Washington pronto a sfogare la sua violenza su Cuba dopo la sconfitta in Iran
Blackout di 22 ore al giorno, ospedali in crisi e proteste soffocate: la stretta energetica Usa spinge Cuba sull’orlo di una catastrofe umanitaria

Mentre tutti gli occhi sono puntati sul Medio Oriente, la violenza egemonica Usa, ormai in declino, è ora pronta ad investire l'isola caraibica vittima di un decennale embargo Usa che ora sta portando la popolazione allo stremo.
Cuba è ufficialmente nel mirino. Il 20 maggio, il Comando Sud degli Stati Uniti (SOUTHCOM) ha annunciato ufficialmente il dispiegamento del gruppo d'attacco guidato dalla portaerei a propulsione nucleare USS Nimitz nel Mar dei Caraibi. Il gruppo comprende la stessa portaerei di classe Nimitz, il cacciatorpediniere USS Gridley e la nave da rifornimento USS Patuxent.
L'invio della portaerei arriva in un momento di crescente tensione tra Washington e L'Avana, segnato dall'intensificazione della pressione dell'amministrazione Trump contro l'isola. Lo stesso tycoon ha cercato di smorzare i toni, affermando che la Nimitz non è stata inviata per "intimidire" Cuba, ma per aiutarla ad "aprirsi". Secondo il New York Times, fonti militari hanno precisato che al momento non è previsto alcun attacco imminente.
Tuttavia, la situazione è sempre più tesa e la mossa ha un peso simbolico e operativo indiscutibile. Secondo la CBS News, la comunità di intelligence statunitense sta già valutando come Cuba potrebbe reagire a un'eventuale azione militare, e agli analisti del Pentagono e dell'Agenzia di intelligence militare è stato affidato il compito di elaborare opzioni concrete per il presidente Trump. Il segretario di Stato Marco Rubio non ha escluso nulla: "Il Presidente ha sempre a disposizione tutte le opzioni possibili per sostenere e proteggere gli interessi nazionali e la sicurezza degli Stati Uniti", ha dichiarato ai giornalisti, ammettendo che la probabilità di una soluzione pacifica con Cuba è "bassa".
L'incriminazione di Raúl Castro: la mossa giudiziaria
Il 20 maggio 2026, i procuratori federali statunitensi hanno ufficialmente incriminato l'ex presidente cubano Raúl Castro, 94 anni, per il suo presunto ruolo nell'abbattimento di due aerei civili avvenuto il 24 febbraio 1996. I velivoli — tre Cessna appartenenti al gruppo di esuli cubano-americani "Brothers to the Rescue" — furono abbattuti da caccia MiG-29 dell'aeronautica cubana mentre sorvolavano le acque internazionali. Nell'attacco morirono quattro persone, tra cui cittadini statunitensi. Le accuse a carico di Castro includono omicidio, cospirazione e distruzione di aeromobili civili: se riconosciuto colpevole, rischierebbe l'ergastolo.
Il governo cubano ha respinto con fermezza le accuse, definendole "politicamente motivate e parte di una strategia" volta a giustificare nuove pressioni sull'isola. Per l'ex deputato repubblicano Ron Paul, l'incriminazione di Castro è una "dimostrazione di forza" sulla falsariga dei cambi di regime attuati a Panama e in Venezuela, funzionale a distogliere l'opinione pubblica dai fallimenti statunitensi in altri scacchieri — in particolare nella riapertura dello Stretto di Hormuz, dove i negoziati con l'Iran continuano ad arenarsi. Paul ha sottolineato come i cittadini americani stessero perdendo fiducia in questa narrativa, dopo una serie di guerre fallimentari che hanno indebolito gli Stati Uniti militarmente e finanziariamente.
L'embargo energetico e il collasso umanitario
Nel frattempo si intensifica la crisi cubana a causa di un blocco economico aggressivo che va avanti da mesi. Il 29 gennaio, Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone sanzioni a qualsiasi Paese che venda petrolio a Cuba. L'effetto è stato immediato e devastante: l'isola ha smesso di ricevere carburante, paralizzando il sistema di generazione elettrica. In tutto il Paese, compresa L'Avana, l'elettricità viene erogata a intermittenza — in alcuni quartieri della capitale si registrano fino a 22 ore al giorno di blackout, con alcune zone che ricevono appena 2-4 ore di corrente. Il ministro dell'Energia cubano ha dichiarato che il carburante è di fatto esaurito.
Sullo sfondo del collasso energetico sono esplose le proteste: la gente è scesa in strada, ha bloccato le arterie principali, bruciato rifiuti e scandito slogan contro le autorità. I manifestanti chiedono non solo il ripristino dell'elettricità, ma anche una soluzione alla grave carenza di generi alimentari e beni di prima necessità. L'Avana ha autorizzato l'incenerimento dei rifiuti in aree densamente popolate a causa del blocco dei camion della nettezza urbana, con gravi conseguenze per la salute pubblica. Gli unici aiuti concreti arrivano dal Messico, che ha inviato 814 tonnellate di derrate alimentari tramite due navi della Marina.
Il giornalista ecuadoriano Esteban Carrillo ha definito il blocco di Trump "un lento genocidio", denunciando un'impennata del tasso di mortalità infantile dall'inizio dell'embargo. La sua analisi inquadra la crisi cubana in uno schema più ampio: schiacciare chi si rifiuta di obbedire, ridisegnare le alleanze ed eliminare l'influenza straniera — russa e cinese — che Washington non controlla. "Cuba non è un obiettivo. È un messaggio", ha scritto Carrillo.
A questo proposito Rubio ha lanciato le sue accuse: Cuba ospiterebbe armi acquistate da Russia e Cina negli ultimi anni, oltre a **unità di ricognizione russe e cinesi sul proprio territorio, a pochi chilometri dalle coste statunitensi. Ha definito Cuba uno dei principali finanziatori del terrorismo nella regione, citando il sostegno ai gruppi armati attivi in Colombia.
A questo proposito, nel giugno 2023, il Wall Street Journal riportò che Cina e Cuba avrebbero raggiunto un accordo segreto per l'installazione di una stazione di ascolto elettronico a circa 160 km dalle coste della Florida. Nel luglio 2024, il Center for Strategic and International Studies (CSIS) pubblicò immagini satellitari identificando quattro siti a Cuba — a Bejucal, El Salao, Wajay e Calabazar — ritenuti capaci di condurre operazioni di sorveglianza elettronica (SIGINT); uno di essi, El Salao, risultava a circa 70 miglia dalla base navale statunitense di Guantánamo. L'audizione del maggio 2026 alla Camera ha incluso "suggerimenti" che anche la Cina potrebbe svolgere attività analoghe a quelle russe.
Tuttavia, l'analisi del National Security Archive di Washington, basata sulla stessa reportistica, ha rilevato che il rapporto CSIS non fornisce prove dirette — nemmeno da fonti anonime — della gestione cinese di quei siti, che appaiono essere installazioni delle forze armate cubane o del ministero dell'Interno preesistenti da anni. Esperti come Hal Klepak (consulente dei ministri della Difesa canadesi) e il diplomatico cubano in pensione Carlos Alzugaray hanno dichiarato che l'unica base militare straniera a Cuba è quella americana di Guantánamo. Né Cuba né Cina hanno mai confermato accordi di questo tipo.
La difesa di Cuba: realtà e limiti militari
Dal punto di vista militare, Cuba si trova in una posizione estremamente difficile. Gli analisti concordano che la difesa aerea dell'isola abbia scarse possibilità di resistere a un attacco su vasta scala da parte degli Stati Uniti: la geografia e l'equilibrio delle forze rimangono i principali punti di vulnerabilità. Il sistema più moderno a disposizione di L'Avana è il S-125-2BM, noto come "Pechora-2BM", una versione profondamente modernizzata da tecnici bielorussi del vecchio sistema sovietico S-125: più efficiente e mobile dell'originale, ma con capacità limitate contro aerei stealth e armamenti ad alta precisione.
Cuba ospiterebbe inoltre, secondo fonti di intelligence statunitensi citate da Axios, oltre **300 droni da combattimento** forniti da Mosca e Teheran dal 2023, nascosti in diverse aree strategiche dell'isola. Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha respinto queste accuse. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha ribadito il "diritto assoluto e legittimo" di Cuba di difendersi da un attacco bellico. Il governo ha attivato lo stato di guerra e richiamato la dottrina della "guerra di tutto il popolo", nata negli anni Ottanta sotto Fidel Castro: mobilitazione generale, apparato militare in massima allerta, società organizzata come retrovia permanente.
Gli Stati Uniti, nel frattempo, hanno intensificato i voli di sorveglianza militare nelle vicinanze dell'isola: secondo la *CNN*, tra la Marina e l'Aeronautica, le missioni di intelligence condotte vicino a Cuba sono state almeno 25 solo tra il 4 febbraio e il maggio 2026.
Cuba nella "Dottrina Monroe" di Trump: il contesto regionale
La crisi cubana non può essere letta in isolamento. Rientra in una strategia più ampia dell'amministrazione Trump che punta a "riaffermare e far rispettare la Dottrina Monroe per ripristinare la preminenza americana nell'emisfero occidentale". Già a gennaio 2026, il Venezuela aveva subito un'operazione militare che aveva portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro. Cuba, di cui truppe militari erano presenti in Venezuela al momento del raid — con almeno 32 tra militari e agenti dell'intelligence cubana rimasti uccisi nell'operazione secondo alcune ricostruzioni — è diventata immediatamente il secondo obiettivo della strategia regionale statunitense.
Secondo *The Intercept*, quelle che vengono presentate come operazioni anti-cartello si stanno rapidamente trasformando in una campagna militare su scala regionale, senza confini ben definiti, con l'Operazione Total Extermination al centro. Nell'ambito dell'operazione Southern Spear, lanciata nel 2025 e in continua espansione, gli Stati Uniti hanno effettuato almeno 46 attacchi contro presunte imbarcazioni di contrabbando nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico orientale dal settembre 2025, con un bilancio di 48 imbarcazioni distrutte e circa 160 morti, molti dei quali civili. Il funzionario del Pentagono Joseph Humire ha dichiarato che gli attacchi ai cartelli della droga nella regione rappresentano "solo l'inizio".
Il 20 maggio 2026, nel giorno dell'Indipendenza cubana, Trump ha pubblicato una dichiarazione che coniuga la retorica della libertà con la promessa di un cambio di regime: "L'America non tollererà uno Stato canaglia che ospita operazioni militari, di intelligence e terroristiche straniere ostili a soli 145 chilometri dal territorio americano, e non ci fermeremo finché il popolo cubano non avrà di nuovo la libertà per la quale i suoi antenati hanno combattuto così valorosamente oltre 100 anni fa."
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