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''The Sea'', oltre 15mila spettatori per il film-evento sulla Palestina

Jamil El Sadi

Dalla proiezione di Roma parte un appello: “Tenere accesa la luce su ciò che sta accadendo

Questo film ci aiuta a tenere la luce accesa su quanto sta succedendo in Palestina oggi, sulle violazioni del diritto internazionale e sulla legge del più forte che sta attuando Israele”. Con queste parole Maddalena Oliva, vicedirettrice de Il Fatto Quotidiano, ha aperto al Cinema 4 Fontane di Roma la proiezione-evento di The Sea, il film diretto dal regista israeliano Shai Carmeli-Pollak, candidato agli Oscar 2026 e distribuito in Italia da Pueblo Unido e Mescalito Film con la media partnership de Il Fatto Quotidiano.
Oltre 15mila persone hanno assistito alla proiezione in più di 130 sale italiane – “da Aosta a Sciacca” com’è stato ricordato in sala -, trasformando il film in un vero evento nazionale. Alla proiezione “romana” hanno partecipato numerose personalità del mondo dello spettacolo, della cultura e del giornalismo, tra cui Sabina GuzzantiGabriele MuccinoMichele SantoroLaura MoranteGiulia MicheliniGiorgio Mottola e il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Bartoli.


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Al centro del film c'è la storia di Khaled, un bambino palestinese di Ramallah che sogna di vedere il mare, un desiderio apparentemente semplice che diventa il simbolo delle restrizioni e delle violenze vissute dalla popolazione palestinese nei territori occupati. Non da oggi. Non dal 7 ottobre 2023. Ma da decenni di occupazione e di apartheid che restringono sempre più il respiro in West Bank.
Grazie a questo film “riusciamo a vedere, a comprendere che cosa vuole dire essere non solo un bambino, ma un palestinese che vive nella West Bank: vuol dire ritrovarsi di fatto in una prigione a cielo aperto, dove il controllo delle persone da parte del governo israeliano, dell’esercito israeliano, viene attuato attraverso il controllo dei movimenti, con i checkpoint, i blocchi, i muri, l’incarcerazione di massa”, ha spiegato Oliva.
La vicedirettrice del Fatto ha ricordato anche il bilancio delle vittime palestinesi in Cisgiordania dopo il 7 ottobre 2023: “Se Khaled, anziché essere nato a Ramallah, fosse stato un bambino di Jenin o di Tulkarem, probabilmente sarebbe stato ucciso anche dall’esercito israeliano. Perché in Cisgiordania, nei Territori occupati, dal 7 ottobre 2023 a oggi, sono stati uccisi più di 1000 palestinesi”.


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A seguire è intervenuta Giulia Innocenzi, inviata di Report e distributrice del film con la sua Pueblo Unido. Innocenzi ha raccontato come The Sea, pur avendo ricevuto riconoscimenti internazionali e un forte consenso del pubblico, sia stato ostacolato dal governo israeliano. “Questo film ha riscontrato un successo nell’opinione pubblica israeliana, ha avuto un afflusso di pubblico all’estero, ma praticamente non ha distribuzione. È un film particolarmente pericoloso per la narrativa del governo israeliano perché è un film universale”, ha dichiarato.
Da qui la spinta della giornalista nel volerlo portare in Italia a tutti i costi: “È proprio per l’attacco del governo israeliano che ho deciso, insieme a Mescalito, di distribuire questo film perché non potevo credere che un film pluripremiato, rappresentante di Israele agli Oscar, invece venisse attaccato proprio dal suo governo. Oltre ad averlo bollato come ‘vergognoso’, è stato definito come uno schiaffo in faccia agli ‘eroici’ soldati israeliani. Allora mi sono detta che qualcuno questo film avrebbe dovuto portarlo in Italia”.


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A fine proiezione, la serata è continuata con l’intervenuto in collegamento anche di Alessandro Mantovani corrispondente del Fatto, direttamente dalle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla che domani dovrebbero ripartire dalle coste greche: direzione Gaza. “Se non si ferma quanto sta avvenendo a Gaza, allora tutto il mondo rischia di diventare Gaza”, ha detto il giornalista.
In tanti nel corso dell’evento hanno ricordato l’appello per la liberazione degli attivisti Thiago Avila e Saif Abukeshek, ancora detenuti in Israele dopo l’intercettazione della flottiglia. Francesca Nardi, una delle attiviste di Gaza Freestyle rientrate in Italia dopo l’abbordaggio israeliano, ha raccontato la propria esperienza di detenzione: “La priorità assoluta ora è la loro liberazione. Quello che ci è capitato succede a più di 9mila detenuti palestinesi, anche minorenni”. Un dato da non dimenticare.
Tra gli ospiti anche Francesca Albanese, Relatrice speciale Onu per il Territorio palestinese occupato, videocollegata dalla Spagna dove – tra le altre cose – ha presentato il suo libro e ha incontrato il premier spagnolo Pedro Sanchez, che in questi giorni ha avanzato all’Unione Europea la richiesta di rimuovere le sanzioni Usa contro di lei e contro i giudici della Corte Penale Internazionale. “Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha scritto alla massima rappresentante dell’Unione Europea per chiederle di attivarsi per rimuovere le sanzioni contro di me e contro i giudici della Corte Penale Internazionale, perché è una vergogna”, ha detto Albanese. 


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Quanto alla vita in Palestina ("tutta", sottolinea), la vita “è una lenta agonia". "Ho utilizzato un termine che in inglese è molto chiaro: 'unchilding' - ha aggiunto -. È l’esperienza di vivere sotto l’occupazione israeliana, quindi sotto una dittatura militare con apartheid, o meglio un apartheid imposto attraverso una forma di dittatura militare, cioè la corte marziale". Israele "è l’unico Paese in cui vige sistematicamente la corte marziale per i bambini: bambini di 12, 13, 14 anni, o persino bambini di 5 anni arrestati dall’esercito - ha detto -. Si vede costantemente, perché quello è un modo per farli andare via, per costringerli ad andarsene. Quindi il bambino cresce deinfantilizzato, privato della leggerezza che è propria dell’infanzia, dei sogni. I bambini palestinesi viaggiano con il testamento nella tasca. Non è normale avere costantemente paura di perdere un genitore, di perdere un membro della famiglia, di dover crescere senza qualcuno della propria famiglia perché magari è stato arrestato, oppure di vedersi demolire la casa o la scuola. E poi ti chiedi: ma come, i palestinesi dovrebbero assolutamente a mare gli israeliani? Sì, lo farebbero se non fossero i loro occupanti, se non fossero i loro carcerieri, se non fossero i loro torturatori e tormentatori”.


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Prima di chiudere il collegamento, la Relatrice speciale Onu ha criticato il silenzio delle istituzioni italiane dopo gli attacchi ricevuti dagli Stati Uniti: “In Italia mi sento comunque sempre avvolta dall’affetto delle persone, però fa male il fatto che di fronte all’aggressione che ho subito da parte degli Stati Uniti, lo Stato italiano mi abbia lasciato da sola”.

Info film, prossime programmazioni e trailer: theseafilm.it

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