Cosa scopriremmo sull'agenda rossa?
Saverio Lodato intervistato da Silvia Camerino
A trentaquattro anni dalla strage di via D'Amelio, nella quale persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta Claudio Traina, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Walter Eddie Cosina, sono ancora tante le cose che restano oscure.
Le pagine della sentenza della Corte d'Assise di Caltanissetta nel cosiddetto processo Borsellino quater non lasciano spazi ad interpretazioni: quanto accaduto dietro a quel delitto è il più grave depistaggio della storia della Repubblica italiana.
È da questa consapevolezza che prende avvio il libro “Il filo nero del depistaggio dell'Agenda Rossa di Paolo Borsellino” (Iod edizioni), in uscita a luglio, curato da Silvia Camerino, studentessa di Giurisprudenza, componente del direttivo del Movimento Agende Rosse fondato da Salvatore Borsellino e già autrice di libri come “Un giorno questa terra sarà bellissima” e “Mio fratello Paolo” sempre per Iod Edizioni (2023).
In questa pubblicazione vengono poste diverse domande. Che fine ha fatto l'Agenda rossa?
Perché i servizi segreti erano presenti in via D'Amelio?
Perché Paolo Borsellino chiedeva di essere ascoltato come testimone a Caltanissetta?Chi e cosa aveva scoperto?
Saverio Lodato e Silvia Camerino
Argomenti affrontati raccogliendo le riflessioni e le conoscenze di coloro che da anni seguono il filo nero delle stragi italiane con l'obiettivo di sciogliere i nodi del potere e restituire alla memoria collettiva una verità troppo a lungo ostacolata.
Tra le testimonianze raccolte vi è anche quella di Saverio Lodato, giornalista e scrittore che in questi anni ha dato un importante contributo di conoscenza nella ricerca della verità.
Da qui fino alla strage di via d'Amelio pubblicheremo, in una serie di cinque puntate, le risposte che Lodato ha offerto a Silvia Camerino. Per non dimenticare e continuare a pretendere verità e giustizia.
Riprendo il titolo di un suo articolo: “Non aprite quella porta”. E le chiedo: se avessimo il coraggio di aprire quella porta, cosa scopriremmo sull’agenda rossa di Paolo Borsellino?
Scopriremmo tutto.
Scopriremmo l’autentica storia di 80 anni di storia d’Italia, la cacofonia è inevitabile.
L’agenda rossa scritta da Paolo Borsellino e la tragica fine di Paolo Borsellino rappresentano la sintesi, perfetta e tragica, di quasi un secolo di apparenti misteri italiani. Ho già avuto modo di scrivere che un conto sono i “misteri” un conto sono i “segreti”.
Riferendosi alla letteratura, Leonardo Sciascia, che di letteratura se n’intendeva, osservò che in Italia esisteva una letteratura delle parole e una letteratura dei fatti. Lui privilegiava (e preferiva) la seconda. Letteratura dei fatti, in altre parole, significa impegno civile, impegno del quale lui, in grandi testi letterari, fornì sempre prova eccellente.
A cosa può servirci, nel caso del quale stiamo parlando, la distinzione di Sciascia?
Serve a dirci che se adopero la parola “misteri” evoco l’araba fenice, creatura mitologica fatta di fuoco e cenere, bella e suggestiva da immaginare, ma difficile, se non impossibile, da trovare in natura; se adopero invece la parola “segreti” chiamo in causa esseri umani che quei “segreti” hanno fatto di tutto perché restassero tali. Il segreto prima si crea e poi si conserva. Possibilmente, ma non è detto che il giochetto riesca sempre, si conserva all’infinito.
I “segreti” nascondono le colpe, le responsabilità, e, molto spesso, esseri umani che sono ancora vivi, che stanno fra noi, che tirano le fila per tenere in buona salute il Potere di ieri e il Potere di oggi.
Non so se sono stato chiaro.
Intendo dire che ci sono porte che è preferibile non aprire. L’autentica fine dell’agenda rossa è una di quelle porte.
Ci vuole pazienza.
Continua
La rubrica di Saverio Lodato
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