
di Saverio Lodato
Non ci siamo capiti. Fanno finta di non capire. Giorgia Meloni non capisce. Un mix di tutte queste cose messe insieme. Di certo, livello di comprensione del grido dell’elettorato assai basso. Il governo non intende dare l’impressione della resa e offre agli italiani lo spettacolo squallido della rissa.
Ognuno dei dimissionati ha le sue buone ragioni per uscire momentaneamente dal campo tirando per aria bottigliette d’acqua in segno di protesta contro l’allenatore.
Si chiede Delmastro: quarantottore fa la mia era solo una “leggerezza” e ora per questa “leggerezza” devo salire la scaletta del patibolo?
Si chiede Bartolozzi: ho avuto la fiducia del mio ministro prima durante e dopo tutta la vicenda Almasri, gli altri si sono “scudati” tutti e io resto da sola con il cerino in mano a fare da capro espiatorio?
Si chiede Santanchè: vi siete tenuti al suo posto Delmastro condannato in primo grado a otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio e vengo cacciata io che sono penalmente “immacolata”?
Insomma, lo avrete capito: non ci siamo.
Come tutto questo poi possa giustificarsi con un ministro della giustizia, Carlo Nordio, che fa l’imbambolato non volendosi dimettere perché “Ho la fiducia del governo e della mia presidente del consiglio”, francamente non si capisce.
Riforma della giustizia sonoramente bocciata dagli elettori. Ministro della Giustizia firmatario, insieme alla premier, della proposta di riforma della giustizia che vorrebbe restare come se il problema non lo riguardasse.
Dopo la raffica di ceffoni presi dall’elettorato, il ministro ci ha fatto tornare in mente la scenetta di Totò che si concludeva con la frase di Pasquale, il malcapitato preso a schiaffi che diceva “e che so’ Pasquale io?”.
Con che autorevolezza, da qui in avanti, Nordio potrà inviare ispettori nelle Procure di tutt’Italia? E che farà di fronte all’Europa che ora gli intima di ripristinare il reato di abuso d’ufficio che da noi è stato cancellato? L’elenco potrebbe essere lunghissimo.
Affari suoi: Nordio da qui in avanti dovrà vedersela con la sua coscienza, con la sua dignità, con la sua coerenza. 
Ma torniamo alla Meloni.
Il dimettiti tu che io resto accucciata in poltrona non è uno spettacolo elegante.
Ma adesso tocca all’opposizione chiarire bene agli italiani cosa vuole dalla vita.
Il 31 dicembre la maggioranza ha calendarizzato alla Camera l’avvio della discussione sulla riforma elettorale, alla quale la legge Acerbo, voluta da Benito Mussolini, oggi farebbe un baffo.
S’io fossi campo largo, parafrasando Cecco Angiolieri, mi presenterei in Parlamento con tre proposte che dovrebbero rappresentare l’antipasto del futuro programma di governo.
- 1 Immediata legge sul fine vita che la Corte Costituzionale sollecita al Parlamento da anni.
- 2 Stabilire definitivamente per i giovani fuori sede il diritto di votare in ogni elezione cui sono chiamati gli italiani.
- 3 Sempre per i giovani, il salario minimo che non li costringa ad andare all’estero per stare meglio.
Deve apparire chiaro agli italiani che mentre la maggioranza di governo si vuol ritagliare l’ennesima legge elettorale su misura, l’opposizione si batte per migliorare le condizioni di vita degli italiani.
Prima delle primarie vengono per primi i problemi della gente comune. Poi si vedrà.
Foto © Imagoeconomica
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