11 settembre: fuoco amico sui cittadini americani
A 25 anni dal più grande attentato nella storia moderna degli Stati Uniti esistono ancora troppe lacune sulla versione ufficiale
L’11 settembre del 2001 il mondo intero assisteva al più grande attacco all’Occidente e, allo stesso tempo, alla più grande menzogna del millennio appena cominciato: l’attentato alle Torri Gemelle. Da quella data, impressa sui libri di storia e nelle menti di chi, grandi o piccoli, ha vissuto il dramma incollato al televisore, sono trascorsi 25 anni. Quasi tremila le vittime, di cui oltre 2500 civili.
In conformità alla narrazione ufficiale, l’attacco alle Twin Towers fu perpetrato da un gruppo di estremisti islamici affiliati ad al-Qaeda, guidati da Osama Bin Laden. Tuttavia, le approfondite ricerche condotte da giornalisti e studiosi scrupolosi, tra cui il compianto Giulietto Chiesa, hanno rivelato elementi che inequivocabilmente suggeriscono l’esistenza di altre forze e l’implicazione di servizi segreti in questo tragico evento.
"L’attacco dell’11 settembre 2001 è stato orchestrato interamente dall’interno dell’impero. Non è vero nulla di ciò che ci hanno raccontato, ovvero che fosse opera di Osama Bin Laden con 19 terroristi arabo-sauditi. Tutto è stato costruito come un grande teatro".
© Mike Goad
È da tempo risaputo, infatti, che Bin Laden fosse uomo della CIA. "È una disputa che non si può riproporre qui. I diciannove presunti “dirottatori”, guidati da Osama bin Laden, non avrebbero potuto, in ogni caso, realizzare un tale piano", scriveva il fondatore di Pandora Tv, scomparso nel 2020. "Ci sono prove in abbondanza che nell’operazione intervennero forze potenti che avevano legami con diversi servizi segreti, a cominciare da settori della CIA e dell’FBI, per arrivare fino all’ISI pakistano, ai servizi segreti sauditi e a quelli, sicuramente coinvolti, del Mossad israeliano".
Un attentato alle Torri Gemelle di New York, cuore pulsante dell’economia americana, doveva fungere da pretesto per una reazione spropositata, utile alle ambizioni geopolitiche dell’impero statunitense. Dopo l’11 settembre, infatti, George W. Bush avviò una serie di guerre sanguinose in Afghanistan, Iraq, Libia e Siria (tutti paesi che nulla avevano a che vedere con il capo di al-Qaeda, che era saudita) e determinò cambiamenti del sistema delle regole internazionali.
Porzione del carrello di atterraggio rinvenuto all'angolo tra West Street e Rector Street, Lower Manhattan NY © Charles Marsh
"La nostra guerra al terrorismo comincia con al-Qaeda, ma non finisce lì", disse Bush il 20 settembre 2001 alla Camera dei Rappresentanti del Campidoglio. "Tutti motivati con una nuova ed unica necessità: combattere il “nuovo nemico” dell’Occidente, l’Islam fondamentalista", commentava Chiesa. "Il lavoro della '9/11 Commission' (cioè la 'versione ufficiale') non regge di fronte a una sterminata quantità di contestazioni", aveva spiegato il giornalista, "mosse da ricercatori indipendenti di tutto il mondo".
Varie inchieste giornalistiche mostrano le evidenti lacune nella ricostruzione investigativa dell’attentato fornita dagli apparati di sicurezza americani. Tempi, logistica, immagini, file, depistaggi: nel mare magnum di fascicoli sin qui prodotti, la versione ufficiale scricchiola. E non poco. La 9/11 Commission, la commissione ufficiale d’inchiesta USA sull’attentato, rifiutò di esaminare documenti e prove sulle oscure manovre che precedettero l’attentato. Un dato, per citarne uno, rivelato ufficialmente dall’ex senatore dem Bill Graham: il primo rapporto rivelava inequivocabilmente che il governo di Ryad aiutò e finanziò i “capri espiatori” a installarsi negli Stati Uniti. Questo, da solo, dimostra che la 9/11 Commission fornì una versione falsa dell’intera vicenda, per coprire i veri responsabili.
© Mike Goad
Non finisce qui. Nel 1995, la polizia filippina consegnò agli Stati Uniti le informazioni rinvenute in un computer appartenente ad al-Qaeda, nelle quali veniva descritto un piano per dirottare alcuni aerei e colpire obiettivi sensibili. Nel luglio 2001, inoltre, CIA e FBI disponevano già di informazioni relative alla possibilità di un imminente attentato terroristico. Anche i governi di diversi Paesi avevano avvertito i servizi d’intelligence statunitensi della minaccia. Secondo questa ricostruzione, dunque, l’amministrazione Bush era consapevole del rischio di un attacco terroristico e avrebbe sfruttato tale consapevolezza per giustificare lo scoppio di una guerra, analogamente a quanto sarebbe avvenuto in seguito all’attacco di Pearl Harbor.
A queste falsificazioni - già provate - se ne possono aggiungere decine. Quanto basta per concludere che ci furono interessi potenti, all’interno dell’élite americana e dei circoli dirigenti occidentali, per coprire i veri protagonisti dell’attentato. Per non parlare dei processi: i procedimenti legali relativi agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 sono ancora in fase di stallo. Khalid Shaikh Mohammed e altri quattro individui presunti affiliati ad al-Qaeda, attualmente detenuti a Guantanamo e sotto processo, rimangono in attesa di sviluppi giudiziari, nonostante le udienze siano soggette a continui rinvii o cancellazioni.
© Mike Goad
Per Khalid Sheikh Mohammed, ritenuto la mente degli attentati terroristici, un giudice militare ha recentemente stabilito che il processo comincerà a giugno 2028. Recentemente era arrivata la notizia che gli fosse stato concesso l’ergastolo previa ammissione di colpevolezza (patteggiamento), ma la decisione sarebbe stata subito ritirata. Sull’attentato si era espresso anche l’allora presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, Ferdinando Imposimato, il quale più di una volta aveva dichiarato che esistono indizi più che sufficienti per incriminare, di concorso in strage, di fronte a una corte internazionale, l’amministrazione americana di George W. Bush e Dick Cheney.
A distanza di 25 anni, il nodo non è soltanto ciò che accadde quel giorno, ma il modo in cui la storia è stata raccontata, e consegnata ai posteri. L’11 settembre ha creato un nuovo ordine globale, ha fornito nuovo slancio all’imperialismo americano che da quella data ha investito i propri capitali per nuove guerre in nuovi territori. Finché le domande resteranno senza risposte convincenti e i conti non saranno davvero chiusi, l’11 settembre continuerà a dividere le coscienze e a interrogare il presente.
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Foto di copertina © Robert J. Fisch
















