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Colombia, la fabbrica della cocaina

Dalle foreste colombiane all'Europa: viaggio nella nuova industria della droga tra cartelli, mafie e intelligenza artificiale

Giuseppe Cirillo

Pochi giorni fa le autorità colombiane hanno messo a segno una delle più importanti operazioni antidroga dell'anno: una di quelle che possono lasciare il segno nelle reti del narcotraffico che riforniscono i mercati internazionali. Tutto è iniziato durante lo scorso fine settimana, con la Polizia nazionale colombiana che ha intensificato i controlli lungo le principali arterie del Paese. L'operazione in questione è avvenuta sulle strade che attraversano il dipartimento di Quindío, nella parte centro-occidentale della Colombia, all'interno della cosiddetta regione del Caffè.

Parliamo di una zona che non rientra tra le principali aree colombiane dedite alla coltivazione della coca, ma che occupa comunque una posizione geografica strategica. Quindío si trova infatti lungo uno dei corridoi terrestri che collegano il sud-ovest della Colombia, dove si concentra una parte importante della produzione di cocaina, con il centro del Paese e con le vie di trasporto dirette verso i porti caraibici e del Pacifico.

La droga prodotta nelle zone di Nariño, Cauca e Putumayo viene spesso trasportata verso nord attraversando il centro della Colombia, fino a raggiungere i principali centri logistici e le organizzazioni incaricate dell'esportazione verso Europa e Stati Uniti. Non è un caso se i grandi carichi sequestrati in aree come Quindío vengono spesso considerati carichi “già industrializzati”, cioè già raffinati, confezionati e pronti per lasciare la Colombia.

E anche in questo caso il carico di droga sembrava già pronto per essere spedito. Proprio sulle strade di Quindío gli agenti della Direzione del Traffico e dei Trasporti hanno intercettato un camion lungo il tratto stradale di La Herradura. All'interno del mezzo, nascosti in tubi di ferro destinati apparentemente al trasporto di materiale da costruzione, erano stati occultati ben 2,3 tonnellate di cocaina. Secondo la Polizia colombiana, si tratta del più grande sequestro di cocaina mai realizzato sulle autostrade del Paese dall'inizio del 2026.

Date le circostanze, gli investigatori ritengono che il carico di droga fosse destinato ai mercati del Nord America e dell'Europa.

 

 

L'operazione condotta a Quindío va inserita all'interno di una più ampia offensiva antidroga condotta in Colombia, che ha interessato anche una delle aree citate in precedenza: il dipartimento di Nariño. Infatti, solo pochi giorni prima, Polizia ed Esercito erano intervenuti nel comune di Cumbal, dove le autorità hanno individuato e distrutto un laboratorio clandestino capace, secondo le stime ufficiali, di produrre fino a due tonnellate di cocaina al mese. L'azione di Cumbal, a sua volta, è stata preceduta da un altro intervento delle autorità colombiane, questa volta nel dipartimento di Norte de Santander, dove gli investigatori avevano sequestrato 1,1 tonnellate di cocaina, circa 300 chilogrammi di pasta base e migliaia di litri di sostanze chimiche impiegate nella raffinazione dello stupefacente.

Per il direttore della Polizia Nazionale, il generale William Oswaldo Rincón Zambrano, quest'ultima serie di operazioni antidroga rientra in una strategia più ampia con cui le autorità cercano di colpire le organizzazioni criminali in ogni fase della loro attività: sequestrando la droga già pronta per essere venduta e distruggendo laboratori e strutture utilizzate per produrla.

La precisazione del generale Rincón Zambrano non nasce dal nulla. Negli ultimi anni il narcotraffico colombiano è cambiato in maniera profonda. Capita sempre più spesso che le grandi organizzazioni non controllino più l'intera filiera. È sempre più frequente che un gruppo controlli la coltivazione, un altro i laboratori, un altro ancora il trasporto e un altro l'esportazione. C'è, insomma, una sorta di sistema criminale ben organizzato, nel quale grandi coordinatori logistici acquistano cocaina da produttori diversi e ne organizzano l'invio verso i mercati internazionali.

Ecco perché un sequestro significativo come quello di Quindío potrebbe aver colpito non solo chi ha prodotto quella droga, ma anche un'intera rete logistica che collega le aree di coltivazione del sud-ovest ai porti e ai mercati europei e nordamericani. Non è nemmeno un caso se, negli ultimi anni, la Colombia sembra essere entrata in una nuova fase del narcotraffico, segnata da un forte aumento delle coltivazioni di coca e della produzione di cocaina.


Perché oggi esiste tutta questa cocaina in Colombia?

Per capirlo dobbiamo partire dal 2016, quando l'accordo di pace tra il governo colombiano e le Farc avrebbe dovuto chiudere oltre mezzo secolo di guerra civile. Un accordo importante, soprattutto per le tantissime comunità rurali che speravano in una nuova stagione fatta di sviluppo, sicurezza e presenza dello Stato. Purtroppo, dieci anni dopo, buona parte di quel sogno sembra essere andata in frantumi.

Nelle regioni dove un tempo dominavano le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), il controllo del territorio è passato nelle mani di organizzazioni criminali che combattono esclusivamente per il denaro prodotto dal traffico internazionale di cocaina.

Anche in questo caso, il dipartimento colombiano del Cauca sembra essere particolarmente significativo. È qui, infatti, che le comunità indigene si trovano oggi di fronte a una violenza che, secondo i loro leader, sarebbe persino superiore a quella registrata negli anni del conflitto con le Farc. La differenza è sostanziale: se in passato era possibile individuare un interlocutore politico, oggi il territorio è conteso da gruppi armati che rispondono soltanto alla logica del profitto.

Una trasformazione che coincide con la crescita costante e senza precedenti della produzione di cocaina. Secondo i dati delle Nazioni Unite, la superficie coltivata a coca in Colombia è aumentata fino a raggiungere circa 253.000 ettari nel 2023, mentre la capacità produttiva è cresciuta grazie a tecniche agricole sempre più avanzate. Nuove varietà di coca, fertilizzazioni più efficienti, come vedremo più avanti, l'utilizzo di droni e laboratori di trasformazione altamente specializzati hanno raddoppiato i rendimenti rispetto a vent'anni fa.  

dati colombia coca

Non c'è da meravigliarsi, dunque, se i vecchi laboratori nascosti nella giungla hanno lasciato spazio a impianti industriali capaci di trasformare tonnellate di pasta di coca ogni mese. La produzione di cocaina è ormai diventata, a tutti gli effetti, un'industria. Particolarmente significativo è quanto accaduto nel 2022, quando il forte calo del prezzo della foglia di coca non ha portato a una riduzione della produzione, come ci si sarebbe potuti aspettare. Al contrario, le organizzazioni criminali hanno reagito cercando nuovi sbocchi commerciali e puntando sull'espansione dei mercati.

Ad ogni modo, tra i territori che hanno subito le conseguenze maggiori di questa espansione “commerciale” rientra soprattutto l'Europa.

Oggi il consumo europeo di cocaina è ormai vicino a quello degli Stati Uniti. I sequestri record effettuati negli ultimi anni nei principali porti europei testimoniano la crescita del fenomeno. Nel solo 2023, ha fatto sapere l'agenzia dell'Unione europea che monitora il fenomeno delle droghe, l'European Union Drugs Agency (EUDA), gli Stati membri dell'Unione Europea hanno sequestrato 419 tonnellate di cocaina, il settimo record consecutivo. Un dato che, nei fatti, conferma la crescente disponibilità della droga sul mercato europeo.

Ma, come ogni organizzazione orientata al profitto, anche in questo caso la regola d'oro si traduce in una sola parola: diversificazione.

Oltre al traffico internazionale di droga, le organizzazioni criminali hanno diversificato le proprie attività investendo nell'estrazione illegale dell'oro, nel traffico di esseri umani e in numerosi altri mercati illeciti. L'oro, in particolare, sembra essere una delle principali fonti di guadagno. A favorire questo ritorno economico è soprattutto l'aumento del prezzo internazionale del metallo prezioso. Un altro dato emerso negli ultimi anni dimostra, infatti, come le stesse reti logistiche utilizzate per esportare cocaina vengano impiegate per importare il mercurio, elemento necessario per l'estrazione illegale dell'oro.

Anche la tratta dei migranti sembra essere diventata un altro business estremamente redditizio. Il controllo del Darién Gap, la pericolosa area di confine tra Colombia e Panama attraversata ogni anno da centinaia di migliaia di migranti diretti verso gli Stati Uniti, consente infatti ai gruppi criminali di imporre tasse e pedaggi, trasformando di fatto ogni singolo passaggio in una fonte di reddito.

Tornando alla cocaina, tra i principali protagonisti di questa nuova stagione del narcotraffico figura il Clan del Golfo, considerato oggi la più potente organizzazione criminale colombiana. Accanto al Clan del Golfo operano le dissidenze delle Farc, costituite dagli ex guerriglieri che non hanno aderito all'accordo di pace, e l'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), altra storica organizzazione guerrigliera oggi profondamente coinvolta nel traffico di droga.

Sul piano politico, la Colombia sembra essere profondamente divisa sulle strategie da adottare. Da una parte c'è chi ritiene necessario rilanciare il dialogo con i gruppi armati, dall'altra chi invoca una nuova offensiva militare sul modello del Plan Colombia, sostenuto dagli Stati Uniti nei primi anni Duemila. Ma in molti ritengono che entrambe queste strade possano rivelarsi deludenti. Ad aver favorito l'espansione delle mafie in Colombia, circostanza che, seppur con le dovute differenze, potrebbe riguardare molti altri Paesi nel mondo, ci sarebbero soprattutto l'assenza dello Stato, la mancanza di sviluppo economico, che nei fatti ha contribuito ad attirare manodopera verso le reti criminali, e la dipendenza di intere comunità dalla coltivazione della coca.

Ecco che oggi, in Colombia, e non solo, le ideologie hanno lasciato spazio alla logica del profitto. I gruppi armati operano come vere e proprie aziende multinazionali: investono, diversificano le proprie attività e si espandono verso mercati sempre più lontani.

È anche per questo che oggi la cocaina è così diffusa nei porti europei. L'infiltrazione delle mafie, in particolare della ‘Ndrangheta, nell'economia legale europea e la crescente cooperazione tra organizzazioni criminali di diversi continenti dimostrano come ciò che accade nelle foreste colombiane produca effetti diretti anche sulle città europee.

La crescita della produzione e l'espansione dei mercati, però, rappresentano soltanto una parte della trasformazione in atto. Il narcotraffico internazionale sta cambiando anche sotto un altro profilo: quello tecnologico. Oggi le organizzazioni criminali non si limitano più a trasportare la droga lungo nuove rotte o a diversificare i propri investimenti. Sempre più spesso adottano strumenti innovativi, dall'intelligenza artificiale ai droni, fino ai mercati chimici online, con l'obiettivo di produrre nuove sostanze, aggirare i controlli e rendere il business ancora più efficiente.


I droni e l'intelligenza artificiale sono già entrati nel narcotraffico

L'intelligenza artificiale, i droni, i mercati chimici online e i nuovi, sempre più sofisticati, metodi di sintesi delle sostanze stupefacenti stanno trasformando il narcotraffico internazionale. È questo il quadro delineato da Lorraine Nolan, direttrice esecutiva dell'Agenzia dell'Unione Europea per le Droghe (EUDA), che in un'intervista al Financial Times ha lanciato un allarme sull'evoluzione tecnologica delle organizzazioni criminali. “La tecnologia - ha spiegato Nolan - è ora uno dei fattori chiave che stanno permettendo la rapida evoluzione del mercato europeo della droga”.

Secondo la direttrice esecutiva dell'EUDA, i gruppi criminali non si limitano più a sfruttare le tradizionali rotte del traffico di droga. Oggi investono anche nelle stesse innovazioni che stanno rivoluzionando l'industria farmaceutica, utilizzandole però per sviluppare nuove sostanze sintetiche, perfezionare i sistemi di occultamento e rendere sempre più difficile il lavoro delle autorità. 


nolan euda

Lorraine Nolan 


Ecco che l'Europa, rispetto al passato, non rappresenta più soltanto un grande mercato di consumo. Il Vecchio Continente è diventato anche un importante centro di produzione di droghe sintetiche. Ancora più preoccupante è la crescente capacità delle organizzazioni criminali di adattarsi rapidamente ai controlli delle forze dell'ordine, modificando sia le sostanze sia le modalità di trasporto.

È proprio qui che l'intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo centrale. Sta aiutando le organizzazioni criminali a utilizzare sofisticati algoritmi di apprendimento automatico, gli stessi impiegati dalle aziende farmaceutiche per individuare nuove molecole con potenziali effetti terapeutici, al fine di progettare nuove droghe sintetiche. “L'intelligenza artificiale può assolutamente essere utilizzata nella chimica di designer e nella produzione di droghe illecite”, ha sottolineato Nolan. “Se si osserva come il progresso tecnologico stia accelerando la scoperta di nuovi farmaci, è esattamente lo stesso principio applicato al mercato illegale”.

Non a caso, uno degli obiettivi delle organizzazioni criminali sarebbe quello di sviluppare precursori “su misura”: molecole molto simili a quelle già vietate, ma sufficientemente diverse dal punto di vista chimico da aggirare, almeno temporaneamente, le normative internazionali.

Non è nemmeno un caso, dunque, se oggi, come ha confermato la stessa Lorraine Nolan, ciò che arriva nelle piazze di spaccio disseminate in tutta Europa è “sempre più imprevedibile”, a causa della continua comparsa di sostanze mai osservate in precedenza.

I dati raccolti dall'Agenzia Europea per le Droghe mostrano come tra il 2014 e il 2024 siano aumentati in maniera significativa, insieme ai sequestri di cocaina, anche quelli di metanfetamina, MDMA, anfetamine e cannabis nei vari Paesi dell'Unione. Solo nel 2024 gli esperti hanno individuato, in media, circa una nuova sostanza ogni settimana, comprese potenti varianti di oppioidi sintetici, mentre i sequestri hanno raggiunto livelli record.

A peggiorare il quadro contribuiscono anche le modalità di consumo. Sempre più diffuse sono le sigarette elettroniche contenenti sostanze stupefacenti, comprese forme sintetiche e semisintetiche della cannabis. Un fenomeno che non dovrebbe essere sottovalutato. Secondo l'agenzia europea, questi dispositivi potrebbero rappresentare, in futuro, un efficace sistema di somministrazione anche per droghe ancora più pericolose.

Parallelamente, le organizzazioni criminali stanno imparando a sfruttare sempre meglio droni, piattaforme digitali e mercati chimici illegali presenti sul dark web per acquistare materiali, coordinare le spedizioni e sviluppare nuovi prodotti.

Come se non bastasse, stanno diventando sempre più sofisticate anche le tecniche di occultamento della droga. Nel corso del 2024 diversi Stati membri hanno scoperto laboratori specializzati nell'estrazione della cocaina precedentemente incorporata, attraverso processi chimici, in plastiche, resine e altri materiali apparentemente innocui. Una tecnica che rende molto più difficile individuare lo stupefacente durante i controlli doganali.

L'intelligenza artificiale, però, può diventare anche un prezioso strumento per contrastare la criminalità organizzata. “Le nuove tecnologie - ha spiegato Nolan - possono contribuire alla rilevazione precoce dei danni emergenti, consentire interventi personalizzati e migliorare l'accesso ai servizi sanitari e sociali”. Anche per questo motivo l'Agenzia Europea per le Droghe sta collaborando con altre autorità e aziende tecnologiche per studiare l'impatto dell'intelligenza artificiale sul mercato delle sostanze illecite. Parallelamente sono stati rafforzati i sistemi europei di allerta rapida per individuare tempestivamente nuove droghe e informare laboratori, forze dell'ordine e servizi sanitari. 

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Immagine di copertina by Paolo Bassani. Realizzata con supporto IA