquattro anni trascorsi da allora, la famiglia si sia chiusa, sul punto, in un rigoroso riserbo.
È rimasto solo Salvatore, il fratello di Paolo, a prezzo di umane e comprensibili lacerazioni con il resto dei familiari, a dirsi sicuro dell'esistenza oggi, come lo era stato ieri.
Ripeto: nessuno può sapere cosa ci fosse scritto nell'Agenda Rossa.
 

50 anni mafia def

 
Ma è un fatto inspiegabile che le istituzioni, chiamate a indagare, abbiano fatto la scelta di calare una pietra tombale sull'argomento.
Sostenere – spericolatamente – come ha fatto qualcuno, che l'Agenda, essendo stata cercata e non trovata, non sia mai esistita, sa di gioco un po' sporco sull'argomento.
I familiari, quando si dissero certi dell'esistenza del documento che poi sarebbe diventato «innominabile», non espressero ipotesi o opinioni, che legittimamente avrebbero potuto cambiare nel corso degli anni.
Riferirono episodi, incontri, nomi di funzionari dell'epoca, che costituirono un ampio materiale di dati di fatto.
È tutto agli atti, è tutto negli archivi.
Cosa è successo dopo? Perché i dati di fatto sono inesorabilmente caduti nel dimenticatoio?
Infine, per rispondere a una parte della sua domanda: se Borsellino fosse morto per «mafia e appalti», nell'Agenda se ne dovrebbe trovare conferma. Dunque sarebbe preziosa ancora oggi. E volerla trovare dovrebbe essere impegno di tutti.
Tranne che nell'Agenda si parli di altro, di tutt'altro. E in quel caso è preferibile che l'Agenda non si trovi mai.

Continua

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Foto © Paolo Bassani