Emozioni e ipocrisie nella Festa della Repubblica
Con l'indegna presenza del fascista La Russa vicino al Capo dello Stato Mattarella
Ieri era il giorno della Festa della Repubblica, istituita per ricordare la nascita della Repubblica Italiana quando il popolo italiano, nel 1946, fu chiamato a votare con il Referendum. Fu un voto epocale anche per un altro motivo: per la prima volta in una consultazione politica nazionale in Italia, votarono anche le donne. L'affluenza fu straordinaria, superando l'89% degli aventi diritto.
Una festa che, proprio per questo, suscita emozioni forti.
Nella parata dei Fori Imperiali, però, il sentimento più forte generato è quello dell'indignazione di fronte all'ipocrisia di Stato.
Hanno sfilato i militari. Ed immediatamente dopo di loro tutti gli altri corpi dello Stato: polizia, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Croce Rossa, Polizia Penitenziaria, Protezione Civile e Servizio Civile.
Il Capo dello Stato Sergio Mattarella, nel suo messaggio pubblico inviato al ministero della Difesa, ha citato la “vocazione” delle Forze armate a concorrere “alla costruzione della pace e della sicurezza globali”. Parole gonfie di retorica in un mondo in Guerra, in cui l'Italia recita comunque la sua parte mantenendo accordi con la Nato, a difesa dell'Ucraina, e con il governo genocida di Israele.
Un insulto alla nostra Costituzione che "ripudia" la guerra.
Abbiamo visto tutti in diretta tv i blindati dell'Esercito, i droni, i sistemi di guerra elettronica e perfino un cane robot che si dice utilissimo ad aprire la strada ai reparti d’assalto nelle irruzioni e si infila persino nei tunnel per sventare le imboscate. I giustificazionisti li indicano come sistemi di "difesa".
A dir poco controverso è stato vedere sfilare il “Maiale”, il siluro sottomarino utilizzato dagli incursori della Marina, con due rose rosse disposte a X sulla prua, a richiamare il simbolo della Decima Flottiglia Mas che fu guidata dal comandante Junio Valerio Borghese.
Altra nota stonata la presenza, accanto al Capo dello Stato, di Ignazio La Russa, certamente seconda carica dello Stato in qualità di Presidente del Senato, ma pur sempre "picchiatore" fascista che in casa tiene una collezione di busti di Mussolini, medaglie degli arditi e altri cimeli.
Quello stesso Ignazio La Russa che partecipò ai funerali di Nico Azzi, fascista e bombarolo, celebratisi il 13 gennaio 2007 nella basilica di Sant’Ambrogio, in un tripudio di svastiche e croci celtiche, durante i quali fece il saluto romano.
Sappiamo che il Capo dello Stato non può allontanarlo, ma la figura di La Russa è certamente indegna così come la presenza della Premier Giorgia Meloni e di altri rappresentanti di Governo, fascisti, anticostituzionali, guerrafondai e "amici" dei mafiosi. E' una questione di etica.
E vedere gli eredi di Mussolini e Hitler, autori dell'Olocausto, seduti in quegli scranni è davvero uno schiaffo alla Repubblica ed al sacrificio dei partigiani che hanno davvero liberato l'Italia.
Che atto di coraggio sarebbe stato vedere il Presidente della Repubblica prendere le distanze da tutto questo. Quanto sarebbe rivoluzionario che Sergio Mattarella dicesse ciò che pensa sui mandanti occulti di stragi e delitti eccellenti, sulla morte di suo fratello, su quella di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tanti altri martiri, magari rispondendo alle domande di uno di quei giovani che hanno avuto l'onore e l'onere di rivolgersi alla sua persona.
Un'occasione persa, dato che lo staff del Quirinale avrà ipocritamente scelto di evitare certi discorsi.
Eppure Presidente Mattarella sarebbe stato un piacere ascoltarla. Anche se è passato un giorno, non è mai troppo tardi.
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