Lagalla e Schifani incontrano rappresentanti di criminali di guerra

di Giorgio Bongiovanni
Sindaco e Presidente della Regione, già vicini a figure in odor di mafia, ricevono l’ambasciatore israeliano nel silenzio istituzionale
Apprendiamo da un appello della Comunità palestinese di Palermo che il sindaco Roberto Lagalla ha incontrato l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled nel silenzio e senza alcun confronto pubblico, mentre in Palestina si consuma una catastrofe umanitaria, un genocidio denunciato da mesi da numerose organizzazioni internazionali. Oggi emerge con chiarezza, anche dalle dichiarazioni pubbliche dello stesso ambasciatore, che quell’incontro non è stato un episodio isolato: nella stessa visita istituzionale in Sicilia, l’ambasciatore israeliano ha incontrato anche il Presidente della Regione Renato Schifani, delineando un quadro politico più ampio e coordinato che rende la vicenda ancora più grave. Non è quindi un gesto neutro né un atto di routine: è una scelta politica condivisa che normalizza rapporti istituzionali in un contesto segnato da gravi violazioni del diritto internazionale e da accuse di genocidio che arrivano fino alla Corte Penale Internazionale.
La lettera della Comunità palestinese “Voci nel Silenzio” lo dice chiaramente: questo silenzio “diventa complicità” quando si accompagna a incontri e relazioni senza una parola di condanna, senza condizioni, senza rispetto per le vittime. A Palermo, città che si definisce di pace e solidarietà, questo comportamento è inaccettabile. Lo è ancora di più perché ignora anni di appelli pubblici, ignora le mobilitazioni della società civile e ignora il significato politico del gemellaggio che Palermo ha con la città di Khan Younis, oggi devastata e cancellata dai bombardamenti israeliani.
Non si può parlare di diritti umani e contemporaneamente scegliere di non vedere ciò che accade; non si può rappresentare una città solidale mentre si compiono atti che legittimano chi è accusato di reati gravissimi. Con questo incontro “carbonaro”, e con il coinvolgimento anche del Presidente della Regione, emerge un sistema politico che sceglie il silenzio e la normalizzazione davanti a fatti che gridano giustizia. Sindaco e Presidente di Regione dimostrano così che, oltre ad essere stati vicino a figure condannate per mafia – come l’ex senatore Marcello Dell’Utri e l’ex Presidente della Regione Salvatore Cuffaro (Schifani in passato era in relazione con ambienti mafiosi), oggi sono anche interlocutori politici di rappresentanti di uno Stato accusato di genocidio.
E se si fosse trattato di un esponente di un altro regime responsabile di crimini contro l’umanità? Sarebbe stato accolto allo stesso modo? È questa la domanda che ogni cittadino dovrebbe porsi. Che valore hanno le parole “pace” e “solidarietà” se vengono smentite dai fatti? Che senso ha un gemellaggio se, quando la città gemellata viene distrutta, si resta in silenzio e si continua come se nulla fosse? Qui non si tratta di ideologia, ma di coerenza istituzionale.
Il Sindaco e il Presidente della Regione devono spiegare alla città e alla Sicilia perché hanno fatto queste scelte e quale posizione intendono assumere di fronte a una situazione che non consente ambiguità, in un contesto di escalation globale e di continua violazione del diritto internazionale. Palermo e la Sicilia non possono permettersi di essere rappresentate da politici che contraddicono la loro storia e i loro valori. Non possono essere guidate da chi, ieri vicino a condannati per mafia, oggi normalizza rapporti con chi è accusato di genocidio.
È una vergogna!
Lettera aperta della Comunità palestinese "Voci nel Silenzio"
Nei giorni scorsi, nel silenzio e lontano da ogni confronto pubblico, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla ha scelto di incontrare l’ambasciatore israeliano in un momento segnato da gravissime violazioni del diritto internazionale, dall’ennesima escalation militare nella regione mediorientale e da un’offensiva che continua a colpire la popolazione civile palestinese.
Come si evince pubblicamente anche dal profilo X dell’ambasciatore israeliano, a questo incontro si è affiancato quello con il Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, confermando un quadro politico e istituzionale più ampio che non può essere ignorato né minimizzato.
Si tratta di scelte precise, che avvengono mentre in Palestina si consuma una catastrofe umanitaria sotto gli occhi del mondo, un genocidio, l’annientamento di intere comunità e la pulizia etnica sotto il dominio sionista grazie al regime di apartheid. In questo contesto, ogni atto di normalizzazione istituzionale assume un significato politico chiaro: voltarsi dall’altra parte, rendere accettabile ciò che accettabile non è.
Questa decisione pesa ancora di più perché arriva dopo mesi di appelli pubblici, iniziative, richieste di presa di posizione avanzate dalla comunità palestinese e dall’assemblea palermitana solidale con la Palestina, tutte rimaste senza risposta. Un silenzio che diventa complicità quando, come in questo caso, si accompagna a gesti che legittimano rapporti istituzionali senza alcuna condizione, senza alcuna parola di condanna, senza alcun segno di discontinuità rispetto a ciò che sta accadendo. Tutto nel nome di "aspetti culturali e storici che avvicinano la Sicilia e Israele", per "nuove possibili collaborazioni in diversi settori, come la gestione delle risorse idriche, agricoltura, turismo, innovazione digitale e cybersecurity". La stessa innovazione e cybersicurezza sperimentata sulla pelle dei e delle palestinesi ridotte a cavie di laboratorio!
Palermo è una città che si è sempre raccontata come città di pace, di accoglienza, di solidarietà tra i popoli. Ma che valore hanno oggi queste parole, se vengono smentite dai fatti? Che senso ha dichiararsi solidali se, nel momento in cui una città gemellata come Khan Younis viene devastata e praticamente cancellata sotto i bombardamenti nella Striscia di Gaza, si sceglie il silenzio e la normalizzazione? Quel gemellaggio non è un simbolo vuoto: è un impegno politico e morale che viene tradito ancora una volta.
Al Sindaco Lagalla diciamo chiaramente: non si può rappresentare una città di pace mentre si ignorano le responsabilità di chi la pace la distrugge; non si può parlare di diritti umani e poi tacere di fronte alla loro sistematica violazione; non si può chiedere alla cittadinanza di essere solidale se le istituzioni scelgono di non esserlo.
Alla cittadinanza chiediamo di interrogarsi, di non accettare il silenzio come normalità, di pretendere coerenza tra i valori proclamati e le scelte compiute; chiediamo di mobilitarsi contro questo silenzio complice. Perché ciò che accade non riguarda solo la politica internazionale: riguarda l’identità stessa di Palermo, la sua storia, la sua coscienza.
Noi continueremo a denunciare, a prendere parola, a rifiutare ogni forma di normalizzazione dell’ingiustizia. Continueremo a stare dalla parte dei diritti umani, del diritto internazionale, della dignità, della solidarietà tra i popoli, a favore della resistenza del popolo palestinese e dei popoli oppressi.
Perché oggi più che mai il silenzio non è neutralità.
È una scelta.
Comunità palestinese “Voci nel Silenzio”
Elaborazione grafica di copertina by Paolo Bassani. Realizzata con supporto IA
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