Operazione 'Trazador': in Uruguay il narcotraffico avanza dentro al sistema politico
Come in “Cronaca di una morte annunciata” (di Gabriel García Márquez), ancora una volta la criminalità legata al narcotraffico uruguaiano ha richiamato l’attenzione della Procura penale sul sistema politico; ciò è avvenuto recentemente al termine dell’operazione di polizia denominata Trazador, che si è conclusa non solo con il sequestro di cocaina, altre sostanze, denaro, armi, automobili di alta gamma e munizioni di diverso calibro, ma anche con l’avvio di una serie di indagini riguardanti persone che fanno parte del sistema politico.
Diverse persone sono state arrestate nel corso dell’operazione e alcune di esse sono state condannate, in abbreviato, per riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico organizzato e traffico di munizioni. Uno dei condannati, Pablo Leiva, era consulente di un consigliere comunale del Partido Nacional; inoltre, le indagini, tuttora in corso, avrebbero accertato che Leiva effettuava le operazioni di riciclaggio con la collaborazione di un esercizio commerciale della rete di riscossione dei pagamenti appartenente, da circa 13 mesi, alla moglie di un ex senatore del Partido Nacional, Jorge Gandini, che oggi è direttore dell’Administración Nacional de Puertos, ANP. Quest’ultimo ha fornito spiegazioni alla stampa, si è messo a disposizione della Procura e ha inoltre negato categoricamente di avere qualsiasi legame con le attività del condannato Leiva e degli altri componenti dell’organizzazione narco-mafiosa.
Va sottolineato che, una volta divenuta di dominio pubblico questa operazione, le ripercussioni, oltre che mediatiche, sono state particolarmente rilevanti sul piano politico, dove lo scambio di accuse è stato di proporzioni notevoli, provocando sgomento e stupore nell’opinione pubblica. Si ritiene che, con il trascorrere delle ore, potrebbero emergere ulteriori novità e che forse questo episodio potrebbe avere altre conseguenze, non soltanto nell’ambito della Procura, ma anche in quello politico, a seconda degli esiti delle indagini.
In concreto, però, quanto accaduto finora non ha fatto altro che confermare ampiamente ciò che ancora una volta è alla vista di tutti: come l’istituzionalità uruguaiana sarebbe vulnerabile di fronte all’ormai inequivocabile ingerenza criminale operante sul territorio nazionale. Da Antimafia Dos Mil avevamo già denunciato in più di un’occasione questo scenario tutt’altro che salutare per la democrazia uruguaiana, valutando il contesto degli ultimi dieci anni e tutta una serie di situazioni che, progressivamente, si sono verificate all’interno del territorio nazionale.
Tutto è iniziato quando, recentemente, le autorità hanno lavorato su informazioni riservate che hanno portato all’indagine sul consulente del consigliere comunale del Partido Nacional Gonzalo Gómez, identificato come Pablo Leiva. In precedenza, gli investigatori avevano accertato che un uomo si sarebbe dedicato allo stoccaggio di sostanze stupefacenti in un immobile del quartiere Brazo Oriental. La Procura, sotto la direzione della dottoressa Angelita Romano, ha assunto la gestione del caso e, in tale contesto, si sono susseguite una serie di attività investigative.
Nonostante il riserbo ufficiale prevalente, dal quotidiano El Observador si è appreso che le sostanze stupefacenti provenivano dal Paraguay, entrando via terra nel territorio uruguaiano, e venivano distribuite in quartieri quali Marconi, Villa Española e Pérez Castellanos.
Seguendo le direttive della gerarchia della polizia e con il nulla osta della Procura e della magistratura competenti, è stato possibile accertare che Leiva, che in quel momento svolgeva l’incarico retribuito di consulente del consigliere comunale del Partido Nacional Gonzalo Gómez, sarebbe stato gravemente coinvolto in attività di narcotraffico.
Le autorità hanno predisposto un’operazione di sorveglianza e pedinamento e, in questo modo, è stato possibile osservare che, un giorno del mese in corso, un uomo è arrivato con la propria automobile presso l’abitazione di Leiva, consegnandogli un pacco contenente denaro, e che successivamente l’operazione si è ripetuta con la consegna di un sacchetto di polietilene, che si stima fosse pieno di denaro, poi introdotto all’interno dell’immobile. In tale contesto è stata effettuata una perquisizione in quell’abitazione e in altre, con esito positivo.
Le successive perizie sui telefoni cellulari sequestrati nell’operazione denominata Trazador hanno permesso di stabilire che Latorre aveva registrato Leiva in rubrica con il nome “Casa esquina” e che nelle comunicazioni venivano concordate le consegne.
Secondo quanto riferito dal quotidiano El Observador, dalla Procura competente sarebbe stato affermato che Leiva acquisiva il denaro, consapevole della sua provenienza illecita, con la finalità di introdurlo legalmente nel sistema finanziario. È stato inoltre reso noto che negli immobili perquisiti, uno dei quali situato nel quartiere Brazo Oriental, sono stati sequestrati circa 140 chilogrammi di sostanze stupefacenti, base di cocaina, circa 124 chilogrammi di cocaina, circa 132 grammi di chasquis di base di cocaina e più di 500 grammi di una sostanza giallastra in pietra; sono state inoltre sequestrate due pistole marca Glock, 236 munizioni per fucile AK-47, una bilancia di precisione e un dispositivo di disturbo del segnale, nonché 283.000 pesos e 42.564 dollari statunitensi. È stato accertato che le persone arrestate custodivano veicoli di alta gamma, anch’essi ovviamente sequestrati, in un parcheggio della zona.
L’elemento di particolare rilievo, per quanto riguarda Leiva, dato che è stato l’epicentro dello scandalo all’interno dell’ambito politico, è stata la perquisizione della sua abitazione, dove sono stati sequestrati mazzette di denaro e monete raggruppate sopra un mobile di una stanza, tre quaderni con diverse annotazioni, munizioni calibro 22 e 9 mm. Il denaro, nel suo complesso, ammonterebbe a più di 2 milioni di pesos.
Le attività della Procura e della magistratura hanno portato a tre condanne nell’ambito di accordi abbreviati. L’avvocata difensore di Leiva, di suo figlio, che è stato rimesso in libertà, e di altre due persone, era la dottoressa Fabiana González Raggio, professionista che nell’ambiente giuridico si è distinta come abituale difensore di importanti esponenti dell’universo del narcotraffico in Uruguay. Le sono state comunicate le rispettive condanne, che, sorprendentemente, sono state pronunciate in modo estremamente rapido, ragione per cui non è stato possibile proseguire con ulteriori attività investigative, dal momento che, secondo quanto è emerso, gli agenti di polizia impegnati nelle indagini avrebbero avuto molte altre domande da rivolgere ai tre arrestati. Pablo Leiva è stato condannato per un reato di riciclaggio di denaro e un reato di traffico interno di munizioni alla pena di due anni e sei mesi di reclusione.
In tal senso, non si esclude che nei prossimi giorni possano emergere ulteriori iniziative da parte della Procura, in questo caso da parte della Procura competente per i procedimenti relativi al riciclaggio di denaro, il che significherebbe una nuova fase sotto questo profilo e potrebbe portare ad altri arresti e a sviluppi sorprendenti.
Sospettata la moglie dell’ex senatore del Partido Nacional Jorge Gandini
L’aspetto più eclatante di questo caso di narcotraffico è che uno dei suoi diretti coinvolti era consulente, per la lista 250, di un consigliere comunale del Partido Nacional, Gonzalo Gómez, che inoltre fa parte dell’onorevole direttorio del Partido Nacional.
Al momento dell’operazione di polizia e della diffusione pubblica di questo scandaloso caso di narcotraffico con implicazioni di carattere politico, il consigliere comunale in carica Gómez si trovava in Cina e, al suo ritorno, dovrà certamente affrontare, all’interno del partito, sul piano familiare e nell’ambito lavorativo, una valanga di ripercussioni; ripercussioni che si sono già fatte sentire in maniera considerevole quando, nel corso dell’indagine di polizia e della Procura, è stato accertato che Leiva effettuava depositi e pagamenti, riciclando denaro, per usare il gergo dei narcotrafficanti, presso un esercizio di riscossione appartenente alla moglie dell’attuale presidente dell’Administración Nacional de Puertos, ANP, ed ex senatore del Partido Nacional Jorge Gandini, scatenando ancora una volta una vera e propria tempesta nel sistema politico.
Gandini, ovviamente, ha immediatamente rilasciato dichiarazioni alla stampa in tono di condanna per quanto accaduto, dichiarandosi assolutamente estraneo, insieme alla moglie, dal momento che l’esercizio di riscossione sarebbe un bene comune della coppia, alle attività di riciclaggio del denaro dei narcotrafficanti; d’altra parte, alcuni organi di stampa, in particolare giornalisti di programmi trasmessi in streaming, hanno riferito che ciò che destava attenzione era il fatto che l’acquisto di quell’esercizio commerciale da parte della moglie di Gandini sarebbe avvenuto per un importo in dollari molto superiore a quello generalmente praticato in casi analoghi; inoltre, ha suscitato molta attenzione anche il fatto che il figlio di Leiva non sia stato condannato e che l’intero accordo abbreviato sarebbe stato raggiunto in tempi record, precisamente in un caso in cui le indagini sul riciclaggio di denaro erano appena agli inizi.
Per questi e altri motivi, sul piano politico gli effetti sono stati devastanti, soprattutto all’interno del Partido Nacional, con scambi di accuse con i legislatori della maggioranza, mettendo ovviamente in dubbio l’innocenza di Gandini, tanto che, ad esempio, dal settore sindacale dell’Administración de Puertos è stato chiesto a Gandini di farsi da parte dalla sua funzione dirigenziale per tutta la durata delle indagini; per quanto riguarda il consigliere comunale Gómez, inoltre, la situazione non sarebbe affatto facile al suo ritorno in Uruguay.
In definitiva, l’intero caso, nel suo complesso, rende ancora una volta visibile, in modo eclatante, il livello di infiltrazione del narcotraffico nelle istituzioni e nel sistema politico uruguaiano. L’ondata di ripercussioni e di interrogativi lo rende evidente.
Le domande sono numerose; e i sospetti aumentano.
Il consigliere comunale Gonzalo Gómez era a conoscenza delle attività del consulente Paiva? Gómez è stato tratto in inganno nella sua buona fede oppure è stato complice? Perché, casualmente, Paiva effettuava depositi e pagamenti presso l’esercizio di riscossione dei Gandini? A cosa si deve il fatto che la procuratrice che ha lavorato inizialmente sia riuscita, attraverso accordi, a ottenere rapide condanne degli arrestati, disponendo la liberazione del figlio di Paiva?
Sono stati adeguatamente e come previsto dalla legge esaminati dalla polizia e dalla Procura i contenuti dei tre quaderni sequestrati nella casa di Leiva e i contenuti delle registrazioni ottenute dalla polizia al momento delle perquisizioni, occasione nella quale gli agenti rivolgevano domande alle persone arrestate durante le operazioni?
È normale la cifra in dollari che i Gandini hanno pagato per l’esercizio di riscossione? Quel valore elevato della somma pagata per l’acquisto dell’esercizio suggerisce qualcosa? Le indagini della Procura, nella prima fase, sono state corrette e conformi al diritto oppure sono state incomplete? Gli agenti di polizia impegnati nelle operazioni hanno lavorato disponendo di tutti gli elementi, perizie, rapporti, eccetera, a loro disposizione oppure erano privi di tutti i dati necessari per svolgere il proprio lavoro? La Procura confermerà l’innocenza della signora Gandini e dello stesso Gandini riguardo all’episodio criminale legato al narcotraffico che ha coinvolto il consulente del consigliere comunale del Partido Nacional Gonzalo Gómez oppure, al contrario, la loro condotta risulterà compromessa? In questo contesto, forse anche il consigliere comunale Gómez potrà essere dichiarato innocente ed estraneo alle attività del suo consulente oppure avverrà il contrario? Questa volta verrà fatta chiarezza sul caso oppure, ancora una volta, l’intera società uruguaiana resterà con i dubbi sulle spalle, soprattutto se i punti sospensivi sull’operato della Procura dovessero comparire nuovamente? Che cosa accadrà d’ora in avanti, in questo nuovo caso di presunta ingerenza di elementi del sistema politico uruguaiano nella narcomafia imperante nel Paese? Le incertezze abbondano; i timori aumentano progressivamente; e la verità viene reclamata a gran voce dall’opinione pubblica; ma la pura verità, perché, a questo punto degli avvenimenti, il quadro è ampiamente terrificante e tutt’altro che salutare, assolutamente, a giudicare da tutto ciò che è accaduto in Uruguay negli ultimi 25 anni in materia di narcotraffico organizzato.
Ciò che è certo è che, alla luce di questo nuovo scenario, ancora una volta il sistema politico sarebbe alle corde: nel senso di essere stato infiltrato dal narcotraffico; nel senso di mettere in dubbio l’onestà di un consigliere comunale del Partido Nacional e di un ex senatore; nel senso che tutto questo insieme di circostanze, nell’ambito di un’operazione di polizia legata al narcotraffico, starebbe rendendo visibile il grave livello di vulnerabilità in cui si trova il sistema politico nazionale.
Non dimentichiamo soltanto alcuni fatti scandalosi del passato: la fuga di Rocco Morabito, durante l’amministrazione del governo del Frente Amplio, con il ministro dell’Interno Bonomi, oggi deceduto; la consegna espressa del passaporto del narcotrafficante Sebastián Marset, durante l’amministrazione del presidente Luis Lacalle Pou. Ciò che è certo è che la popolazione per le strade di Montevideo si sta chiedendo se vi sarà vera giustizia riguardo a questo episodio oppure se, al contrario, i punti sospensivi si ripeteranno nuovamente, come era già accaduto con il caso della fuga di Morabito e con il caso del passaporto di Marset, senza contare una serie di episodi di corruzione nella funzione pubblica registrati negli ultimi dieci anni; episodi di corruzione che, purtroppo, costituiscono l’anticamera dell’infiltrazione narco-mafiosa in un sistema politico di qualsiasi Paese. Solo che ora è arrivato il turno del nostro.
Antimafia lo aveva annunciato già da molto tempo
Tutto questo scenario tetro lo avevamo già annunciato da anni attraverso Antimafia Dos Mil; già prima della fuga di Rocco Morabito, mafioso della ’Ndrangheta, e successivamente, una e più volte, dalle nostre pagine; e personalmente in ogni occasione in cui sono stato intervistato in programmi radiofonici, televisivi e sulla stampa; e in alcune occasioni sono persino stato denigrato da alcuni colleghi, che mi definivano irresponsabile per aver sottolineato che il sistema politico era letteralmente infiltrato dalla narco-mafia.
Purtroppo non ci sbagliavamo, soprattutto perché già all’epoca, quando ci esprimevamo al riguardo, il caso Morabito, la scandalosa corruzione all’interno delle forze di polizia che rese possibile la fuga del mafioso italiano, e il caso del passaporto di Marset erano già fatti di dominio pubblico.
Non eravamo forse già infiltrati dalla narco-mafia nelle nostre istituzioni? Eppure c’erano ancora persone che lo negavano sfacciatamente.
Intervento di Gandini, anni fa, in Parlamento
Ironia o meno, vi è un fatto che, nel voluminoso insieme di articoli e servizi giornalistici sul caso del consulente del consigliere comunale Gómez e sulla presunta partecipazione alle attività di riciclaggio di denaro dell’esercizio di riscossione dell’ex senatore del Partido Nacional Jorge Gandini, non è passato inosservato, perché è stato recentemente divulgato da alcuni canali e mezzi di comunicazione in streaming, uno dei quali Undertake y Media.
Ci riferiamo a un intervento di pochi anni fa, precisamente di Gandini, presso il Palacio Legislativo, nel quale faceva riferimento all’infiltrazione narco-mafiosa nel sistema politico.
A suo tempo Gandini disse: Vengono introdotti qui elementi di contrasto assolutamente inutili solo nel tentativo di suscitare l’idea che ci sia stato qualcosa di marcio in mezzo, infondendo la peggiore delle idee, e cioè che il sistema politico sia permeabile alla corruzione che il narcotraffico è sempre riuscito a generare in altri Paesi, ma qui mi permetto di dire di no, che non è arrivato in nessun partito politico; ma lasciare il sospetto che ci siano persone al servizio della criminalità organizzata, finanziata dal narcotraffico, è molto grave, ma è anche molto ingiusto.
È molto ingiusto tendere questa trappola al sistema per ottenere un piccolo vantaggio, destando il sospetto. Viviamo in un Paese nel quale, nel bene e nel male, possiamo vedere il futuro. Tutto ciò che accade nel mondo, alla fine, accade qui. Lo vediamo prima, ma sappiamo che accadrà e che arriverà. Non ci sono dubbi che arriverà. Per questo vale la pena approfittare di questi momenti del dibattito per capire che dobbiamo prepararci, perché oggi siamo ancora al sicuro.
In questo Paese non ci sono giudici né procuratori uccisi dal narcotraffico. Speriamo che non ce ne siano, né poliziotti, né politici, nessuno di loro, nemmeno i militari, legati alla corruzione, perché il narcotraffico è capace di comprare persone ovunque e noi non abbiamo questo problema. In una commissione, quando ero deputato, per qualche motivo venne l’ispettore Guarteche e disse: ragazzi, i narcotrafficanti di oggi non sono più quei tipi che indossano una camicia fuori dalla giacca, una grossa catena d’oro al collo e un orologio vistoso. Oggi hanno studi contabili e studi legali alle loro spalle, società di comodo.
Ad oggi, la Procura ha disposto la condanna per riciclaggio di denaro, proveniente dal narcotraffico, del consulente di un consigliere comunale della Junta Departamental per il Partido Nacional, fatto che già manda in frantumi quel discorso di Gandini; e ad oggi, lui personalmente e sua moglie sono attenzionati dalla Procura, con il sospetto che la loro attività di riscossione abbia fatto parte delle attività del narcotraffico per quanto riguarda il riciclaggio di denaro, attività centrale e fondamentale dell’universo del narcotraffico, in qualsiasi parte del mondo.
Se dalle indagini della polizia e della Procura per il riciclaggio di denaro non emergeranno elementi che coinvolgano i Gandini in tali attività criminali legate al narcotraffico, verrà fatta piena chiarezza sul sistema politico e sulla coppia, e quell’intervento di Gandini in Parlamento non sarà altro che un aneddoto nella sua storia come legislatore della Camera Bassa; e l’innocenza prevarrà.
Ma se accadrà il contrario, sarà stato un intervento da parte sua dolorosamente significativo e, se si vuole, di carattere premonitore.
Purtroppo, prima di tutto per lui stesso; in secondo luogo, per il partito politico di cui fa parte; in terzo luogo, per il sistema politico nel suo complesso; e in quarto luogo, per la società uruguaiana.
In più di un’occasione, a proposito della mia professione di cronista di nera, durante numerose interviste, molti colleghi mi hanno chiesto se esista il crimine perfetto; la mia risposta è sempre stata la stessa:
Esiste il crimine perfetto, purché vi sia un’indagine imperfetta.
Una risposta più che mai attuale; eterna e categorica. Applicabile senza dubbio a questo e ad altri casi. Vedremo cosa accadrà.
Foto: Ministero dell’Interno
















