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| Giorgio Bongiovanni

Strage Falcone. Sulla Rai la vergogna d'Italia con i fascisti di Stato

Giorgio Bongiovanni

Senso di vergogna. E' quel che si prova, trentaquattro anni dopo la strage di Capaci (che costò la vita a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo ed i ragazzi della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani) assistendo allo scempio della memoria andato in scena sulla Rai, in diretta da palazzo Jung. 

Le commemorazioni ufficiali, con la Fondazione Falcone protagonista assoluta, diventano un inno all'ipocrisia con la presenza sul palco, o tra gli ospiti, di indegni rappresentanti istituzionali, politici e fascisti di Stato. Per fortuna in Rai ci sono anche altri programmi seri, come la trasmissione Report, che domani sera tornerà a parlare anche delle stragi. 

Maria Falcone, durante la diretta, ha voluto "ringraziare quelle istituzioni che hanno resistito e non sono venute a patti con la mafia, così come la mafia avrebbe voluto fare".

Peccato che tra gli ospiti vi siano tanti traditori degli insegnamenti del fratello.

A cominciare dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio, sonoramente battuto con l'ultimo referendum sulla riforma della magistratura, che a colpi di "schiforme" continua a produrre norme criticate apertamente da quasi tutti i giudici antimafia.

E' la volontà di questo governo che continua a promuovere norme anticostituzionali, sulla giustizia, sulle carceri, sull'autonomia e l'indipendenza della magistratura, sull'informazione e così via. 

Scorrendo velocemente il parterre dei presenti vi erano anche il sindaco di Palermo Roberto Lagalla e il presidente della regione Sicilia Vito Schifani, che da una parte commemorano il giudice ucciso a Capaci 32 anni fa e dall’altra hanno accettato l’indecente sostegno di condannati per mafia, Totò Cuffaro e Marcello Dell’Utri.

E poi ancora l'indegna presenza del Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno, attualmente sotto processo con l'accusa di corruzione, truffa e falso ideologico.

Una presenza che ha fatto storcere il naso persino alla Presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo che ai giornalisti presenti ha dichiarato di non aver fatto lei gli inviti, sottolineando però di non aver mai fatto eventi con lo stesso Galvagno.

A ben vedere anche la sua presenza è imbarazzante in un giorno come questo.

Per ciò che sta avvenendo in Commissione parlamentare antimafia dove si sta riscrivendo la storia, omettendo fatti e nascondendo le verità fin qui emerse che riguardano proprio le stragi di Stato, ignorando ogni possibile approfondimento su mancate verità, depistaggi e trame nere che si annidano dietro esse. 

O ancora la volontà di sbattere fuori dall'antimafia figure come Roberto Scarpinato, autore di una memoria di 57 pagine in cui si chiede proprio di allargare l'orizzonte dell'inchiesta parlamentare.

Ma lo diciamo anche per una questione etica, che evidentemente non interessa alla Fondazione Falcone.

Perché noi non dimentichiamo che Chiara Colosimo si lasciò fotografare senza troppi scrupoli assieme al conclamato terrorista Luigi Ciavardini, ex componente dei Nuclei Armati Rivoluzionari già condannato a 30 anni per la strage di Bologna, a 13 anni per l’omicidio del poliziotto Francesco Evangelista e a 10 anni per l’assassinio del giudice Mario Amato.

Ed è sempre Chiara Colosimo a sorridere in un altro scatto, assieme all'imprenditrice dello spettacolo Pamela Perricciolo, con in primo piano anche un busto del Duce.

Ad accompagnare l'immagine pubblicata sul profilo social della Perricciolo, che fu svelata da Report, vi era un commento: “Stiamo lavorando con nonno Benito per creare il nostro angolo di relax”. 

La Colosimo, impenitente, anziché dimettersi di fronte a questi fatti cerca nuove sponde. Ottenuto il sostegno dichiarato dei figli di Borsellino, favorita dal proprio ruolo istituzionale, si avvicina al mondo dell'antimafia. E così abbiamo visto le foto con il Presidente di Libera don Luigi Ciotti, quella con Nando dalla Chiesa. Foto a dir poco inopportune, dal nostro punto di vista. Sappiamo che la Presidente Chiara Colosimo rappresenta un'istituzione, ma in tempi così drammatici, come abbiamo già scritto in altra occasione, è uno errore che ci addolora.

Meno stupiti siamo del nuovo scatto amichevole con Maria Falcone.

Uno scatto ancor più simbolico in cui, sullo sfondo, vi è una stampa con il simbolo dell'ambasciata americana.

Si dirà che Giovanni Falcone aveva uno stretto legame con l'ex capo dell'Fbi Louis Freeh e negli Usa era rispettato. Certamente. Ma è altrettanto vero, fatti alla mano, che l'ombra degli Stati Uniti d'America ed in particolare della Cia, sta emergendo con sempre più evidenza dietro tutte le stragi italiane'.

Sono i servizi segreti  i veri concorrenti organizzatori di tutte le stragi in Italia. E il potere a cui rispondono ha radici profonde oltreoceano.

Una verità scabrosa e scomoda che ad oggi nessun governo ha voluto far emergere.

Vi era un tempo in cui Maria Falcone diceva chiaramente che ad uccidere il fratello non fu solo la mafia. Un tempo in cui puntava il dito contro i mandanti esterni delle stragi, nascosti dietro la grande finanza, dietro ai servizi segreti deviati, le massonerie deviate, ed affini.

Una pretesa di verità che è assente oggi nella dialettica istituzionale e che invece è viva in quei giovani che oggi, assieme ai rappresentanti di varie associaizoni, sindacati e giornalisti che hanno scritto al Capo dello Stato Sergio Mattarella, tornano a gridare, in corteo, per le strade di Palermo, per fare memoria vera e raggiungere l'Albero di Falcone per il minuto di silenzio.

Sono quegli stessi giovani, studenti e cittadini che pochi anni fa furono "accolti" a colpo di manganello.

Anche allora vi erano sul palco rappresentanti di questo governo autoritario e fascista.

Ancora una volta a Palermo si scenderà in strada per pretendere verità e giustizia. Per Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani – vittime innocenti di una strage di Stato.

Ma anche per tutte le vittime delle stragi e delle collusioni tra mafia e potere (spesso deviato).

In una nota la Fondazione Falcone, rivolgendo un appello "a tutti i cittadini, ai giovani, alle scuole, alle associazioni e a quanti, provenienti da ogni parte d’Italia, vorranno condividere il ricordo di Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo e degli uomini della scorta", ha voluto precisare "di non organizzare alcun corteo cittadino" ed ha invitato  "espressamente tutti coloro che desidereranno prendere parte al momento commemorativo a raggiungere autonomamente, nel pomeriggio del 23 maggio, l’Albero Falcone in via Notarbartolo, luogo simbolo della memoria civile del nostro Paese".

Un invito "tra le righe" a prendere le distanze ad altri tipi di iniziative.

Se la signora Falcone volesse davvero dare un segnale di rispetto, dovrebbe cacciare dal palco gli amici dei mafiosi, gli ipocriti, i traditori della memoria di suo fratello Giovanni.

Dovrebbe invece dare voce a chi quel corteo lo ha promosso. Noi li sosteniamo. E nel nostro piccolo cercheremo di dar voce ai loro temi con il convegno “Falcone e Borsellino: la verità oltre la mafia – Servizi segreti, eversione nera e stragi di Stato”, in programma questo pomeriggio alle ore 18:30 al Teatro Al Massimo di Palermo. 

Nessuno può ostacolare la rabbia civile e giusta di chi scende in piazza per amore della verità.

E soprattutto, ci auguriamo che sul palco sotto l’Albero Falcone non salgano - ancora una volta - figure indegne.

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