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| Giorgio Bongiovanni

Lettera-esposto a Mattarella: intervenga sullo scandalo al Csm

Quali pressioni per decidere nomina vice capo alla Procura nazionale antimafia?

Giorgio Bongiovanni
antimafiaduemila

Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica, 

mi permetto di indirizzare alla Sua attenzione questa lettera-esposto, non solo come direttore di ANTIMAFIADuemila, ma in qualità di umile cittadino, per chiederLe di intervenire rispetto ad un increscioso fatto avvenuto in seno al Consiglio superiore della Magistratura di cui Lei è Presidente.

In data 15 luglio 2026 si è tenuto il Plenum che all’O.D.G. n. 2132, tra le varie pratiche da discutere, vedeva il Fasc. n. 8/SD/2025 per il conferimento dell'ufficio semidirettivo di Procuratore aggiunto Direzione Nazionale Antimafia - 5/02/2025. Posto di nuova istituzione, pubblicato con bollettino n.1538 del 10/02/2025.

In campo vi erano due proposte. La Proposta A - in favore del dott. Sebastiano Ardita (votanti i consiglieri Giuffrè, Paolini, Aimi). Relatore cons. Giuffrè. La Proposta B - in favore della dott.ssa Franca Maria Rita Imbergamo (votanti i consiglieri Miele, Maurizio Carbone, Bisogni) Relatore: cons. Miele.

Ebbene, sentendo gli interventi dei consiglieri nel Plenum siamo rimasti sconcertati da quanto dichiarato dal consigliere togato indipendente, Andrea Mirenda, il quale ha fatto le seguenti affermazioni nel suo intervento: “(…) qui, come si sottende anche l'intervento del consigliere Paolini, diciamocela francamente, non può sfuggire la durissima battaglia politica che è sottesa alle due contrapposte, perché questo è il fatto. E ci dovremmo interrogare sulle ragioni, sulle mire che l'hanno ispirata se non fosse che approfondire troppo questo tema sarebbe una mortificazione per l'ordine giudiziario, perché terrebbe conto realisticamente di cose che noi non vogliamo più dirci. E quindi meglio tacere. Ci si è mossi, a quanto apprendo indirettamente, con pressioni ad ogni livello, alcune formalizzate, ce ne ha parlato il consigliere Paolini, altre sotto traccia. Niente di nuovo sotto il sole. Del resto, la rivendicata politicità del Consiglio rende plausibile, o meglio legittima, il formarsi di simpatiche cordate esogene, di gruppi di pressione, nell'esercizio di quella che a me pare, me ne assumo la responsabilità, una divertente pirateria normativa che piega le regole ai desideri di turno. Oggi servono gli occhi bianchi, azzurri, domani servono gli occhi scuri. Alcune volte serve cybercrime, altre volte serve altro. Ma da questo dovremmo, dobbiamo, dovremmo affrancarci, almeno in plenum (...)”.


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Chi ha fatto “pressioni” contro la nomina di Ardita?

Precedentemente, nel plenum anche il consigliere Eligio Paolini, togato di MI, ha domandato in maniera provocatoria il motivo: “Perché da pratica finalizzata a trovare il candidato migliore per il posto di procuratore aggiunto della Pna è diventata una pratica finalizzata a evitare che il candidato Ardita prevalga?”.

Paolini ha anche ripercorso tutte le tappe della pratica con una cronistoria che sottoponiamo anche alla sua attenzione. Perché osservando i singoli passaggi si evince che è avvenuto qualcosa di insolito.

“La pratica di procuratore aggiunto DNA posto in nuova istituzione, diviene trattabile in quinta Commissione il 24 marzo 2026, poiché il giorno prima la Commissione aveva deliberato all'unanimità per il posto di procuratore aggiunto di Venezia la collega Barbara Sargenti, la quale aveva fatto domanda anche per il posto, appunto, di procuratore aggiunto DNA, e la cui domanda generava interferenza perché la pratica di procuratore aggiunto di Venezia veniva prima temporalmente rispetto a quella del Procuratore aggiunto DNA.

Il 23 marzo, cioè il giorno in cui viene deliberata la dottoressa Sargenti a Venezia, giunge con grande tempestività una richiesta di audizione del Procuratore nazionale antimafia. Nonostante apparisse del tutto irrituale tale richiesta, per quanto a mia conoscenza è stata la prima volta in cui il capo di un ufficio richiede di essere sentito in occasione della definizione di una pratica di conferimento di incarico semidirettivo del suo ufficio, la Commissione dispone l'audizione che si svolge il 13 aprile.

Il 27 aprile 2026 la Quinta Commissione vota la pratica con il seguente esito: proposti dottor Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto presso il tribunale di Catania, con 3 voti: Giuffrè, Aimi, Paolini; dottore Eugenio Fusco, sostituto procuratore presso il tribunale di Milano, con un voto; Carbone Maurizio. Si astengono i consiglieri Miele e Bisogni.


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Il 20 maggio 2026 la dottoressa Imbergamo fa pervenire alla Quinta Commissione per la prima volta, anzi per l'unica volta in realtà, le sue osservazioni che vengono immediatamente diffuse a tutti i componenti della Commissione.

Quello stesso giorno, 20 maggio 2026, la Commissione, dopo lettura e discussione in Commissione, prende atto delle osservazioni e ne dispone l'acquisizione agli atti.

Il 22 maggio 2026 viene pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato, sentenza, che conosciamo tutti, di cui si è parlato più volte anche nel recente passato, relativa alla pratica di conferimento incarico funzioni semidirettive del Presidente sezione della Corte d'Appello di Roma, sezione penale, la cosiddetta pratica Capranica, richiamando il nome di uno dei due contendenti.

Il 4 giugno 2026, quasi 20 giorni dopo la delibera del Consiglio di Stato, vengono depositate, dopo essere girate via email tra tutti i componenti della Commissione, le motivazioni delle proposte in favore dei dottori Sebastiano Ardita ed Eugenio Fusco, che vengono approvate dalla Commissione e conseguentemente, la Commissione dispone di richiedere l'iscrizione della pratica all'ordine del giorno di Plenum del 10 giugno 2026”.

“Qui – aggiungeva Paolini - mi devo fermare un attimo perché occorre fare due riflessioni. Allora, intanto le note della dottoressa Imbergamo nulla aggiungevano rispetto a quello che risultava nel parere del Consiglio giudiziario e nella sua autorelazione, fatta salva una personalissima interpretazione del Testo Unico secondo la quale vi sarebbe stato un titolo di preferenza per esperienza di coordinamento nazionale presso la DNA e conseguentemente una valenza selettiva di questa esperienza maturata (…) Le osservazioni della candidata venivano discusse in Commissione ma venivano ritenute non rilevanti o quantomeno non tanto rilevanti da determinare una modifica nelle proposte già formulate.

La sentenza del Consiglio di Stato, che giungeva circa un mese dopo la proposta in Commissione e circa un mese prima della discussione in plenum, ma comunque in ogni caso ben prima rispetto all'approvazione delle delibere in Commissione, non generava all'epoca alcun effetto poiché entrambe le delibere, Ardita e Fusco, concordavano nel ritenere la fattispecie fuori dal perimetro della sentenza”.

Il consigliere, dopo aver ricordato quanto affermato dalla sentenza del Consiglio di Stato, ha poi riletto alcuni articoli del Testo Unico, discusso nel plenum con chiavi interpretative distinte.

Ma al di là di questo aspetto veniva ricordato come, nonostante la sentenza del Consiglio di Stato, siano giunte in plenum le prime due delibere contrapposte che vedevano da una parte Ardita e dall’altra Fusco.


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“L'11 giugno 2026 - proseguiva Paolini - durante il plenum, accade qualcosa di inatteso, quantomeno nella mia mente di consigliere ingenuo. Un consigliere togato, non della Quinta Commissione, propone, supportato da altri consiglieri, sulla base delle note pervenute dall'Imbergamo, ma sempre le stesse presentate 20 giorni prima in Commissione, un ritorno in Commissione della pratica motivando sulla valenza selettiva determinata dalla sentenza del Consiglio di Stato, cioè quella stessa valenza selettiva negata, secondo me giustamente, correttamente, nella delibera Fusco. La richiesta, con il voto favorevole dei consiglieri che avevano votato la proposta Fusco in Commissione, o si erano astenuti, dei facenti parte dei loro gruppi associativi, nonché con il voto anche di qualche membro laico, riceveva la maggioranza dei voti e ritornava, secondo me inspiegabilmente, in Commissione. Tanto che qualcuno ricorderà come formulai sommessamente la domanda: spiegateci perché la pratica deve tornare in Commissione”.

Quindi aggiungeva: “Premesso che appare del tutto poco credibile che la proposta Fusco non abbia formato oggetto di discussione e decisione all'interno dei rispettivi gruppi; e che sarebbe un'offesa all'intelligenza dei componenti di questo Consiglio, e di chi ci sta ascoltando, motivare con un melius re perpensa la richiesta di ritorno in Commissione e la conseguente delibera che troviamo oggi in plenum a favore della dottoressa Imbergamo”.

Visti i fatti che abbiamo rassegnato mi rivolgo alla Sua Illustre persona affinché emerga la verità e sia resa giustizia. Perché come cittadino vorrei sapere se un organo che dovrebbe essere autonomo ed indipendente come il Csm vota le proprie delibere sotto pressione ricattatoria. La magistratura è stata già colpita da scandali sulle nomine (come ad esempio ciò che è avvenuto con il cosiddetto caso Palamara) e il sospetto che certi sistemi siano ancora in atto è grande.

In gioco non vi è solo la Sua credibilità come Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ma anche come Supremo Garante della Costituzione.

Per questo motivo, ai sensi dell’art. 104, secondo comma, della Costituzione, Le rivolgo rispettosa richiesta di voler intervenire sulla vicenda relativa alla suddetta mancata nomina del procuratore aggiunto Sebastiano Ardita alla Procura Nazionale Antimafia.

Alla luce delle gravi segnalazioni di indebite pressioni emerse in Plenum e delle preoccupazioni espresse da diversi componenti del Consiglio, Le chiedo di valutare l’opportunità di emanare un Comunicato di Presidenza volto a riaffermare i principi di trasparenza, imparzialità e indipendenza che devono governare le nomine di alta rilevanza istituzionale.

La prassi dei Comunicati di Presidenza, più volte adottata dai Suoi predecessori e da Lei stesso in casi di particolare delicatezza istituzionale, rappresenta uno strumento prezioso per garantire il corretto funzionamento dell’organo di cui Lei è Presidente.
Convochi e presieda di urgenza un nuovo Plenum.

In particolare, si auspica che Voi vogliate indirizzare ai Consiglieri una formale sollecitazione attraverso le prassi consolidate, affinché gli stessi riferiscano all’Autorità Giudiziaria di Roma ciò di cui sono a conoscenza alla luce di quanto hanno dichiarato di sapere in ordine a eventuali pressioni o interferenze esterne, che minano l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, concernenti le procedure di nomina in esame, sopra menzionate.
Nella speranza che possa intervenire al più presto e far sentire la Sua voce.

Le porgo i miei cordiali saluti
Giorgio Bongiovanni
Direttore di ANTIMAFIADuemila

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