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Bernardo Valli, quando scrivere era un piacere. Scambio di parole con Laura Putti

Saverio Lodato

Deve esserci stato un tempo, tanto, ma tanto tempo fa, quando scrivere doveva essere davvero un piacere. 
Forse perché i giornalisti erano veramente bravi. E pur di capire, sapevano farsi capire.
Forse perché i giornalisti erano molti di meno di oggi. Forse perché il mondo non era ancora interconnesso. Forse perché il luogo da cui poi avrebbe scritto, il cronista prima se lo doveva sudare, con viaggi interminabili, una volta che il giornale, che lo aveva spedito all’altro capo del mondo, si sarebbe fidato di lui sulla parola, perché sapeva che   l’impegno per tot articoli o tot autentici reportage che fossero, sarebbe stato onorato, salvo cause di forza maggiore. 
E' la storia del giornalismo di tanto tempo fa, quello delle grandi firme, dentro o fuori dai confini nazionali, che diventa sempre più affascinante, quanto più passa il tempo e certe pagine, scritte all’impronta, magari dettate a braccio, come si dice in gergo, da apparecchi telefonici sgangherati, finiscono ormai inesorabilmente nei libri di storia. 
Solo per dire che questo libro di Bernardo Valli appena uscito, che s’intitola “Ritratti” (sottotitolo: “Donne e Uomini lungo il cammino della Storia”, 1959-2024, con prefazione di Ezio Mauro, edizione Ventanas), racconta i 65 anni di una delle ultime grandi firme del nostro tempo. 
Giornali per cui scrisse Bernardo Valli: Il Giorno, il Corriere della Sera, La Stampa, la Repubblica. A non voler considerare le piccole ma gloriose testate delle origini dove aveva iniziato a masticare i rudimenti della cronaca nera, frequentando caserme e commissariati.
Gli anni di lavoro di Valli, che il libro ci restituisce, sono 65, ma avrebbero potuto essere di più sapendo che ne ha già compiuti 96 e iniziò molto presto a usare la penna. 
Peschiamo a piene mani dall’indice del libro. 
Solo nomi di personaggi conosciuti, a volte appena incrociati, intervistati, descritti, sempre incastonati nel loro mondo di appartenenza, nelle cornici ideologiche e politiche che facevano loro da sfondo. 
Per avere un’idea. 
Nehru, Lumumba e Feisal. Mao, Lin Piao, Ciang Kai-scek.  
Giuseppe Tucci, Fosco Maraini e Tiziano Terzani. Castro e il Che. Arafat e Giap. Pol Pot e Hussein e Bin Laden
L’India, la Cina, l’Africa e l’Europa.
Europa di ieri e di oggi. 
Carrillo e Walesa. Mitterand e Giscard d’Estaing e Malraux e Sartre e Althusser e Debray. La Thatcher e la Merkel e Le Pen…  
Quando scrivere – dicevamo – doveva essere un piacere. 
E'venuta fuori quasi la recensione di un indice, più che di un libro. 
Nomi di personaggi che, nel bene e nel male, hanno fatto la storia. 
Restano tutti in queste pagine di Valli, che li ha conosciuti; in tempi in cui, a noi giornalisti italiani, resta invece la magra consolazione di parlare di uomini politici convinti, loro, che un giorno faranno la storia. 
E che se lo dicono da soli.  



Caro Saverio, sono Laura Putti, editrice e traduttrice di Ventanas.
Il tuo pezzo (ti do del tu perché sei un collega) mi ha messo addosso una grande malinconia.
Proprio perché è vero, perché racconta le cose come stanno, e alle volte non basta rifugiarsi nei pezzi capolavoro di Valli per dimenticare che quel mestiere lì, fatto in quel modo lì, non esisterà più.

Tu dici: quando scrivere era un piacere. Io direi anche: quando leggere i giornali era un piacere.

Ma il fatto che non si leggano più è proporzionale al fatto che non esistano più figure come Valli?

O che i capiservizio non crescano più giornalisti che potrebbero diventare grandi inviati? Sono domande che mi sono fatta in 40 anni come giornalista. E che oggi mi faccio come editrice à proposito di scrittori esordienti di cui sono ghiotta.

Scusa le troppe parole, Saverio, e ancora un grazie infinito.

Laura Putti

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Cara Laura, grazie a te, grazie a voi. Non sai che piacere mi hanno fatto le tue belle parole che scopro solo ora (ragione del mio ritardo nel risponderti) scaricando la posta dopo giorni di viaggio. Che dire? Hai ragione su tutto. Leggere i giornali, oltre che scrivere, era un piacere. Giusto. Colpa dei giornali come vengono fatti oggi? Giusto. Colpa dei poveri - aggettivo che mi permetto di aggiungere io - capiservizio che non crescono più - come dici tu - giornalisti che potrebbero diventare grandi inviati? Giusto anche questo. Ma non possiamo dimenticare cosa sono diventate le proprietà dei giornali di oggi, il crollo spaventoso dei lettori dei quotidiani in Italia, la melassa spalmata su centinaia di pagine che inondano le rassegne stampa (televisive e notturne) che in pochissimi leggeranno davvero l’indomani, visto che le edicole hanno fatto la fine delle lucciole di Pasolini. Rassegniamoci. Il mondo e il giornalismo di Valli non torneranno più. Per fortuna ci saranno sempre case editrici come la tua, e per cui lavori tu, che tengono e terranno vivo il ricordo dei bei tempi andati. Grazie infinite a te.

Saverio Lodato


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Rielaborazione grafica by Paolo Bassani 

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