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Francesca Albanese assieme ai portuali di Genova: "Per la Palestina ora azioni concrete"

AMDuemila

La Relatrice speciale delle Nazioni Unite per il Territorio palestinese occupato, tra le figure simbolo della mobilitazione internazionale per Gaza, ha scelto Genova per il suo ritorno in Italia e per inaugurare il ciclo di presentazioni del nuovo libro La Luce del Risveglio (ed. Rizzoli). Una scelta che Francesca Albanese definisce tutt’altro che casuale: Genova, infatti, è stata negli ultimi anni uno dei principali centri della mobilitazione italiana a sostegno della Palestina.

Ad accoglierla al suo arrivo sono stati gli autonomi del porto, nel quartier generale del Cap di via Albertazzi, a pochi metri dai varchi portuali che per mesi hanno ospitato presidi e manifestazioni contro il traffico di armi e a sostegno del popolo palestinese. L’incontro è stato l’occasione per rilanciare la collaborazione tra la relatrice Onu e il coordinamento Usb-Calp, che da tempo porta avanti campagne contro il passaggio di armamenti nei moli genovesi.

Tra gli obiettivi indicati dai portuali figurano l’attivazione concreta dell’osservatorio sui traffici di armi nei porti, il boicottaggio selettivo delle merci dirette da e verso Israele e una nuova battaglia per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza nel lavoro portuale e nella ricerca. Il collettivo sta inoltre lavorando all’organizzazione di una nuova grande manifestazione prevista per ottobre.

Nel corso della giornata, culminata con la presentazione pubblica del libro ai Giardini Luzzati davanti a un ampio pubblico, Albanese ha sottolineato come il movimento per Gaza stia attraversando una fase diversa rispetto alle grandi mobilitazioni dell’autunno scorso. “Siamo in una fase diversa della lotta – spiega tra i portuali genovesi la relatrice Onu, prima di incontrare il pubblico –, le piazze oceaniche dell’autunno hanno fatto il loro, ma la piazza piena è un tramite e non una destinazione, se si fatica a tornare a grandi manifestazioni non vuol dire si sia tornati a dormire davanti alle ingiustizie del mondo, e di quelle di Israele sui palestinesi in particolare. Le persone si sono svegliate nelle università dove si tagliano i partenariati con Israele, nelle organizzazioni, negli scioperi, nella società civile dove si avviano delle azioni legali contro delle aziende complici dei crimini che sta commettendo Israele come la Leonardo”.

Negli ultimi mesi Albanese ha ottenuto la revoca delle sanzioni statunitensi nei suoi confronti, annunciato un nuovo report sulla situazione del popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania e pubblicato un libro con cui intende riaffermare “la Palestina come la bussola morale dei nostri tempi”. Non sono mancate neppure le critiche agli errori della nuova Flotilla diretta verso Gaza.

Il tema delle “azioni concrete” è stato al centro anche degli interventi dei portuali del Calp, che da anni sono impegnati nel blocco delle navi cariche di armi e nelle mobilitazioni per la Palestina. “Possiamo preparare cento giornate di mobilitazione, essere troppo pochi come in questi giorni o tantissimi, ma faremo la differenza solo con azioni concrete e obiettivi chiari – è la versione di Riccardo Rudino, il portuale diventato il volto del lancio dello sciopero generale per la Flotilla, in prima fila con il sindacalista e attivista Jose Nivoi, che sulla Flotilla si è imbarcato –. In estate è arrivata una richiesta di aiuto ed è partita la corsa a raccogliere beni di prima necessità, per cui si è attivato un paese intero. Poi abbiamo detto blocchiamo tutto, e abbiamo bloccato i porti del paese. Ora serve fare un passo in più: avviare il boicottaggio selettivo delle merci da e per Israele, che sapremmo fare e coinvolgerebbe una piccola parte dei container che passano dai nostri porti, e rendere operativo l’osservatorio contro i carichi di armi sulle nostre banchine”.
Albanese ha inoltre rivolto un appello diretto al governo italiano, chiedendo “la necessità che l’Italia smetta di opporsi alla sospensione dell’accordo di cooperazione tra Ue e Israele, l’accordo che ci rende il primo partner commerciale di un paese piccolo che avrebbe un impatto politico importante”.

Dai portuali è arrivato infine anche un messaggio all’amministrazione cittadina: “La delibera per varare l’osservatorio sulle armi in porto c’è, l’abbiamo vista scrivere e condivisa in Comune – chiedono dal Calp –, bisogna solo credere ci sia bisogno di battersi per la causa”. 

Foto © Jamil El Sadi 

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