
Grave errore accogliere il presidente israeliano Isaac Herzog
È stato un grave errore da parte di Papa Leone XIV accogliere il presidente israeliano Isaac Herzog in Vaticano il 4 settembre 2025 e stringergli la mano.
Non tanto per il fatto che, come capo di Stato, abbia dovuto ricevere un altro capo di Stato; ma quanto per non aver espresso a lui, e fatto sentire al popolo credente il dissenso della Chiesa di Cristo contro il genocidio di Gaza.
Quando lancerà una denuncia forte contro i sionisti che stanno massacrando il popolo palestinese?
Ancora riverberano nei ricordi le parole del suo discorso pronunciato dal balcone di Piazza San Pietro: un discorso vibrante, carico di emozione per il traguardo raggiunto nella sua vocazione. Quelle parole hanno inizialmente scaldato i cuori dei fedeli, i nostri cuori, ma la primavera è svanita in fretta lasciando il posto all'ipocrisia, alla gelida diplomazia vaticana, a inutili sermoni.
Così l’entusiasmo è mutato in protesta e dissenso da parte dei cattolici battezzati (quali noi siamo) fedeli alla Chiesa di Cristo.
Papa Leone all'Angelus domenicale di qualche settimana fa da piazza San Pietro ha raccomandato di pregare per la guerra in Ucraina proclamando la sua "vicinanza al popolo ucraino e a tutte le famiglie ferite. Invito tutti a non cedere all'indifferenza, ma a farsi prossimi con la preghiera e gesti concreti di carità".
Una denuncia debole, molliccia, da parte di un Pontefice altrettanto fragile (almeno per ora) e incapace di prendere una posizione netta sui grandi problemi mondiali, in primis fra tutti il genocidio in corso a Gaza, la terza guerra mondiale sempre più imminente, le mafie, i grandi sistemi criminali che governano il mondo, la finanza che affama i popoli, la pedofilia dentro e fuori dalla Chiesa e le politiche fasciste e guerrafondaie dell'occidente.
Che significa questo silenzio sui nazisti al governo di Israele, sul criminale di guerra Benjamin Netanyahu, e sui nostri fratelli palestinesi che continuano a venire massacrati?
Isaac Herzog e Papa Leone XIV © Imagoeconomica
È un silenzio complice, un silenzio indifferente, un silenzio che rappresenta cosa, caro Papa Leone?
Il suo predecessore, Papa Francesco, urlava contro tutto questo, puntava il dito, denunciava.
A cosa è servito scegliere il nome di Leone, un papa sociale e amico dei lavoratori, se poi nelle opere tradisce la fiducia di Francesco di cui era amico?
Si dice che la speranza sia l'ultima a morire ma in questo caso si può dire che sia stata la prima in quanto le aspettative nei riguardi di questo Pontefice erano alte e ben giustificate: ordinato sacerdote, Prevost ha dedicato gran parte della sua vita alle missioni in Perù, una nazione dell’America Latina devastata dalla povertà, segnata dalle cicatrici delle dittature, dove fame, ingiustizie sociali e narcotraffico falcidiano vite senza sosta.
È sconcertante osservare come, nonostante questo, sia rimasto un “Papa americano”, figlio degli Stati Uniti d'America, figlio dell'Impero e di una Chiesa ricca, diplomatica, ipocrita, indifferente e compromissoria.
Fino ad ora, a parte qualche generico discorso contro la vendita delle armi, non si è sentito molto negli ultimi 115 giorni dalla sua elezione il risultato si commenta da solo. Riuscirà Leone XIV a destarsi e ricalcare il cammino di Francesco e, soprattutto, di Cristo, che senza timore condannava farisei e oppressori?
Speriamo di si. Diversamente disonorerà l’eredità di umiltà e verità di Francesco, svilendo la missione della Chiesa. Caro Papa, noi cristiani e cattolici non siamo prigionieri di dogmi e la sua 'infallibilità' è ormai un mero relitto inutile appartenente a epoche lontane.
Se lei continuerà su questa via, ci vedremo costretti a emulare Giovanni Battista, richiamandola al suo compito: seguire Cristo e affrontare il male (laicamente parlando) o l’anticristo (teologicamente) con fermezza implacabile.
Rielaborazione grafica di copertina by Paolo Bassani
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