La formazione dei velivoli comprendeva due bombardieri strategici russi del tipo Tu-95MS (Tupolev) e due bombardieri cinesi Xian-H-6K (che sono versioni aggiornate del più vecchio Tupolev 16 russo). Secondo altre fonti, tra cui l’agenzia TASS, gli aerei russi dell’operazione congiunta sarebbero stati tre, ma non è questo un particolare di rilievo. Sicuramente i quattro bombardieri erano accompagnati da parecchi caccia di supporto.
Di rilievo è il significato politico, oltre che militare, di una tale notizia. Cina e Russia, infatti, fanno sapere al resto del mondo, in particolare agli Stati Uniti e al Giappone, che stanno elevando di diversi ordini di grandezza la loro cooperazione militare in un’area che, fino a ieri, era considerata di pertinenza “regionale”. Naturalmente se si esclude la presenza americana sia in Giappone che nella Corea del Sud.
Ora, di fronte allo schieramento occidentale, appare una forza militare congiunta — o che mostra l’intenzione di divenire tale — composta da Cina e Russia. E non è un caso isolato. Evidentemente gli Stati Maggiori di Pechino e di Mosca stanno silenziosamente progettando un vasto mutamento delle loro forze complessive. Lo dimostra il dato che lo scorso aprile la Flotta russa del Pacifico ha inviato il suo incrociatore principale, insieme a tre vascelli di scorta, a Qingdao, per prendere parte alla ottava ripetizione delle esercitazioni “Mare Unito”. Una vasta “prova sperimentale” alla quale prendevano parte sette navi militari cinesi. L’anno precedente diverse migliaia di uomini dell’esercito cinese, comprendenti tutti i settori di terra, presero parte, insieme a grandi contingenti di truppe russe, alle esercitazioni congiunte Vostok 2018.




















