
di Giorgio Bongiovanni
Papa Leone XIV sulle orme di Papa Francesco.
Abbiamo atteso mesi per assistere a una forte presa di posizione di Papa Leone XIV contro i deliri di onnipotenza del presidente degli Stati Uniti. Abbiamo sperato a lungo che si esprimesse con parole nitide contro il genocidio in Palestina, contro le aggressioni criminali all’Iran e al Venezuela, contro i fabbricanti di armi - tanto denunciati da Papa Francesco - o contro la cricca di pedofili dello scandalo Epstein. E invece nulla, nessun anatema: solo toni gracili e parole timide. Ma domenica Papa Leone XIV è finalmente uscito dal suo ritiro spirituale - per non dire letargo - e ha ruggito contro Donald Trump. Lo ha fatto con coraggio - e gliene diamo atto - in risposta a un post su Truth, la piattaforma social del presidente, in cui viene accusato di essere “debole sulla criminalità” e “terribile in politica estera”. “Non voglio - dichiara Trump - un Papa che pensa che l’Iran possa avere l’arma atomica; non voglio un Papa che pensa che sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che inviava massicce quantità di droga negli Stati Uniti e svuotava le proprie carceri mandando da noi assassini, spacciatori, killer. Non voglio un Papa che critica il presidente degli Stati Uniti perché sto facendo quello che avevo promesso di fare e per cui ho stravinto le elezioni”.
Uscite colme di risentimento che arrivano dopo il discorso della Domenica delle Palme, quando Papa Leone ha affermato che “Dio rifiuta le preghiere dei leader che scatenano guerre e hanno le mani piene di sangue”, definendo il conflitto in Iran “atroce”.
Trump, che nelle ultime ore ha pubblicato l’ennesimo insulto alla Chiesa cattolica raffigurandosi come Gesù Cristo mentre benedice i malati - con tanto di bandiera USA e caccia militari sullo sfondo - in un’immagine creata con l’IA (poi rimossa dal profilo), arriva ad attribuirsi persino un merito nell’elezione di Prevost: “Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua elezione è stata una sorpresa: è stato scelto dalla Chiesa solo perché americano, e perché hanno pensato che lui fosse il modo migliore per avere a che fare con il presidente Donald J. Trump. Se non fossi stato alla Casa Bianca, lui non sarebbe Papa”.
Le parole di Trump si commentano da sole: sono quelle di un pagliaccio al capolinea che si crede padrone del mondo. Ma la risposta del Pontefice, che si trovava in volo verso l’Algeria, non si è fatta attendere e, ai giornalisti, ha risposto sorridendo ma con determinazione: “Non ho paura dell’amministrazione Trump, né di proclamare a voce alta il messaggio del Vangelo, che è ciò che credo di dover fare qui. È per questo che la Chiesa esiste. Noi non siamo politici: non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva, ma come costruttori di pace”.
Il nocciolo della questione sollevata da Prevost - che già da missionario e cardinale non aveva risparmiato critiche a Donald Trump - è la guerra: “Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare con forza contro la guerra, per il dialogo e il multilateralismo”.
Il Pontefice è così diventato uno dei pochi leader in Occidente - insieme a Pedro Sánchez - ad opporsi all’arroganza del presidente degli Stati Uniti, ritrovandosi di fatto isolato, con il presidente spagnolo, di fronte alla moltitudine di insulti rabbiosi e infantili dell’uomo più potente della Terra. E sottolineiamo “isolato”, perché a sua difesa nessun altro leader europeo ha alzato un dito. Ci ha pensato l’Iran.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha condannato “l’insulto” rivolto a Leone XIV “a nome della grande nazione dell’Iran”, dichiarando inoltre che “la profanazione di Gesù, profeta di pace e fratellanza, non è accettabile per nessuna persona libera”. Una grande lezione di etica e fratellanza tra popoli e religioni, che la “madre cristiana” Giorgia Meloni ha tardato a dimostrare, se non dopo essere stata sollecitata dalle opposizioni: “Trovo inaccettabili le parole del presidente Trump nei confronti del Santo Padre”.
Fino a domenica scorsa, Papa Leone - fedele alla tradizione della Santa Sede - aveva evitato di nominare specificamente Trump nei suoi discorsi ai fedeli. Evidentemente, l’aggravarsi della crisi in Medio Oriente e i continui richiami del presidente USA a una “guerra santa”, benedetta nello Studio Ovale da un gruppo di pastori evangelici, devono aver indignato - e non poco - il capo della Chiesa cattolica.
Speriamo che Leone XIV continui a schierarsi apertamente contro i guerrafondai, come fece il suo predecessore (la prossima settimana ricorrerà un anno dalla sua scomparsa). Bergoglio, non dimentichiamolo, aveva definito “non cristiano” il modo di agire di Trump: praticamente una scomunica ante litteram. Al coraggio di Papa Francesco Papa Leone XIV non è ancora arrivato, ma confidiamo che sia finalmente sulla buona strada: quella del Vangelo, che da duemila anni abbraccia gli ultimi e condanna i potenti e i prepotenti ed è solidale con i giusti.
Elaborazione grafica by Paolo Bassani
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