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| Giorgio Bongiovanni

''Reiterata falsa testimonianza'', Li Gotti denuncia il Procuratore De Luca

L'avvocato aveva presentato già un esposto al Csm

Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari

"Lo scrivente (...) denuncia il Procuratore della Repubblica di Caltanissetta, dott. Salvatore De Luca, per il reato ex art. 372 cp in ordine al contenuto delle dichiarazioni rese nel corso della sua audizione svoltasi nelle sedute del 9 dicembre 2025, 10 febbraio e 14 aprile 2026, innanzi la Commissione parlamentare bicamerale antimafia". Inizia così il testo della denuncia che l'avvocato Luigi Li Gotti, legale di diversi collaboratori di giustizia, ha ufficialmente presentato ieri alla Procura di Roma.

Secondo il legale il reato commesso è di "reiterata falsa testimonianza commissiva ed omissiva".

Una denuncia che fa seguito all'esposto che il legale aveva già depositato lo scorso aprile al Csm e da tempo è in attesa di valutazione da parte della Prima commissione.

Di fronte all'immobilismo di palazzo Bachelet a cui Li Gotti chiedeva di valutare il "grave comportamento del dott. De Luca" durante le molteplici audizioni avvenute davanti alla Commissione parlamentare antimafia presieduta da Chiara Colosimo, il legale ha deciso di rivolgersi anche alla giustizia ordinaria.

Già in passato avevamo definito quelle audizioni del Procuratore capo nisseno come vergognose per le modalità ed i contenuti che erano stati esposti. In particolare avevamo sottolineato non solo la mancata secretazione dell'audizione, rispetto ai riferimenti fatti su indagini in corso, ma anche le considerazioni scellerate sulla cosiddetta pista mafia-appalti, considerata come l'unica capace di spiegare l'accelerazione della strage di via d'Amelio, senza tenere in considerazione tutte quelle prove emerse su mandanti e concorrenti esterni che dimostrano in maniera chiara come dietro le stragi vi sia ben altro.

E sul punto proprio Li Gotti, nella denuncia presentata, mette in evidenza una serie di fatti partendo dalle affermazioni del procuratore capo nisseno "sulle stragi di Capaci e via D'Amelio, e sulle piste (dossier mafia-appalti, pista nera), quali causa o concausa degli eventi criminosi, oggetto delle indagini, dirette dallo stesso". Nell'atto si sottolinea che "l'audizione è stata di particolare importanza, in quanto idonea a trasferire conoscenza alla Commissione antimafia e di indirizzare gli approfondimenti, al fine di consentire la redazione della relazione conclusiva, da approvare con voto dei commissari parlamentari".

Secondo l'avvocato "l’audito De Luca, consapevole del ruolo da lui rivestito, ha tenuto a precisare (anche tenendo a mente che la sua relazione-audizione era presidiata dall’art. 372 cp), 'di assicurare la completezza e correttezza dell’informazione'".

Eppure così non è stato.

Ancora una volta è stato ricordato come De Luca "nel riferire in ordine alla vicenda Maria Romeo, Walter Giustini e Alberto Lo Cicero (ruolo ipotizzato di Stefano Delle Chiaie, definito dallo stesso De Luca 'purissima aria fritta' e 'zero tagliato', una perdita di tempo da scongiurare in favore della stessa Commissione parlamentare, a verosimile callidità di rispetto istituzionale, insomma una sottospecie della captatio benevolentiae), ha però taciuto, impedendone la conoscenza, l'esistenza della richiesta di rinvio a giudizio depositata il 20 giugno 2024 e accolta, a sua firma, segnatamente il capo D della imputazione, relativo a Domenico Romeo, in concorso con l'ex parlamentare del Msi Stefano Menicacci", con le aggravanti di aver mentito in un procedimento per strage e di voler agevolare Cosa nostra "impedendo il proficuo svolgimento di attività di indagini in relazione ai rapporti tra la mafia ed esponenti della estrema destra eversiva nel periodo antecedente e coevo alle stragi del 1992".

Nella denuncia Li Gotti spiega che "il processo è attualmente in corso, innanzi al Tribunale di Caltanissetta, ma non per il capo D in quanto la posizione di Domenico Romeo è stata stralciata per incapacità dello stesso a presenziare alle udienze, mentre il coimputato Menicacci, è deceduto".

Il punto chiave è che il procuratore De Luca "ha dichiarato alla Commissione antimafia di 'filoni infruttuosi di indagine' e taciuto l'indagine conclusasi con la sua richiesta di rinvio a giudizio, a sua firma, del 20 giugno 2024, con l'ovvia valutazione di ragionevole previsione di condanna". Non solo.


li gotti pbassani

Luigi Li Gotti © Paolo Bassani


Li Gotti evidenzia le parole del Procuratore capo nisseno al termine delle otto ore di audizione nel momento in cui aveva detto: “Per quel che riguarda le istituzioni deviate o anche la pista nera, l'ho già detto più volte, può darsi, stiamo lavorando, ma allo stato non ci sono concreti elementi ostensibili di cui parlare. In ogni caso, l'accertamento di una partecipazione di istituzioni deviate o di destra eversiva non riguarderebbe la causale. Si troverebbero dei concorrenti esterni. Poi bisognerebbe capire qual è la causale di queste istituzioni deviate e di questi presunti estremisti eversivi della destra estrema. Bisognerebbe poi accertare perché c'è questo intervento e a che cosa tendono”.

Particolarmente "sconcertante" per l'avvocato "l’affermazione del De Luca, secondo cui “allo stato non ci sono concreti elementi ostensibili di cui parlare”.

Da qui "ne consegue che al mendacio omissivo, si può aggiungere il mendacio commissivo".

Nella sua dichiarazione finale a supporto della asserita inverosimiglianza della pista nera, il Procuratore capo nisseno ha dichiarato: “Bisognerebbe capire qual è la causale di queste istituzioni deviate e di questi presunti estremisti eversivi della destra estrema. Bisognerebbe poi accertare perché c'è questo intervento e a che cosa tendono ”.

"Non pare proprio una conclusione coerente al dovere di fare conoscere tutto ciò che il Procuratore della Repubblica di Caltanissetta aveva l’obbligo giuridico di riferire, nell’arco delle otto ore di sua audizione" ha scritto Li Gotti. E poi ha sottolineato come alle audizioni "non è seguita la possibilità di porre domande ai Commissari, non essendo stata fissata, all’uopo, una ulteriore audizione, essendo la maggioranza all’evidenza appagata dal compendio dichiarativo dell’autorità giudiziaria audita".

Come abbiamo scritto più volte a nostro giudizio da tempo il Procuratore capo nisseno sta compiendo una serie di errori gravi che dimostrano come non sia all'altezza del compito di direzione di un ufficio così delicato come quello che si dedica alla ricerca della verità sulle stragi degli anni Novanta.

Le audizioni in Commissione antimafia sono solo un aspetto che lo dimostra.

Potremmo aggiungere la bocciatura della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso che De Luca aveva presentato contro l’ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari Graziella Luparello la quale aveva rigettato per la seconda volta la richiesta di archiviazione e disposto nuove indagini sui mandanti esterni della strage di via d’Amelio.

O ancora la vicenda dell'invio all’Antimafia di intercettazioni coperte da segreto e penalmente irrilevanti fra Natoli e l’attuale senatore Roberto Scarpinato, ex Pg di Caltanissetta e Palermo, che hanno portato al centro-destra a presentare una legge per escludere l’ex magistrato dalla stessa Commissione parlamentare presieduta da Chiara Colosimo.

Li Gotti non pretende di dare una spiegazione del grave comportamento del magistrato nisseno. Evidenziando che "il reato di falsa testimonianza richiede il dolo generico" il legale invita ancora una volta De Luca a "indicare la ragione della sua scelta delittuosa gravissima". Nel frattempo spetta alla Procura di Roma fare le indagini e trarre le proprie conclusioni.

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Foto di copertina © Imagoeconomica