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| Giorgio Bongiovanni

Vogliono fermarlo! Puzza di potere marcio l'attacco contro Sigfrido Ranucci

Giorgio Bongiovanni
antimafiaduemila

"Che il governo di centro destra, il Potere passeggero che sta strattonando l'Italia, ce l'avesse, e a morte, con Ranucci, la sua compagnia e la sua intera squadra, possiamo definirla verità lapalissiana (...) Poi che succede? Che, mesi dopo l'attentato, saltano fuori quattro componenti del commando dinamitardo, saltano fuori le intercettazioni, e il povero cristo del lettore, o il povero cristo del telespettatore, non capiscono più nulla. Ma a sparigliare davvero tutte le carte, è l'ingresso in campo di Valter Lavitola, faccendiere di gran rinomanza, che dopo decenni di inchieste e scandali si scopre essere gran commensale di Ranucci. E qui, il vaso di Pandora si scoperchia".

Così ha scritto Saverio Lodato qualche settimana fa, commentando la notizia dell'arresto di Valter Lavitola, 60enne faccendiere implicato in varie vicende "grigie".

Per inquadrarlo basta ricordare il caso della casa di Monte Carlo che affondò la carriera politica di Gianfranco Fini; la compravendita di senatori per far cadere il governo Prodi; la tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi per il giro di escort alle cene eleganti; le tangenti per gli appalti a Panama; le truffe sui fondi per l'editoria e così via.

Tutte vicende giudiziarie che lo hanno visto implicato fino a giungere a questa sporca faccenda dell'attentato nei confronti del giornalista di Report Sigfrido Ranucci.

Il "vaso di Pandora" che vedo come giornalista di strada, "complottista" e "retorico" quale sono, è che in questa faccenda si sente sempre più forte l'odore degli apparati.

Quei servizi segreti che vogliono uccidere civilmente e professionalmente Sigfrido Ranucci in quanto persona e giornalista.

E al contempo si cerca di infangare Report, che in questi anni ha condotto fior fior di inchieste contro il potere e che resta uno degli ultimi spazi d’informazione libera nel servizio pubblico.
Invece la Rai, scegliendo di sospendere le repliche estive della trasmissione, ha mostrato un volto degno dell'inquisizione.

Nel mentre, giorno dopo giorno, va avanti l'operazione contro Sigfrido Ranucci.

Addirittura c’è chi, come la Presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo (la stessa che si è fatta fotografare con uno stragista e il busto del duce), così come aveva fatto intervenendo nel programma Rai “Filorosso”, ha suggerito riflessioni sul potenziamento della scorta per il conduttore, a suo parere “ormai non più necessario”.


bomba attentato ranucci 1

Quel che è evidente è che è in atto un progetto sopraffino con l'intento di abbattere in ogni modo il giornalista, impedendogli di fare il proprio lavoro (ha già iniziato Salvini a chiedere che "si prenda una pausa") e precludere anche eventuali "cambi di rete".

Se la Rai decidesse di licenziarlo potrebbe accasarsi a La7 o persino su Mediaset (anche se siamo certi che Ranucci rifiuterebbe qualsiasi tipo di avance della famiglia Berlusconi che imporrebbe veti su inchieste dedicate alla storia del padre).

Ma l'obiettivo di questa massiva e persistente campagna di linciaggio mediatico e politico, tra congetture e insinuazioni, è fare terra bruciata, trasformando la vittima nel beneficiario più o meno consapevole dell’attentato. Una cazzata assoluta.

La storia è ben diversa.

Possiamo dire con certezza che Ranucci e la sua famiglia sono vittime dell’attentato mafioso avvenuto a Pomezia il 16 ottobre. E' certo che quella bomba avrebbe anche potuto uccidere la figlia di Ranucci, passata di lì pochi attimi prima ed è folle che in questi tempi qualcuno abbia sostenuto che il giornalista fosse in qualche maniera consapevole di quel che stava accadendo, addirittura accettando il rischio di uccidere la propria figlia. Un'infamia degna di certa politica e certa carta stampata.

Ci ha pensato il Giudice delle indagini Preliminari a stabilire che “non è emerso alcun elemento… per ritenere che il giornalista fosse d’accordo con Lavitola; anzi le risultanze acquisite inducono a ritenere che il giornalista sia stato vittima della manipolazione dell’indagato, in ragione da un lato della raffinata astuzia di quest’ultimo, dall’altro del profondo legame tra i due… tanto da indurre la persona offesa ad avere quella reazione di… incredulità appena appresa l’incriminazione dell'amico”. Il gip esclude totalmente che Ranucci si sia fatto l'attentato da solo e conferma l'assoluta buona fede quando, dopo l'incriminazione di Lavitola, continuava ad essere incredulo che questi, entrato in rapporto con la sua famiglia, potesse averlo tradito fino a questo punto.

Perché Lavitola ha chiesto di compiere quell'attentato?

Non siamo per nulla convinti della storia della volontà di accrescere la popolarità del giornalista di Report, per poi spingerlo a candidarsi alle prossime elezioni politiche. E, come detto dal Gip Iole Moricca, che ha respinto la richiesta di attenuazione della misura cautelare avanzata dalla difesa, è ancora più “inverosimile e priva di riscontro” la versione fornita dall’indagato durante l’interrogatorio. Se da una parte aveva confermato l'ipotesi accusatoria della procura della Repubblica, come riferito dal suo legale Sergio Cola, “ha ammesso di essere stato il mandante dell'attentato, ha detto di averlo fatto per tutelare la incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo e fargli innalzare la scorta”.


bomba ranucci 3

Questa vicenda puzza. Puzza di servizi segreti che, come abbiamo ripetuto più volte, rispondono alla volontà "Atlantica" ed alla Cia.

Una presenza, quella dei servizi americani, che nel nostro Paese è esistente da sempre.

A tal proposito basti ricordare le dichiarazioni rese nel luglio 2005, durante la trasmissione “Next” di Rainews 24, dell’onorevole Giovanni Galloni, ex vicepresidente del CSM e vicesegretario vicario della Democrazia Cristiana nell'epoca in cui il Presidente della DC era l'on. Aldo Moro, di cui Galloni era in stretto rapporto di amicizia.

Nel suo intervento non solo fornì elementi di grande rilevanza relativi al rapimento e all'uccisione dello statista democristiano, rivelando l'esistenza di infiltrati della CIA e del Mossad all'interno delle Brigate Rosse, ma raccontò una confidenza del presidente Moro, il quale diede "per certo" che "i servizi segreti sia americani che israeliani hanno degli infiltrati all'interno delle BR". Aggiunse poi "che tale informazione non era mai stata data al Governo italiano imputando a tale mancata comunicazione il fatto di non avere mai potuto trovare i covi dei brigatisti né la prigione di Aldo Moro" mentre "quando le BR rapirono il generale Dozier, le prigioni furono ritrovate nel giro di 15 giorni".

Sempre in quell’intervista, Galloni sosteneva anche che "i servizi segreti italiani deviati erano deviati perché rispondevano - nel contesto della guerra fredda e del confronto tra i due blocchi - alla CIA e agli Stati Uniti più che alle autorità italiane", mentre gli USA agivano anche all'insaputa dei governi del nostro paese, tollerando o organizzando azioni illegali pur di impedire che i comunisti arrivassero al governo del paese, cosa che "avrebbe loro impedito di installare basi militari", causando agli USA danni incalcolabili.

A dimostrazione che quelle non fossero parole gettate al vento ricordo ai lettori quanto emerso sulle attività illegali della CIA nel nostro paese, su tutte, il rapimento nel 2003 a Milano dell'imam egiziano Abu Omar ed altri episodi collegati alla lotta contro il terrorismo.

Oggi scendono in campo con nuove operazioni sporche.

E’ assolutamente plausibile che i Servizi oggi possano aver chiesto a Lavitola di farsi un po' di galera dopo aver utilizzato la sua conoscenza/amicizia con Sigfrido Ranucci, per incastrarlo e fermarlo ad ogni costo.

Il motivo? Perché questi apparati temono che questo grande giornalista, con la sua squadra, possa andare avanti e squarciare il velo di Maya su quelle verità indicibili che il Potere nasconde.

E' in gioco l'interesse nazionale di un Paese, gli Stati Uniti d'America, che da sempre usa il suo Vassallo, l'Italia, per i propri giochi sporchi internazionali a livello politico ed economico. Per questo vogliono fermarlo!

Tutto finito? Per niente.

A questa sporca faccenda che puzza di servizi si aggiungono le ultime polemiche della destra fascista, purtroppo avallate da parenti di vittime della Mafia.

Perché la vicenda Ranucci viene usata come grimaldello per colpire anche chi lo difende. Basta vedere l’assurdo bailam generato dalle parole del direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio che nella sua solita rubrica del lunedì, “Ma mi faccia il piacere”, ha avuto l’ardire di ricordare con sarcasmo agli smemorati Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala, sulle colonne de Il Foglio sostenitori del fatto che “Falcone non avrebbe cenato con Lavitola”, che il magistrato palermitano “lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti”.
Subito si è detta “amareggiata” Maria Falcone (“È una frase che trovo indegna, un esempio di cattivo giornalismo, costruito sulla battuta anziché sulla verità dei fatti. Mio fratello non lavorava per il governo di Giulio Andreotti. Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano"). A seguire sono intervenuti la solita Chiara Colosimo (“Sono stata in silenzio fino ad oggi, ma adesso basta, si è raggiunto il limite. Ma davvero si può permettere al “più puro tra i direttori di un giornale” di insultare Falcone e la sua memoria in maniera così spudorata, solo per difendere un sodale giornalista utilizzando, tra l’altro, il suo stesso metodo? Non perdo tempo nemmeno ad entrare nel merito. Travaglio chieda scusa immediatamente”); il senatore di Fratelli d’Italia e capogruppo in Commissione antimafia Raoul Russo, la deputata di Forza Italia Rita dalla Chiesa ("Non posso accettare, come persona che quel periodo l'ha vissuto con grande dolore per tutto quello che stava vivendo il giudice Falcone, che il suo nome possa anche essere 'solo' associato a quello del governo Andreotti. Un forte abbraccio a Maria Falcone"); il leader di Italia Viva Matteo Renzi ("Paragonare Sigfrido Ranucci a Giovanni Falcone è impossibile a meno di non soffrire molto il caldo o essere Marco Travaglio. O, al limite, essere Sigfrido Ranucci. La mia solidarietà più totale a Maria Falcone, giustamente indignata per le frasi di Ranucci e Travaglio”); il solito senatore Maurizio Gasparri ("Non leggo mai Travaglio e non l'ho fatto neanche oggi ovviamente. Ma leggo le parole di Maria Falcone che tratteggiano il personaggio con una figura veramente deprecabile. Non c'era bisogno di questa sua ulteriore eresia. Ranucci si paragona a Falcone. Travaglio oltraggia Falcone”) ed altri membri più o meno autorevoli della politica di centrodestra.


bomba casa ranucci repubblica

La verità è che Marco Travaglio ha detto una cosa lapalissiana. Giovanni Falcone, che aveva certamente un grande rispetto delle istituzioni, aveva accettato l'incarico all'ufficio Affari Penali del Ministero di Grazia e Giustizia, sedendo accanto al ministro Martelli (che era chiacchierato già allora), all'interno del Governo del senatore Giulio Andreotti (che aveva rapporti con la mafia).
E' noto che Falcone, con grandissima intelligenza, utilizzò l'incarico in quel Governo di fatto spingendo Martelli a varare quelle norme antimafia che ancora oggi sono pietre miliari nel contrasto alle criminalità organizzate.
Travaglio con una sintesi estrema, non ha fatto che ricordare un dato di fatto.

I traditori ed i "Giuda" della memoria di Giovanni Falcone sono ben altri.

Al tempo vi erano quelli che esprimevano aspre critiche nei confronti del giudice per poi dichiararsi suoi amici dopo la sua morte.

Oggi i traditori trovano espressione in questo governo fascista amico di stragisti e mafiosi.

C’è uno schema perverso che viene adottato dalle “menti raffinatissime” (apparati, massonerie deviate, finanze mondiali) del nuovo millennio. Un’operazione sporca di attacchi mirati volti ad isolare, delegittimare, denigrare e, nell’ipotesi più estrema, eliminare tutti coloro che lottano per la ricerca della verità, per la giustizia, la libertà e la difesa dei diritti (siano magistrati, giornalisti, intellettuali, avvocati, politici, attivisti e così via). Operazioni che sembrano disgiunte tra loro, ma che hanno lo stesso filo logico.

Queste “menti raffinatissime” sanno che queste persone, nel loro insieme, sono un pericolo perché trascinano le masse e possono far capire agli italiani (elettori del presente e del futuro) come orientarsi per scegliere i propri rappresentanti e cambiare questo sistema fascista che sta portando l’Italia allo sfascio economico e anche alla guerra.

Hanno visto con il Referendum costituzionale che il popolo sa ascoltare. Per questo si è messa in moto questa nuova campagna. Hanno paura. E fanno bene.

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Foto di copertina © Imagoeconomica