
Il tycoon sotto tiro: tra i killer delle lobby delle armi e il ricatto occulto degli Epstein Files
Nuovo attentato contro Donald Trump. Ieri sera un uomo ha aperto il fuoco nella lobby dell'hotel Hilton di Washington dove si stava svolgendo la cena annuale dei corrispondenti della Casa Bianca alla presenza della stampa di tutto il mondo. Si tratta dello stesso Hotel fuori dal quale John Hinkley Jr cercò di assassinare l'ex presidente Ronald Reagan nel 1981. Il presidente degli Stati Uniti è stato immediatamente scortato fuori, in salvo nel panico generale. A fare fuoco è stato Cole Tomas Allen, insegnante californiano di 31 anni. Era ospite dell'hotel in cui si svolgeva l'incontro del presidente Trump con i giornalisti, ma non aveva un biglietto d'invito per l'evento. L'aggressore, presumibilmente assoldato dalla CIA. è riuscito, clamorosamente, ad eludere i controlli e ferire un agente della sicurezza prima di essere arrestato.
L’agguato al presidente - l’ennesimo - è avvenuto intorno alle 2.30 italiane mentre mi trovavo a Zurigo dove ho tenuto una conferenza su studi spirituali. Appresa la notizia, ho commentato l’accaduto ai miei accompagnatori e ho detto ciò che ora mi sono deciso a scrivere. È ormai evidente che il presidente Trump si trovi tra due fuochi, due fazioni di potere mondiale. Stiamo parlando di soldi, della più grande struttura industriale armamentista del pianeta che fattura ogni anno qualcosa come 900 miliardi di dollari in armi, cioè dieci volte in più della seconda macchina industriale del pianeta armamentista che è la Russia. La Russia spende 100 miliardi, gli Stati Uniti 800 miliardi. Il primo fuoco impone di organizzare, dirigere e appoggiare guerrafondai come Trump per una mera organizzazione commerciale di armi in quanto gli Stati Uniti, come tutti gli osservatori sanno, è il paese più ricco al mondo avente il PIL più alto al mondo, ma anche tra i più indebitati, in quanto non possiede risparmiatori ma solo debitori. Deve fabbricare continuamente dei soldi dalla Federal Riserve.
E il modo migliore per avere più incassi è quello della vendita di armi sia internamente, che esternamente come ad Israele, Arabia Saudita e un’altra quarantina di paesi tra cui il nostro. Se non si creano delle guerre gli stoccaggi di armamenti restano nei magazzini e diventano obsoleti.
I dati finanziari sull’industria bellica americana sono inequivocabili. La divisione Raytheon di RTX, produttrice dei missili Patriot e Tomahawk ha registrato vendite per 6,9 miliardi di dollari nel solo Q1 2026 (+10% su base annua), con un utile operativo cresciuto del 25% rispetto allo stesso periodo del 2025. Raytheon ha incassato ordini per 6,6 miliardi di dollari nel trimestre, inclusi sistemi Patriot e difesa missilistica. Al contempo, entro il 9 marzo, Lockheed Martin aveva guadagnato il 44% in tre mesi. Northrop Grumman ha beneficiato direttamente dal debutto in combattimento del bombardiere stealth B-2 Spirit e dall'accelerazione del programma B-21 Raider, con un accordo con l'US Air Force per espandere la capacità produttiva. La società ha proiettato ricavi 2026 tra 43,5 e 44 miliardi di dollari, confermando una traiettoria senza precedenti.
A capitalizzare ricavi da capogiro ci sono anche le grandi banche. JPMorgan Chase ha raccolto un utile netto di 16,49 miliardi di dollari, in aumento del 13% su base annua. Anche Goldman Sachs ha registrato performance di rilievo, con ricavi netti pari a 17,2 miliardi di dollari, i secondi più alti della sua storia, in crescita del 14% rispetto all’anno precedente. L’utile netto si è attestato a 5,6 miliardi, con un ritorno sul capitale (ROE) del 19,8%.
Questi sono quelli che premono Trump a fare la guerra al punto da arrivare a minacciare di assassinarlo. L’ultimo episodio era avvenuto alcune settimane fa con un giovane entrato indisturbato - fatto entrare da qualcuno della sicurezza (la più inoppugnabile al mondo) nella casa personale di Trump in Florida per ucciderlo. Anche lui è stato neutralizzato, come l’attentatore di questa notte.
Si tratta di avvisaglie per Donald Trump da parte delle lobby delle armi che controllano anche i servizi di sicurezza. Il messaggio, chiaro, è “ti possiamo uccidere in qualsiasi momento se non fai quel che ti diciamo noi”. Il secondo fuoco che minaccia Donald Trump è quello degli Epstein Files. Sappiamo dell’esistenza di vecchi documenti raffiguranti il magnate in atteggiamenti intimi e perversi con minorenni. Se dovessero uscire fuori costringerebbero Trump alle dimissioni e al crollo totale delle sue imprese in Borsa. E quelli che fanno parte di questa fazione sono le grandi industrie multimediali di Elon Musk, compresi i figli che non vogliono finire nel fango ma vogliono ereditare la grande fetta di miliardi che Trump possiede.
Da segnalare inoltre che, al di là dei profitti esuberanti delle banche sopracitate, i grandi fondi di investimento come Blackrock sono preoccupati per la situazione economica statunitense, a causa della chiusura dello stretto di Hormuz, da cui passa il 25% del commercio marittimo mondiale. Il CEO Larry Fink aveva già lanciato l'allarme nel 2025: “i mercati azionari potrebbero subire un ulteriore calo del 20% e l'economia è probabilmente già in recessione”, aveva dichiarato, rivelando una verità strutturale: grandi fondi dipendono dai risparmi di americani ed europei, e una recessione profonda ridurrebbe la base di capitale su cui costruiscono la propria influenza. Ebbene, allo stato attuale, secondo uno studio dell’università del Michigan, nonostante la crescita record registrata sui mercati azionari, la fiducia dei consumatori negli Stati Uniti è ai livelli più bassi degli ultimi 75 anni, peggiore rispetto al 2008 e al 2020.
Quindi il presidente degli Stati Uniti si trova tra due fuochi. Netanyahu rappresenta i grandi guerrafondai ed Elon Musk e tutta la cricca di questi miliardari rappresentano quelli che possono minacciarlo con i file di Epstein. In realtà le due fazioni di potere perverso e materialista che si contendono il presidente si intrecciano tra di loro. Bisogna prendere atto che l’America è in mano a grandi criminali e che il presidente non è più facente funzioni ma è nelle mani di queste grandissime organizzazioni criminali che noi in Italia chiamiamo mafiose e in America si chiamano lobbies, si chiamano deep state. Ma in realtà sono la stessa cosa.
Elaborazione grafica by Paolo Bassani. Realizzata con supporto IA
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