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| Giorgio Bongiovanni

VIDEO - Sull'orlo dell'abisso: l'Europa vuole entrare in guerra contro la Russia

Berlino, Londra e Bruxelles accelerano su armi, droni e attacchi a lungo raggio. Mosca risponde con minacce sempre più esplicite e l’Europa si avvicina al punto di non ritorno

Giorgio Bongiovanni e Francesco Ciotti
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Una notizia che, come un fulmine a ciel sereno, ha scosso la compagine militaresca della coalizione russofoba europea. Ieri, il partito di estrema destra tedesco AfD ha ottenuto una vittoria storica nelle elezioni regionali della Sassonia-Anhalt, arrivando attorno al 44-45% dei voti e conquistando 39 seggi su 83.

Un evento che non ha precedenti nella storia della Germania del dopoguerra. Sintomatico il fatto che la linea dell'AfD sia nettamente favorevole a un riavvicinamento politico ed economico con Mosca, riportando il Paese ai fasti dell’energia a buon mercato. Il partito chiede lo stop agli invii di armi e a nuovi pacchetti di aiuto militare tedesco per l'Ucraina, punta a un ritorno delle importazioni di energia russa a basso costo, in particolare gas, avendo anche sostenuto la riapertura dei gasdotti Nord Stream, e a negoziati per porre fine alla guerra, con una linea che tende a rifiutare l'ingresso dell'Ucraina sia nella NATO sia nell'UE. Il partito propone infine un rafforzamento dei rapporti culturali ed economici con la Russia: nel programma regionale della Sassonia-Anhalt l'AfD propone persino di ampliare l'insegnamento del russo nelle scuole.

Diciamolo chiaramente, se tutta la destra fascista sale in Europa è un grave rischio per le nuove generazioni, un grave rischio per le democrazie europee, un grave rischio di una nuova infezione di razzismo, xenofobia e intolleranza pronta a diffondersi nell’intero continente.

È deprimente – verrebbe da aggiungere – constatare come le uniche forze politiche che tengono alla pace, alla sopravvivenza dei nostri popoli appartengano oggi ai movimenti più reazionari ed estremisti. Ma la situazione di estrema gravità a cui ci stanno conducendo i leader europei ci riporta agli istinti più bassi dell’anima collettiva dei popoli.

Gli attuali criminali al potere della Germania e dell'Inghilterra, con il tacito consenso dell'amministrazione americana ci stanno portando nell'abisso. In questo giornale abbiamo pubblicato l'intervista al numero uno della tv russa, Vladimir Solovyov, il quale spiega chiaramente che se Mosca viene attaccata il mondo finirà.

“Il nostro concetto di attacco nucleare, non è mai un attacco preventivo. È sempre una risposta. Ma questo significa che il mondo sarà distrutto con il nostro contrattacco”, ha dichiarato con glaciale fermezza alla TV svizzera, descrivendo questo scenario come inevitabile di fronte alle azioni dei leader europei.

"È l'unico modo per farvi ascoltare. Non capite. Voi avete iniziato nel 2022, la Germania ha iniziato con: 'Mandiamo aiuti medici'. E guardate cosa sta succedendo ora. I carri armati tedeschi", ha continuato Soloyev, descrivendo uno scenario apocalittico che rappresenta “un suicidio per la Russia. Innanzitutto, è estremamente pragmatico. Ci sono diversi modi di usare le bombe nucleari. E ci sono diversi tipi di bombe nucleari. Se usiamo bombe nucleari tattiche, questo porterà solo al fatto che l'Europa soffrirà gravemente".

"Non c'è nessuno in Occidente con il cervello sufficiente per valutare tutti i rischi. Pensano che la Russia stia bluffando. Non capiscono il nostro presidente. Non capiscono i nostri militari. Non capiscono il popolo russo", ha concluso con amarezza il giornalista russo.

Ebbene, i nostri governanti dell'Unione Europea, parliamo in particolare del primo ministro inglese Andy Burnham, del cancelliere tedesco Friedrich Merz, del presidente francese Emmanuel Macron, sono dei folli e, paradossalmente, rasentano la stessa follia di Hitler che ha portato il mondo alla Seconda Guerra Mondiale, con la differenza che, ancora, non c'erano le armi nucleari, sono arrivate alla fine con Hiroshima e Nagasaki.

Ora che il mondo è pieno di testate atomiche, questi leader guerrafondai, con il tacito consenso stupido dell'Italia, vogliono riportare il mondo in guerra con la Terza Guerra Mondiale.

Non si tratta di nostre esagerazioni o iperboli giornalistiche. I macellai alla guida del mattatoio europeo sono disposti a mettere a rischio le nostre vite pur di raggiungere i loro obiettivi strategici.

In un intervento pubblicato su The Economist, il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha espresso senza vergogna la tesi secondo cui l'Europa, per evitare una catastrofe nucleare in futuro, deve oggi muoversi verso una situazione che comporta un rischio nucleare! A suo parere, controllare la Russia richiede non negoziazioni, ma un aumento della pressione militare e un rifiuto del dialogo. "La verità scomoda è che l'Europa dovrà accettare un rischio maggiore nel breve termine per evitare pericoli molto più gravi in ​​futuro. Il nostro obiettivo non può essere solo quello di prevenire l'escalation".

Nel suo discorso, Sikorski ha messo addirittura in guardia l'Unione Europea dalla tentazione di avviare trattative premature con Mosca, sostenendo che le aperture diplomatiche in questa fase rischino di sortire l'effetto opposto a quello sperato: "Coloro che invocano la ripresa del dialogo politico potrebbero sperare che le discussioni alla fine riducano le tensioni. A lungo termine, è vero il contrario." Per il ministro, una deterrenza credibile e una pressione costante rappresentano l'unica alternativa a future crisi strategiche.

Non si tratta certo di una voce fuori dal coro. Questa è la dottrina suicida che domina l'operato politico dei nostri leader europei.

Lo ha detto esplicitamente il Primo Ministro finlandese Alexander Stubb: "la pressione sulla Russia deve continuare ed essere intensificata" nella speranza che, attraverso gli attacchi continui alle infrastrutture strategiche della Russia, la popolazione ad un certo punto si “ribelli” a Putin.

Ormai il cammino è stato tracciato dal grande Moloch del deep-state che ha già dirottato il futuro europeo verso un binario morto. Il piano Readiness 2030 ha già mobilitato 800 miliardi di euro in vista di una piena prontezza militare entro il 2030.

I vertici militari sono tutti allineati. Il ministro della difesa tedesco Boris Pistorius ha dichiarato a più riprese che le forze armate russe si stanno riorganizzando ed espandendo la produzione bellica a ritmi tali da poter costituire una minaccia diretta contro un paese NATO tra il 2028 e il 2029-2030.

 Il capo di Stato Maggiore della Difesa francese, Generale Fabien Mandon, durante il Congresso dei Sindaci francesi a Parigi, era stato molto più esplicito.

"Se il nostro Paese sussulta perché non è disposto ad accettare di perdere i propri figli, perché soffre economicamente, perché la priorità andrà alla produzione della difesa, allora siamo a rischio".

Gli aveva fatto eco, in quegli stessi giorni, il Capo di Stato Maggiore della Difesa (Chief of the Defence Staff) del Regno Unito Sir Richard Knighton, aggiungendo che molto presto "più famiglie (avrebbero conosciuto -ndr) cosa significa il sacrificio per la nostra nazione”.

Tutti si sono detti convinti che anche dopo la fine della guerra Mosca avrebbe rappresentato una minaccia a lungo termine - concetto ribadito al recente vertice di Ankara dei primi di luglio - e sarebbe divenuta ancora più minacciosa una volta firmata la pace.

Peccato che si contraddicano anche tra loro e capiti ad esempio che il Comandante Supremo Alleato in Europa, generale Alexus Grynkewich, si lasci sfuggire che "la Russia non cerca un conflitto" poiché "comprende il concetto di alleanza difensiva".

Ma gli investimenti nel complesso militare industriale sono oramai in corso d'opera ed è necessario che i futuri arsenali che riempiranno i magazzini non saranno lasciati ad impolverare inutilmente.

Per questo la nuova dottrina bellicista europea implica il sabotaggio di ogni possibile accordo di pace in divenire. Anche a questa condotta criminale abbiamo dovuto assistere in questi mesi.

Secondo quanto riferito da BBC e ABC News, al vertice del 15 agosto 2025 Putin aveva proposto il ritiro delle forze ucraine dalle regioni di Donetsk e Lugansk in cambio della cessazione delle ostilità, con il territorio occupato configurato come "zona demilitarizzata" sotto controllo russo. Sul tavolo figuravano anche il veto definitivo all'ingresso dell'Ucraina nella NATO, la riduzione del potenziale militare di Kiev e la questione delle elezioni ucraine come premessa a qualsiasi firma.

Tuttavia è intervenuta immediatamente la coalizione dei volenterosi a remare contro il protocollo d'intesa, sostenendo le posizioni massimaliste di Kiev.

A questo è servito il sedicesimo incontro degli stessi tenutosi nei giorni scorsi a Parigi. Al tavolo si sono seduti rappresentanti di trentasette paesi membri tra cui il presidente ucraino Zelensky, in un vertice che i co-presidenti hanno definito orientato a tre obiettivi precisi: accelerare il sostegno militare a Kiev, aumentare la pressione su Mosca affinché accetti un cessate il fuoco in grado di portare le truppe NATO direttamente sul terreno. Condizioni che per Mosca rappresentano linee rosse inaccettabili.

Ed ecco che ora si punta con la massima forza in attacchi contro il territorio russo sempre più violenti ed incisivi.

Danni alla logistica russa

Negli ultimi mesi la campagna dei droni a lungo raggio ha colpito nodi della filiera del carburante di Mosca: raffinerie, depositi, oleodotti e infrastrutture portuali o di esportazione. L’effetto logistico più importante non è necessariamente la distruzione completa di un impianto, ma la perdita temporanea di unità critiche, l’obbligo di deviare greggio e prodotti raffinati, l’aumento dei tempi di riparazione e la necessità di proteggere una rete molto estesa.

È un'inchiesta del Sunday Times a rivelare che sono stati proprio droni britannici, ad essere impiegati contro raffinerie di petrolio russe nei pressi di Mosca, a Yaroslavl, a Volgograd e nell'area di Belgorod, nel quadro di una campagna ucraina più ampia che ha danneggiato circa un terzo della capacità di raffinazione del paese. Una fonte militare britannica ha confermato alla BBC che i droni del Regno Unito sono stati usati anche contro magazzini del rivenditore online Wildberries, in attacchi che avrebbero causato danni economici stimati in oltre 35 miliardi di sterline, circa 41 miliardi di euro.

Un’analisi riportata nel luglio 2026 ha stimato almeno 16 raffinerie russe colpite tra gennaio e maggio 2026 e una capacità temporaneamente indisponibile di circa 700.000 barili al giorno in diversi momenti. La stessa fonte sottolinea che i dati russi sulla produzione sono diventati meno trasparenti, rendendo necessarie triangolazioni con immagini satellitari, fonti industriali e calcoli di agenzie di stampa.

Zelensky ora minaccia l'aviazione civile

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un avvertimento diretto a tutte le compagnie aeree, alle società assicurative e a chiunque continui a utilizzare i principali aeroporti russi, sostenendo che lo spazio aereo della Federazione Russa sta diventando "estremamente pericoloso". Una dichiarazione arrivata durante il consueto discorso serale del capo dello Stato agli ucraini, in un momento in cui Kiev ha intensificato in modo massiccio l'uso di droni a lungo raggio contro il territorio russo.

Il leader ucraino ha inoltre precisato in modo sibillino che l'obiettivo dichiarato non è colpire vittime innocenti, avvertendo con sufficiente anticipo chiunque operi nello spazio aereo russo. 

"I droni nei cieli russi saranno talmente numerosi che varrà la pena prestarvi attenzione. Sebbene le autorità russe non lo stiano comunicando in modo adeguato, i cieli russi saranno di fatto chiusi: la guerra scatenata dalla Russia sta chiudendo i suoi cieli", ha dichiarato il presidente, ribadendo che la responsabilità della situazione risale, a suo dire, alla decisione russa di avviare il conflitto.

Mosca minaccia rappresaglia in Europa. Putin: chi ci trascina giù riceverà un "pugno sui denti"

La risposta russa, ovviamente, non si è fatta attendere. Commentando la dichiarazione del leader ucraino al termine del vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a Bishkek, il presidente Vladimir Putin ha definito le minacce ucraine allo spazio aereo russo un "atto di terrorismo di Stato," promettendo che Mosca "troverà un modo per rispondere" se Kiev tentasse di metterle in pratica. Il tono della dichiarazione carica di tensione, pronunciata davanti alla stampa internazionale, ha segnato uno dei momenti più netti della conferenza post-vertice.

"Se qualcuno cerca di trascinarci giù nella catena alimentare e divorarci, potrebbe anche beccarsi un pugno sui denti", ha poi sottolineato Putin, lanciando un messaggio chiaro ai referenti della leadership ucraina.  Il presidente ha inoltre collegato la vicenda a una serie di episodi precedenti, ricordando che "il nemico aveva precedentemente dichiarato l'obiettivo di paralizzare l'economia russa," citando in particolare gli attacchi alle navi nel Mar Nero avvenuti a partire da giugno, che secondo Mosca avrebbero causato danni a circa cento imbarcazioni e la morte di alcuni marinai.

"Avete notato il sequestro di navi civili, gli attacchi contro navi mercantili civili e, inoltre, abbiamo ora sentito minacce di attacchi contro aerei civili. Questa è, ovviamente, una manifestazione di terrorismo di Stato. E certamente complica la possibilità di condurre colloqui di pace bilaterali", ha poi ribadito durante la sessione plenaria del Forum economico orientale.

Secondo il leader russo, gli alleati occidentali dell'Ucraina, rimanendo in silenzio sulle azioni di Kiev, si stanno rendendo complici del terrorismo internazionale: "Coloro che tacciono, coloro che non prestano attenzione a questo [il sequestro di navi civili, gli attacchi contro di esse e le minacce di attaccare aerei civili] - intendo, prima di tutto, gli alleati occidentali dell'Ucraina - diventano complici del terrorismo internazionale. Come altro si può interpretare la situazione?"

Altre figure della leadership russa ora lanciano minacce più esplicite. Risale a pochi giorni fa l'avvertimento nei confronti di Londra della portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, durante il tradizionale briefing settimanale a Mosca:

“Visti gli attacchi dell'Ucraina con armi britanniche, Mosca ha tutto il diritto di attaccare le installazioni militari britanniche", ha dichiarato la portavoce durante il briefing.

Non è più dunque solo Solovyev ad evocare una rappresaglia russa questa volta diretta contro il vecchio continente!


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Gli UAV europei che colpiscono in profondità la Russia

Come già accennato dal Sunday Times, è Londra ad essere la capofila occidentale quando si tratta di sostenere lo sforzo bellico contro Mosca: il Regno Unito che ha un obiettivo ufficiale di 150.000 droni da consegnare nel 2026; i Paesi Bassi hanno contrattualizzato la produzione di 600.000 droni ucraini; la Germania ha annunciato programmi per almeno 65.000 UAV aggiuntivi tra 15.000 Strila e 50.000 Shrike, oltre a centinaia di droni già elencati come consegnati; Lettonia e Lituania hanno dichiarato rispettivamente circa 5.000 e 4.500 droni in specifici pacchetti nazionali, mentre la Drone Coalition (Danimarca, Estonia, Francia, Italia, Polonia, Svezia, Norvegia, Repubblica Ceca, Belgio, Lussemburgo, Spagna) ha fissato un obiettivo storico di 1 milione di FPV e ha finanziato l’invio di lotti come quello da 30.000 UAV, con 12.000 di fabbricazione lettone.

Abbiamo poi il piano di cooperazione industriale (drone-deal) che fa capo al programma complessivo Ukraine Support Loan da 90 miliardi di euro, comprensivo di un ulteriore stanziamento da 1 miliardo di euro e di una prima quota specifica per i droni quantificata in circa 6 miliardi di euro.

La componente industriale europea coinvolge attori di primo piano attraverso joint venture, licenze produttive e canali bilaterali intergovernativi.

In Germania realtà come Quantum Systems collaborano con Frontline Robotics, WIY Drones ed i programmi SkyFall per la ricognizione, gli intercettori e la produzione congiunta, mentre Berlino definisce un'intesa bilaterale estesa a droni, missili e software. Sul fronte polacco, WB Group opera congiuntamente a PGZ come membro fondatore dell'alleanza per ampliare la produzione nazionale e l'integrazione dei sistemi.

La Francia presidia il comparto con Delair e MBDA, esplorando l'evoluzione legale e industriale delle licenze per la fabbricazione del missile SCALP nel territorio ucraino. Nei Paesi Bassi, Destinus sviluppa la linea di droni a lungo raggio Ruta e prepara una joint venture con Rheinmetall nell'ambito di specifici accordi bilaterali con Kyiv.

Nel quadrante nordico e baltico, la danese Terma figura tra i fondatori focalizzandosi su sistemi anti-drone ed elettronica, mentre Estonia, Lettonia e Lituania portano avanti accordi bilaterali per la co-produzione locale, l'addestramento e la difesa dello spazio aereo sfruttando l'esperienza operativa ucraina, con estensioni in preparazione anche verso Norvegia e Finlandia. Il gruppo dei fondatori comprende infine l'italiana Fincantieri per l'integrazione navale senza pilota, la spagnola Indra per la sensoristica ed i sistemi di comando e controllo, e la croata ORQA quale specialista nei sistemi FPV.

La questione missilistica

Come se ciò non bastasse, pochi giorni fa, il governo britannico ha autorizzato l'azienda MBDA a “declassificare le informazioni sui componenti di fabbricazione britannica dello Scalp”, la versione francese dello Storm Shadow. La Francia aveva già ceduto a luglio i progetti dello Scalp-EG dentro un accordo di difesa più ampio, mancava la parte britannica, arrivata pochi giorni fa. L'obiettivo dichiarato sarebbe “permettere ai francesi e agli ucraini di aprire linee di assemblaggio del missile in territorio ucraino”.

Una vicenda che "incarna perfettamente il coinvolgimento di Londra nel conflitto ucraino", ha affermato Zakharova. Secondo la portavoce, il Regno Unito ha fatto tutto il possibile per evitare domande sull'utilizzo di questi missili, ma a un certo punto "il loro impiego è diventato evidente".

Il dispiegamento di un battaglione d’artiglieria ai confini con la Russia

Come se le provocazioni non fossero già abbastanza, nelle ultime ore, l'ambasciatore russo a Oslo, Nikolay Korchunov, ha rivelato che la Norvegia ha già collocato un battaglione di artiglieria composto da quattro obici semoventi K9 Vidar, versione norvegese del sudcoreano K9 Thunder, nella contea settentrionale del Finnmark, a diretto contatto con il confine russo lungo 198 chilometri. Si tratta del primo nucleo di fuoco assegnato alla Brigata Finnmark, unità costituita nell'agosto 2025 e finora impiegata quasi esclusivamente in compiti di sorveglianza e pattugliamento del confine. Secondo il diplomatico, il programma prevede l'arrivo di altri 24 sistemi entro la fine del 2028, che porteranno la flotta complessiva norvegese di K9 a 52 unità, per un investimento complessivo superiore ai 500 milioni di dollari stanziato con il contratto firmato da Hanwha Aerospace nel settembre 2025.

Gli obici hanno una gittata dichiarata di oltre 40 chilometri con le munizioni convenzionali, ma Oslo punta a estenderla fino a 120 chilometri introducendo proiettili a propulsione ramjet, un salto tecnologico che trasformerebbe un'unità nata per la difesa locale in uno strumento capace di colpire ben oltre la linea di confine. A completare il potenziamento arriverà, entro il 2030, il sistema lanciarazzi multiplo sudcoreano K239 Chunmoo, con 16 lanciatori e missili dalla gittata fino a 500 chilometri, secondo quanto riferito da Korchunov.

L'ambasciatore ha inoltre anticipato la creazione di un secondo battaglione di artiglieria nella contea di Troms, più a sud ma comunque nell'estremo nord norvegese, la cui collocazione porterebbe entro il raggio di tiro la Flotta del Nord russa e le installazioni strategiche della penisola di Kola, cuore del deterrente nucleare marittimo di Mosca. Per la Norvegia l'obiettivo dichiarato non è acquisire una capacità offensiva contro i siti strategici russi, ma disporre di un tempo sufficiente a rallentare un'eventuale avanzata e permettere l'arrivo dei rinforzi alleati della NATO.

Da Mosca la risposta è arrivata per bocca del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che ha definito il rafforzamento militare norvegese una minaccia diretta alla sicurezza russa, annunciando che il ministero della Difesa e le altre agenzie competenti stanno già lavorando a contromisure. Il Cremlino inquadra questo sviluppo nella cornice più ampia dell'attività NATO lungo i confini occidentali della Russia, che l'Alleanza definisce deterrenza e che Mosca considera invece una crescente pressione militare ai propri confini.

Crisi diplomatica con Berlino. Il false-flag del drone russo. Lavrov: Merz ci sta dichiarando guerra

Parallelamente alla vicenda dello spazio aereo, negli ultimi giorni si è consumata una netta escalation diplomatica tra Mosca e Berlino. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha annunciato ieri la chiusura del Consolato Generale russo di Bonn, l'ultima sede consolare russa ancora operativa in Germania dopo le chiusure di Amburgo, Lipsia, Monaco di Baviera e Francoforte disposte alla fine del 2023. La chiusura diventerà effettiva dal 18 settembre, riducendo la rappresentanza diplomatica russa in Germania alla sola ambasciata di Berlino, dotata di sezione consolare.

Alla misura si è accompagnato un forte inasprimento dei controlli di sicurezza alle frontiere per i cittadini russi e l'avvio della procedura per rescindere l'accordo relativo alla Casa Russa di Berlino, sospettata secondo le autorità tedesche di fungere da base logistica per attività di intelligence. Il governo tedesco ha collegato queste decisioni al recente allarme scattato all'aeroporto di Lipsia/Halle, dove il personale di terra ha individuato un drone con una carica esplosiva non identificata, episodio preceduto da una quasi collisione tra un cargo DHL e un velivolo senza pilota non autorizzato.

Prove di una fantomatica matrice russa? Nemmeno una ovviamente. La vicenda raccontata in pompa magna dai media nazionali rasenta il ridicolo. Il velivolo senza pilota avrebbe trasportato un ordigno esplosivo, rimasto inesploso a causa di un detonatore difettoso. Tuttavia, la dinamica descritta risulta difficile da conciliare con l’impiego tipico di un drone d’attacco, che normalmente viene diretto contro il bersaglio e detona all’impatto, anziché finire integro e “parcheggiato” nelle sue immediate vicinanze.

A rendere ancora più opaca la vicenda è il riferimento a due persone in possesso di passaporto russo. Di loro, però, non sarebbero stati diffusi nomi, ruoli, eventuali collegamenti operativi né altri elementi verificabili. Allo stesso modo, al momento non emergerebbero prove pubbliche sufficienti a ricostruire con precisione l’accaduto o ad attribuirne con certezza la responsabilità.

L'importante è che l'effetto scenico garantisca il giusto favore popolare alle recenti esternazioni del cancelliere tedesco cancelliere Friedrich Merz: "Qual è il vantaggio di un assegno familiare, anche se molto generoso, se perdiamo la libertà e la pace in Europa è a rischio?", ha dichiarato in toni sibillini alla tv ARD, come se la pace non fosse a rischio proprio a causa della progressiva militarizzazione europea!

Nonostante la gravità di quanto accaduto, Berlino ha scelto per il momento di non attivare le consultazioni formali previste dall'articolo 4 del Trattato Nord Atlantico che non si applica ancora alla propaganda per fortuna.

Nel mentre, i diplomatici di Mosca hanno respinto ogni addebito circa la conduzione di presunte operazioni ibride sul suolo tedesco, definendo le accuse come un'ondata di isteria orchestrata per assecondare i vertici del governo di Kiev e le componenti più intransigenti dell'establishment europeo.

Ma il dado ormai è tratto. Merz lo aveva già annunciato l'anno scorso. "Il governo federale fornirà tutte le risorse finanziarie necessarie alla Bundeswehr per diventare l'esercito convenzionale più forte d'Europa", aveva dichiarato, citato da Politico. "Questo è più che appropriato per il Paese più popoloso ed economicamente più forte d'Europa. Anche i nostri amici e partner si aspettano questo da noi, anzi, lo stanno addirittura esigendo".

È evidente come Berlino, un tempo ai vertici della locomotiva economica europea ora cerchi di risollevarsi dalla progressiva decadenza - innescata dalla scissione con i legami energetici con Mosca - attraverso la militarizzazione, la propaganda e infine la guerra.

La stessa industria automobilistica, un tempo fiore all’occhiello della Germania, si appresta ad essere riconvertita al settore militare.

Basti pensare allo stabilimento Volkswagen di Osnabrück, in Bassa Sassonia, dove la produzione della T-Roc Cabriolet dovrebbe terminare nell’estate del 2027. Volkswagen sta valutando diverse destinazioni per il sito, che occupa circa 2.300 lavoratori, e avrebbe avviato colloqui con Rafael Advanced Defense Systems per produrre componenti destinati al sistema israeliano di difesa aerea Iron Dome. L’ipotesi riguarderebbe veicoli pesanti per il trasporto dei missili, sistemi di lancio, generatori e altri apparati di supporto, ma non la fabbricazione diretta dei missili intercettori. L’azienda tedesca, inoltre, continua a negare l’intenzione di produrre direttamente armi e sottolinea che non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva sul futuro dello stabilimento.

Un progetto analogo riguarda lo stabilimento Mercedes-Benz di Ludwigsfelde, nei pressi di Berlino, dove vengono assemblati telai e versioni del furgone Sprinter. Mercedes prevede di trasferire gradualmente questa produzione nello stabilimento polacco di Jawor entro il 2030, aprendo la strada a un possibile riutilizzo dell’impianto. Il gruppo franco-tedesco KNDS, produttore di sistemi corazzati, starebbe negoziando con Mercedes l’utilizzo o l’acquisizione del sito per fabbricarvi veicoli militari Boxer. Nella fase iniziale, lo stabilimento potrebbe produrre contemporaneamente furgoni civili e mezzi corazzati, mentre in seguito una parte significativa dei circa 2.000 dipendenti potrebbe passare alle dipendenze di KNDS.

La trasformazione ha preso avvio con il fondo speciale (Sondervermögen) da 100 miliardi di euro approvato nel 2022, concepito per colmare le carenze strutturali della Bundeswehr. Con il progressivo esaurimento di questo veicolo finanziario, Berlino ha trasferito il peso degli investimenti sul bilancio ordinario della difesa, portando la spesa a 108,2 miliardi di euro nel 2026, suddivisi tra circa 82,7 miliardi a carico del bilancio base e 25,5 miliardi attinti dalle ultime quote del fondo speciale.

Per il 2027 lo stanziamento del bilancio ordinario sale a quasi 110 miliardi di euro. Conteggiando anche gli aiuti per l'Ucraina stimati in circa 11,5 miliardi e le spese collegate, la spesa totale tedesca per la difesa tocca la soglia dei 150 miliardi di euro annui, assorbendo circa un quarto dell'intero bilancio pubblico federale.

"Le attuali autorità tedesche stanno tornando alle usanze naziste dei loro predecessori, dimenticando apparentemente di aver perso la Seconda Guerra Mondiale", ha commentato in tono fulminante il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo Dmitry Medvedev in risposta anche alle recenti sanzioni tedesche, durante la sua visita nel Distretto Federale Siberiano.

Ma la diplomazia russa, questa volta ha usato toni ancora più infuocati del vicepresidente russo.

“Merz ci sta dichiarando guerra”, ha poi dichiarato in tono cupo e funereo il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, descrivendo ormai lo scontro con la Germania con parole che fino a poco tempo fa sarebbero state impensabili tra Mosca e Berlino.

"Quando il cancelliere Merz ha detto che avrebbe reso la Germania di nuovo la principale potenza militare in Europa, che l'avrebbe resa di nuovo la principale potenza militare, sono rimasto semplicemente sbalordito, perché se quest'uomo non capisce cosa significhi la parola 'di nuovo' in questo contesto, allora questo è, ovviamente, molto triste", ha poi commentato Lavrov, intervenuto al Forum economico orientale.

La postura offensiva di Berlino non si esaurisce qui ovviamente. L’ambasciata russa a Berlino ha avvertito che i siti di dispiegamento dei sistemi missilistici a lungo raggio che la Germania intende realizzare potrebbero diventare obiettivi militari legittimi della Russia qualora fossero schierati contro Mosca.

Londra e Berlino avevano già annunciato nel 2024, nell’ambito della cooperazione bilaterale, lo sviluppo di una nuova capacità convenzionale di attacco di precisione a lungo raggio con gittata superiore a 2.000 km.  L’obiettivo è disporre di un’arma europea capace di minacciare in profondità obiettivi militari avversari: centri di comando, basi aeree, depositi logistici, infrastrutture missilistiche, radar e difese aeree. La motivazione strategica è colmare una lacuna europea rispetto agli arsenali russi e alla dipendenza NATO dagli Stati Uniti per sistemi quali Tomahawk e armi ipersoniche.

Ma la tabella di marcia per il dispiegamento di sistemi a lunga gittata è già allo stadio avanzato.

Come annunciato da Merz lo scorso 9 luglio, Berlino ha ottenuto dagli Stati Uniti l’approvazione politica per acquistare missili da crociera Tomahawk e lanciatori terrestri Typhon, con l’intenzione di schierarli sul proprio territorio.

Di fatto, il conto alla rovescia è già iniziato da tempo per la rottura definitiva delle relazioni diplomatiche.

Roma passivamente in asse con Berlino e Londra

E l'Italia? Continua, come sempre a seguire il gregge verso il burrone dell’abisso, senza mostrare più la minima iniziativa diplomatica. Negli scorsi giorni, nostro Parlamento ha ancora rinnovato l'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari fino al 31 dicembre 2026.

Mykhailo Fedorov, figura associata alla trasformazione digitale ucraina e all’innovazione bellica basata su droni, software e dati di campo, è stato proposto in precedenza da Volodymyr Zelensky come ministro della Difesa e ha effettivamente guidato per alcuni mesi il dicastero prima del rimpasto di governo. Il Parlamento ucraino ha poi nominato Yevhenii Khmara alla Difesa il 19 agosto.

Dopo l’uscita dal governo di Kiev, Fedorov ha accettato l’incarico di consigliere del ministro italiano Guido Crosetto per l’innovazione nella Difesa. L’attività dovrebbe essere gratuita, esterna alla struttura ministeriale e senza trasferimento stabile in Italia: Fedorov continuerà a vivere e lavorare a Kiev. Il suo compito dichiarato è aiutare l’Italia nell’adozione di tecnologie per la guerra moderna, nel rafforzamento industriale della difesa e nell’adattamento alle nuove minacce.

Il significato politico è rilevante: Roma cerca di usare il patrimonio operativo maturato dall’Ucraina in oltre quattro anni di conflitto, soprattutto nell’impiego massiccio di UAV economici, guerra elettronica, reti digitali di comando e controllo, sistemi autonomi e difesa contro droni.

Leonardo ha avviato una presenza diretta nel Paese con “Leonardo Ukraine”. L’azienda punta a collaborare su droni, sistemi di sorveglianza e impiego dei dati raccolti in combattimento, inclusi gli sviluppi dell’intelligenza artificiale applicata alla difesa. Per Leonardo, l’Ucraina rappresenta dunque un banco di prova unico con un inventario di vittime sacrificabili ancora inesauribile: consente di confrontare tecnologie occidentali con un ambiente operativo reale, caratterizzato da attacchi aerei continui, guerra elettronica intensa, uso pervasivo di droni FPV e rapidi cicli di adattamento tra offensiva e difesa. 

Conclusioni

Se i leader europei saranno disposti a proseguire su questa strada suicida, questa volta il mondo finirà e la responsabilità non ricadrà solo sulla Russia che darà seguito alle sue rappresaglie, ma cadrà su di noi. Perché con arroganza, con ego, con supponenza, di nuovo vogliamo conquistare la Russia che è inconquistabile.

Il problema non è nemmeno più avere ragione o torto. Perché possiamo anche avere ragione a criticare politicamente su Putin, ma il problema è essere pragmatici. Con la Russia devi solo negoziare, perché è la nazione più potente con le armi nucleari che può distruggere il mondo.

Ammesso e non concesso che la nostra analisi sia corretta, quanto valgono i nostri principi che noi stessi abbiamo violato sistematicamente negli ultimi decenni, con la prosecuzione della vita sulla terra?

Cosa vogliamo fare? Fare si che il mondo venga distrutto dalle armi nucleari russe e quindi anche americane, inglesi, francesi? Perché la Russia le utilizzerà.

Abbiamo sentito Putin, i vari Soloyev, Lavrov, i portavoce Peskov....Dicono la stessa cosa: ‘attaccate la Russia e noi distruggeremo il mondo’. Quindi cari guerrafondai che cosa andate a raccontare ai vostri nipotini, se ne avete?

La novità non è che noi siamo con la Russia. La novità è che noi vogliamo vivere. Punto. Vogliamo far vivere i nostri figli. E quindi possiamo anche avere tutte le ragioni a favore o contro la Russia, ma bisogna negoziare.  Dobbiamo farlo e basta, perché altrimenti la Russia trascinerà il mondo nel baratro nucleare.

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