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Morto ''El Niño'' in un attacco USA in Venezuela: Caracas sempre più vicina a Washington

Operazioni militari, investimenti esteri e sicurezza: i segnali del cambio di rotta venezuelano nel dopo Maduro

Giuseppe Cirillo

Nella giornata di ieri l’amministrazione Trump ha diffuso alcune immagini che ritraggono l’attacco dell’esercito statunitense in cui è stato ucciso Héctor Guerrero Flores, anche noto come “El Niño”, considerato “il famigerato leader del Tren de Aragua”, così come lo ha definito lo stesso Donald Trump in un post pubblicato sul suo personalissimo “Truth Social”.

Si tratta di un'organizzazione criminale, il Tren de Aragua, nata nelle carceri venezuelane e cresciuta fino a diventare una delle reti criminali più influenti dell'America Latina, le cui attività spaziano dal narcotraffico all’estorsione, fino al traffico di esseri umani e ad altri reati di carattere transnazionale.

Secondo la versione fornita da Washington, l'operazione è stata condotta dal Comando Sud delle forze armate statunitensi attraverso un attacco aereo mirato contro un complesso situato in Venezuela, dove Guerrero si sarebbe nascosto. Lo stesso Trump ha definito l’attacco “rapido e letale”, sottolineando che sarebbe stato realizzato in collaborazione con il governo venezuelano guidato da Delcy Rodríguez.

Ad ogni modo, l’eliminazione di Héctor Guerrero porta con sé anche un altro aspetto significativo:il modo e, soprattutto, la rapidità con cui sono cambiati i rapporti tra Venezuela e Stati Uniti nel dopo Maduro. Se fino a pochi mesi fa Caracas e Washington si trovavano su fronti opposti, oggi il quadro complessivo appare radicalmente cambiato.

Curiosamente, dopo l'arresto di Nicolás Maduro da parte delle forze speciali statunitensi, il governo guidato da Delcy Rodríguez ha progressivamente abbandonato la linea di contrapposizione con gli Stati Uniti, avvicinandosi sempre più alle priorità strategiche di Washington. A questo va aggiunto che, negli ultimi giorni, le forze armate venezuelane hanno intensificato le operazioni nello Stato di Bolívar, una vasta regione ricca di risorse minerarie dove gruppi criminali, bande armate e guerriglieri colombiani controllano da anni numerose miniere d'oro ritenute illegali. Secondo alcune testimonianze, i combattimenti sarebbero stati talmente violenti da spingere molti abitanti a lasciare l'area. Alcune famiglie hanno persino denunciato la scomparsa di parenti coinvolti nelle attività minerarie.

Il contesto appare ormai piuttosto evidente. L'apertura del settore petrolifero e minerario agli investimenti stranieri, l'allentamento delle tensioni diplomatiche con Washington, la crescente cooperazione in materia di sicurezza e il sostegno alle operazioni contro le principali organizzazioni criminali transnazionali sembrano voler delineare un quadro sempre più chiaro: Caracas sta progressivamente riallineando la propria politica agli interessi degli Stati Uniti.

Tornando a Héctor Guerrero Flores, “El Niño” era diventato uno dei criminali più ricercati del continente dopo la sua fuga dal carcere di Tocorón nel 2023. Quella prigione era considerata il vero quartier generale del Tren de Aragua e rappresentava uno dei simboli della debolezza dello Stato venezuelano nei confronti delle organizzazioni criminali. Una questione talmente delicata, soprattutto per gli Stati Uniti, che Washington aveva deciso persino di offrire una ricompensa di 5 milioni di dollari a chiunque avesse fornito informazioni utili alla sua cattura.  

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