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| Giorgio Bongiovanni

I fascisti ''amici'' degli stragisti che omettono i fatti

Sarà impedito loro di salire sul palco di via d'Amelio

Giorgio Bongiovanni

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Ieri Salvatore Borsellino ha fatto una vera e propria “chiamata alle armi” invitando la società civile ad essere presente in via d’Amelio per far sì che quel luogo in cui persero la vita Paolo Borsellino ed i ragazzi della sua scorta, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Fabio Li Muli ed Eddie Walter Cosina non venga profanato da esibizioni di politici e dalla presenza, in forma ufficiale, di rappresentanti istituzionali che  34 anni dopo la strage “continuano ad occultare l’Agenda Rossa, la scatola nera di quella strage annunziata e che oggi stanno tentando, con l’ennesimo depistaggio, che questa volta si può a ragione definire istituzionale perché portato avanti dalla Commissione parlamentare antimafia, di banalizzarne le cause, attribuendole soltanto alla manovalanza mafiosa e svincolandola dalle altre stragi, soprattutto dalla strage di Capaci che invece ad essa è strettamente legata”. Un appello a cui noi rispondiamo con forza che “Ci saremo! E faremo la nostra parte”.

Il depistaggio nero

Il fratello del giudice Borsellino ha anche ricordato che nei giorni scorsi Gioventù Nazionale, movimento giovanile di Fratelli d'Italia, che oggi si presenta ben vestito e le cui radici storiche e politiche affondano nel Movimento Sociale Italiano (MSI), si è riunita davanti al murales dedicato a Paolo Borsellino, nei pressi di via d'Amelio.

Il motivo? Presentare alla stampa un documento politico dal titolo "La pista nera è depistaggio rosso".

Un'operazione che, a poche settimane dalle commemorazioni della strage di via d'Amelio, mira indubbiamente a lanciare nuove cortine fumogene rilanciando le posizioni della Commissione Parlamentare Antimafia guidata da Chiara Colosimo, e del procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, che nelle sue audizioni aveva definito la "pista nera" uno "zero tagliato".

I militanti di Gioventù nazionale, rafforzati anche dalla presenza del senatore Raoul Russo, capogruppo di Fratelli d'Italia in Commissione Parlamentare Antimafia, sono tornati ad indicare la pista mafia-appalti come l'unica da seguire per spiegare la strage di via d'Amelio ed anche, seppur in misura minore, quella di Capaci.

Inoltre hanno alzato i muri a difesa dell'ex parlamentare del MSI Guido Lo Porto, la cui figura sta emergendo in diverse dichiarazioni in cui viene indicato anche come stretto conoscente del boss Mariano Tullio Troia e contestano il fatto che Paolo Borsellino possa essere stato ucciso perché avrebbe scoperto quella che per loro è una "presunta convergenza tra neofascisti e mafiosi".

A latere della conferenza stampa abbiamo avuto modo, con i nostri microfoni, di fare alcune domande ed è evidente da una parte la totale non conoscenza di fatti (tanto che proprio il senatore Russo è dovuto giungere in soccorso per dare delle risposte), dall'altra la precisa volontà di omettere anche quegli elementi ormai conclamati in inchieste e sentenze.

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