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| Giorgio Bongiovanni

Processo Baiardo. Cairo mente in aula?

Chi ha paura della presunta foto di Berlusconi con Graviano negli anni Novanta?

Giorgio Bongiovanni

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Lo scorso 10 giugno il patron di La7 Urbano Cairo è stato sentito nel processo contro Salvatore Baiardo, imputato per favoreggiamento personale aggravato dall’agevolazione mafiosa e per calunnia aggravata nei confronti di Massimo Giletti e dell’ex sindaco di Cerasa Giancarlo Ricca.

In particolare l'editore è stato chiamato a deporre per spiegare alla Corte i motivi che lo portarono a decidere, nell'aprile 2023, la chiusura del programma "Non è l'Arena".

Un vero e proprio "fulmine a ciel sereno" per il conduttore Giletti e per trentacinque dipendenti che ruotavano attorno alla redazione e che stavano già lavorando sulle future puntate.

Cairo in aula ha sostenuto ancora una volta che la decisione sia stata presa per questioni prettamente economiche e di ascolti ("Chiudendo ad aprile 2023 non mandammo in onda le ultime puntate e risparmiammo un totale di 1.4 milioni di euro. Ci sono momenti in cui tirare una linea: uno era quello").

Secondo l'editore i risultati ottenuti dal programma negli ultimi anni erano insufficienti, nonostante i picchi d'ascolto avuti proprio durante le ospitate di Baiardo (fino all'8%) dal momento che "il mese dopo, a marzo, era già tornato al 5.2%. Rispetto al primo anno, la raccolta pubblicitaria si era dimezzata".

Una scelta imprenditoriale che può apparire legittima, ma che certamente non giustifica una chiusura repentina ed improvvisa di un programma che - come ha ricordato Giletti quando è stato sentito nel processo - viaggia sopra il 6% di share e doveva andare avanti almeno fino a luglio 2023, e in cui era pendente anche una proposta di rinnovo di contratto per altri due anni.

Lo stop improvviso
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Immagine di copertina by Paolo Bassani. Realizzata con supporto IA