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| Giorgio Bongiovanni

L'America sprofonda nel baratro verso una guerra civile

Giorgio Bongiovanni e Francesco Ciotti

di Giorgio Bongiovanni e Francesco Ciotti

Dalle esecuzioni dell’ICE alle piazze in rivolta: gli Stati Uniti sull’orlo del conflitto interno

Gli Stati Uniti stanno implodendo su sé stessi. Un’esplosione di violenza fascista e repressiva sta investendo il Paese come mai visto prima d’ora nei decenni che hanno coronato l’impero Usa ad esempio cardine delle democrazie occidentali.
A Minneapolis, sotto un cielo gelido, con temperature che hanno toccato i -25 gradi, migliaia di cittadini americani sono scesi in piazza sfidando il gelo polare per protestare contro quella che molti definiscono ormai una "campagna di terrore" orchestrata dall'Immigration and Customs Enforcement (ICE), l'agenzia federale per l'immigrazione trasformatasi nel braccio armato dell'amministrazione Trump.
In questa città, oltre 3.000 agenti federali dispiegati – una forza cinque volte superiore alla polizia locale –ha trasformato interi quartieri in zone militarizzate dove la paura regna sovrana, con raid indiscriminati ed improvvisi che scandiscono le giornate dei residenti.
Una forza repressiva che ha generato una comunità sotto assedio: negozi chiusi, scuole deserte e famiglie barricate in casa per paura di essere prelevate con forza dagli agenti dell’ICE.

Non sono mancate le esecuzioni indiscriminate contro comuni cittadini incensurati. Il 7 gennaio 2026 Renée Nicole Good, 37 anni, madre di tre figli, viene uccisa da tre colpi sparati dall’agente ICE Jonathan Ross a South Minneapolis, dopo aver accompagnato il figlio a scuola. Le versioni ufficiali la descrivono come un’automobilista che tenta di investire gli agenti, ma numerosi video dei residenti mostrano una scena opposta, caratterizzata da brutalità e assenza di minaccia reale. Una ricostruzione forense 3D di Index indica che Ross non era sulla traiettoria del veicolo, non è stato urtato e ha mirato deliberatamente a zone letali mentre non era in pericolo immediato. Un testimone racconta che gli agenti le davano ordini contraddittori, tra chi le intimava di andarsene e chi le ordinava di scendere dall’auto. In meno di un secondo Ross spara tre colpi, Renée è colpita quattro volte e, dopo lunghi minuti senza adeguata assistenza, viene dichiarata morta in ospedale, mentre il cane sul sedile posteriore rimane illeso.
Il 24 gennaio è la volta di Alex Jeffrey Pretti, infermiere di terapia intensiva di 37 anni. Durante una protesta pacifica contro l’ICE, stava soccorrendo una donna a terra e filmando la scena quando viene colpito con spray urticante, immobilizzato e raggiunto da almeno dieci colpi di arma da fuoco mentre è già steso a terra. Le autorità sostengono che fosse armato con una pistola semiautomatica Sig Sauer P320 e che avesse opposto “violenta resistenza”, ma i video e i testimoni escludono che stesse brandendo un’arma, smentendo clamorosamente la versione ufficiale.  Il Dipartimento per la Sicurezza Interna sostiene che Pretti avesse opposto "violenta resistenza". Versione ribadita da Trump stesso, secondo cui Pretti portava "un'arma molto pericolosa, imprevedibile, che spara quando la gente non se ne accorge".

Non si tratta di incidenti isolati, ma si configurano come un modus operanti sistemico e agghiacciante. Dal settembre 2025 al gennaio 2026, agenti federali dell'ICE e della Border Patrol hanno sparato a 11 persone durante operazioni di deportazione ed enforcement in tutti gli Stati Uniti, causando almeno tre morti.

L'America esploderà in una guerra civile se non si calmano gli spiriti violenti, omicidi delle autorità. E la discriminazione razziale non è mai finita negli Stati Uniti, sia per i neri, sia per gli immigrati, sia per gli ultimi.
E quindi il potere che Trump rappresenta, dei miliardari, dei fascisti, delle banche, delle grandi trader dei fondi d'investimento (Blackrock, Vanguard e State Street) che spadroneggiano nel mondo, vogliono attuare una politica razziale, una vera e propria politica da Reich hitleriano.
Sembra si stia compiendo la realizzazione profetica del film Civil War, capolavoro di Alex Garland, che mostra un futuro prossimo in cui gli Stati Uniti sono devastati da una rivolta armata tra un governo federale autoritario e varie forze secessioniste, in particolare una coalizione chiamata Western Forces guidata da Texas e California.

Il popolo americano ha il potenziale di scatenare l’inferno, perché in America ci sono 500 milioni di armi. Significa che ci sono circa 1,2–1,5 armi per ogni residente (bambini compresi), il tasso più alto al mondo.
Mentre quì in Italia o in Europa difficilmente scenderemo in strada attuando reazioni politiche e/o sociali e/o di protesta vera con le armi, negli Stati Uniti la rivolta popolare può avere un effetto domino che può scatenarsi anche in tre, quattro giorni appunto con una sanguinosa guerra civile.

Se questa implosione continuerà è molto probabile che quest'anno, l'anno prossimo, vedremo Trump che si dimetterà o verrà ucciso dai “Titans of Capital” per creare il capro espiatorio che disinneschi le violenze.
Le aspirazioni imperiali del tycoon in Groenlandia ed in Iran presto potrebbero passare in secondo piano con gli sconvolgimenti interni in atto.

In questa situazione, anche l’Ucraina passa in secondo piano e Vladimir Putin ha mano libera per raggiungere i suoi obiettivi strategici, mentre Volodymyr Zelensky rilancia ancora pretese territoriali irrealistiche. Il leader ucraino ha ribadito ieri che “l’Ucraina non accetterà cessioni territoriali alla Russia, ma è disponibile a un compromesso politico e di sicurezza mediato dagli alleati”, in primis gli Stati Uniti. Di fatto resta prigioniero di un’idea “malata” di vittoria totale sulla Russia, spingendo verso l’allargamento del conflitto e rischia di trascinare l’Europa in guerra diretta con il supporto statunitense che questa volta, evidentemente, non avverrà mai.

Grafica di copertina by Paolo Bassani. Realizzata con supporto IA

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