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| Giorgio Bongiovanni

VIDEO - Roger Waters, leader mondiale dell'attivismo contro il genocidio in Palestina

Con "Comfortably Numb Re-Imagined", la stella dei Pink Floyd scrive un manifesto contro la guerra e l'indifferenza

Giorgio Bongiovanni

Ci sono artisti che, arrivati al culmine della propria carriera, scelgono il silenzio. Altri si rifugiano nella nostalgia dei successi del passato. Altri ancora si godono le loro ricchezze, i loro patrimoni, la fama. Roger Waters ha fatto la scelta opposta. Ha deciso di mettere la sua celebrità, il suo patrimonio artistico e la sua carriera al servizio della più grande battaglia del nostro tempo: fermare il genocidio del popolo palestinese. 

Per questo oggi considero Roger Waters il leader mondiale degli artisti impegnati a favore della Palestina. 

Per chi, come il sottoscritto, ama i Pink FloydComfortably Numb è molto più di una canzone. È uno dei brani più grandi e iconici della storia della musica, impreziosito dall'assolo immortale di David Gilmour, probabilmente uno dei più belli mai eseguiti. Una canzone ascoltata da oltre un miliardo di persone nel mondo che oggi, grazie alla genialità artistica di Waters, rinasce con un significato ancora più profondo.

Con Comfortably Numb Re-Imagined, realizzata insieme alla cantante palestinese Mona Miari, quel capolavoro diventa la bandiera della contestazione contro il genocidio in Palestina. Non è soltanto una nuova interpretazione musicale: è una presa di posizione morale. Un atto d’accusa contro il potere. Contro i potenti della terra che tradiscono il diritto internazionale schiacciando un popolo abbandonato da tutti, anche da molti Paesi “fratelli”.

Lo stesso Waters ha spiegato che per quasi cinquant'anni il significato del brano è stato frainteso. "Riguarda l'essere controllati: l'iniezione di farmaci per renderti insensibile", ha detto in un’intervista rilasciata alla rivista Wired. Oggi, secondo lui, quella stessa anestesia passa attraverso nuovi strumenti. "TikTok ci sta rendendo insensibili".  




La nuova versione nasce proprio dalla volontà di rompere questa anestesia collettiva. Se il brano originale raccontava una progressiva perdita di sensibilità, oggi diventa un invito a reagire, a non voltarsi dall'altra parte, a non accettare come normale la morte di migliaia di innocenti.

Accanto a Waters c'è Mona Miari, che sintetizza il senso della sua partecipazione con una frase che non ha bisogno di commenti: "Non sto partecipando alla causa. Io sono la causa". 

In questi anni Roger Waters è stato insultato, censurato e accusato di antisemitismo soltanto perché ha scelto di denunciare i crimini commessi contro il popolo palestinese, facendo nomi e cognomi: e quindi additando Israele, gli Stati Uniti d’America, l’Europa e tanti altri Paesi complici. Ma anche lobby, multinazionali e industrie militari. Ancora una volta Waters ha risposto con chiarezza: "Non ho nemmeno un briciolo di antisemitismo in corpo". La sua è una battaglia per i diritti umani, senza distinzioni di religione, etnia o nazionalità. 

Ed è proprio questo che rende ancora più grande la sua scelta. E quindi la sua persona. 

Parliamo di un artista che potrebbe vivere serenamente il resto della propria esistenza, lontano dai riflettori, godendosi un patrimonio di centinaia di milioni di dollari. Potrebbe fare ciò che fanno tanti suoi colleghi famosi: rimanere indifferente. Invece continua a esporsi, continua a pagare un prezzo personale e professionale, continua a usare la musica come strumento di denuncia. 

Roger Waters ha scelto ancora una volta di stare dalla parte degli oppressi.

Per questo, oggi, è molto più di una leggenda del rock. È la dimostrazione che l'arte può ancora essere uno straordinario strumento di resistenza, di verità e di libertà. La dimostrazione che la musica può salvare il mondo. 

Questo articolo, che riproponiamo ai nostri lettori, è stato scritto in data 06-08-2026.

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Immagine di copertina by Paolo Bassani. Realizzata con supporto IA