Il narcotraffico globale rimodula le proprie strategie logistiche, spostando l'asse delle rotte commerciali verso scali marittimi meno esposti ai riflettori mediatici e investigativi. A confermare questa tendenza, da tempo monitorata da Europol, è un’operazione internazionale delle dogane che ha portato all'intercettazione di un carico record nel Mare del Nord, ben lontano dai tradizionali punti d'ingresso europei come Rotterdam, Anversa o Amburgo.
Nel porto di Wilhelmshaven, nel nord della Germania, all’interno del Land della Bassa Sassonia, i funzionari doganali hanno scoperto otto tonnellate di cocaina. Lo stupefacente viaggiava nascosto in un container che, secondo la documentazione ufficiale, trasportava fave di cacao provenienti dalla Sierra Leone, nell’Africa occidentale. Lo scalo tedesco del JadeWeserPort (in foto), dove ogni giorno arrivano e partono circa due o tre grandi navi cargo (soprattutto portacontainer intercontinentali), doveva rappresentare solo una tappa di transito: il carico era infatti destinato al trasbordo per proseguire via mare verso la Spagna. Il controllo doganale è scattato il 9 febbraio 2026. Durante una scansione a raggi X, gli operatori hanno rilevato anomalie sospette nel container. L'ispezione successiva ha svelato la reale natura del carico: al posto dei semi di cacao erano stati occultati circa 400 pacchi avvolti in pellicola nera, contenenti ciascuno circa 20 panetti di cocaina. Il valore stimato della sostanza stupefacente è di circa 500 milioni di euro al dettaglio. Secondo la Direzione generale delle dogane tedesche, l'operazione rappresenta “uno dei più grandi sequestri degli ultimi anni”.
L'organizzazione criminale si era affidata alla tecnologia per monitorare la spedizione: all'interno del carico illegale sono stati infatti ritrovati dei localizzatori GPS, inseriti presumibilmente per seguire in tempo reale ogni spostamento e coordinare il recupero della droga. Per ragioni investigative, le autorità non hanno reso pubblica la notizia nell'immediato. Dopo il rinvenimento, la cocaina è stata sequestrata e successivamente distrutta in Germania sotto imponenti misure di sicurezza, una cautela necessaria per prevenire eventuali tentativi di assalto o recupero forzato da parte dei trafficanti. Invece di interrompere la catena logistica, gli investigatori hanno scelto una strategia di contrasto a lungo raggio per seguire l'intera filiera criminale. Il container, svuotato della droga, è stato lasciato ripartire fino al porto di Barcellona. Le indagini, coordinate dalla procura di Aurich insieme all’Ufficio investigativo delle dogane di Hannover, si sono così estese al territorio iberico grazie alla collaborazione del Servicio de Vigilancia Aduanera.
La cooperazione internazionale ha dato i suoi frutti a metà maggio, quando l'operazione si è conclusa a El Ejido, nella provincia di Almería, in Andalusia. Le autorità spagnole hanno arrestato due presunti organizzatori mentre tentavano di gestire la consegna del container. Uno dei due arrestati è il direttore di un’azienda di import-export, figura già nota agli inquirenti e ritenuta collegata a precedenti spedizioni sospette di stupefacenti via mare. Il caso evidenzia non solo la flessibilità dei network criminali nell'utilizzare porti secondari per aggirare i controlli, ma anche l'evoluzione delle rotte geografiche, con una parte crescente della droga proveniente dal Sud America che transita dall’Africa occidentale prima di raggiungere l’Europa.
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