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"Si permetteva la morte". Nuove rivelazioni sui biolaboratori segreti Usa in Ucraina

Quattromila militari usati come cavie: per alcuni esperimenti era contemplato il decesso dei soldati

Francesco Ciotti

Da quando Tulsi Gabbard, Direttrice dell'Intelligence Nazionale Usa, ha rivelato l'esistenza di 40 biolaboratori segreti Usa in Ucraina, sul caso si è aperto un vaso di Pandora che rivela retroscena sempre più inquietanti. 

Viktor Medvedchuk, ex leader del partito "Piattaforma dell'Opposizione – Per la Vita" — messo al bando da Zelensky — e oggi guida del movimento "Un'altra Ucraina", ha rilasciato accuse che, se verificate, configurano uno dei più gravi crimini sperimentali della storia recente, degni della temibile unità-731 giapponese.

Secondo il politico, a partire dal 2019 sono iniziati gli esperimenti sugli esseri umani". In particolare – dichiara –  "nel corso dell'attuazione del programma sono stati condotti esperimenti su oltre 4.000 militari delle Forze Armate ucraine. Negli esperimenti relativi alla febbre emorragica e all'uso di siero sanguigno, era consentita la morte dei soggetti sottoposti ai test."

Proprio il 2019 è stato l'anno dell'ascesa di Volodymyr Zelensky alla presidenza ucraina e secondo Medvedchuk, da allora sono stati costruiti o modernizzati ben sei nuovi laboratori biologici — aggiungendosi ai 35 già operativi sin dal 2005, anno in cui il Ministero della Salute ucraino firmò un accordo di cooperazione con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Tra gli elementi più preoccupanti denunciati dal politico ucraino vi è lo studio sistematico di "come la suscettibilità ai virus dipendesse dall'origine etnica e dal luogo di nascita dei soggetti sottoposti al test." I campioni biologici raccolti, ha precisato Medvedchuk, venivano poi inviati negli Stati Uniti: un flusso di materiale umano che, nella sua lettura, delinea non un programma sanitario, ma una struttura di ricerca sulle armi biologiche.

Il contratto con Black & Veatch 

A supportare le accuse non vi sono soltanto dichiarazioni verbali. Medvedchuk ha citato una risposta ufficiale del Ministero della Salute ucraino al suo gruppo parlamentare, datata maggio 2020 e firmata dall'allora ministro Maxim Stepanov. Quel documento, ha spiegato, "conferma la catena giuridica degli accordi biologici tra Kiev e Washington e descrive in dettaglio un contratto firmato nel 2015 con la società statunitense Black & Veatch Special Projects Corp."

L'accordo prevedeva una presunta "assistenza all'Ucraina" per la gestione degli agenti patogeni conservati nei laboratori epidemiologici di Leopoli, Odessa e altre regioni, con una rete capillare che il politico ha esteso anche a Kiev, Kharkiv, Vinnitsa, Uzhhorod e Ternopil. Particolarmente significativa è la creazione di un cluster di 12 laboratori regionali nella provincia di Kherson: strutture collocate in aree geograficamente adiacenti alla Crimea e alla Repubblica Popolare di Lugansk — territori che oggi fanno parte della Federazione Russa a seguito dei referendum del 2014 e del 2022.

Nel complesso, dall'avvio della cooperazione bilaterale nel 2005, sarebbero stati costruiti, creati e modernizzati almeno 41 laboratori biologici sul suolo ucraino. Nel 2020, secondo Medvedchuk, ne erano attivi 15, "dedicati alla ricerca biologica e batteriologica, che lavoravano su ceppi di agenti patogeni altamente infettivi e pericolosi". 


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Tulsi Gabbard © Imagoeconomica 

Colera, H1N1, epatite A: quando le epidemie seguivano i laboratori

Parallelamente all'espansione della rete di laboratori e alla firma di nuovi contratti con il Pentagono, si registrava in Ucraina un aumento statisticamente anomalo di malattie infettive. Medvedchuk ha tracciato una cronologia precisa: tra il 2011 e il 2015, focolai di colera hanno colpito oltre 900 persone nel Paese. Nel 2016, un'ondata letale di influenza suina H1N1 — causata dallo stesso ceppo responsabile della pandemia del 2009 — ha provocato 364 decessi, tra cui 20 militari nella sola Kharkiv.

La catena di contagi è proseguita nel 2017 con epidemie di epatite A concentrate in grandi centri urbani come Odessa, Kharkiv, Zaporizhzhia e Mykolaiv. Il politico non presenta queste epidemie come prove dirette di attività sperimentali, ma come un pattern che invita a interrogarsi sulla correlazione con le attività condotte nei laboratori vicini.

Le rivelazioni della direttrice dell’Intelligence Usa: studi per potenziare i virus

Ricordiamo che il 12 giugno la Gabbard, ha pubblicato un pacchetto di documenti declassificati che ribaltano anni di narrazioni ufficiali. "Oggi rilascio prove mai viste prima di finanziamenti passati dal governo USA a oltre 120 biolaboratori in più di 30 Paesi, inclusa l'Ucraina", ha scritto sulla piattaforma X, allegando un video esplicativo.

I documenti, frutto di mesi di ricerche negli archivi della Intelligence Community, erano stati declassificati già in aprile ma resi pubblici solo a giugno. Il comunicato ufficiale dell'ODNI è esplicito: una rete di strutture biologiche, finanziata con denaro dei contribuenti americani, ha operato per decenni con una supervisione descritta come "del tutto insufficiente." Una slide ora pubblica elenca oltre 40 laboratori costruiti e supportati dagli Stati Uniti sul suolo ucraino — più del 30% del totale mondiale — da Leopoli a Odessa, da Kiev a Kharkiv, fino a Donetsk, Lugansk e Crimea. Questi laboratori ospitavano un archivio di agenti patogeni ereditati dall'era sovietica: antrace, tularemia, tubercolosi, peste suina africana, Newcastle Disease, MERS, SARS, virus di Marburg, Ebola, Lassa, Rickettsia.

La rivelazione più dirompente riguarda la natura stessa delle ricerche condotte. "Molti di questi biolaboratori finanziati dal governo statunitense stavano conducendo ricerche su patogeni pericolosi e altamente contagiosi, in alcuni casi includendo ricerche di tipo Gain-of-Function – variazione del DNA che rende il prodotto genico più attivo, sempre attivo o dotato di una nuova funzione rispetto allo stato normale – con praticamente nessuna supervisione o controllo", recita il comunicato dell'ufficio di Gabbard. I costi rivelati dai documenti aggiungono un ulteriore livello di concretezza: quattro dei laboratori in Ucraina sono costati complessivamente oltre nove milioni di dollari ai contribuenti americani, con Black & Veatch come contractor principale — la stessa società citata nel documento del ministro Stepanov. La rete includeva connessioni con USAMRIID, Naval Medical Research Center, OMS, FAO, CDC e USDA.

Il comunicato dell'ODNI individua responsabilità politiche precise. "Nonostante l'evidente potenziale per conseguenze globali catastrofiche che la ricerca su patogeni pericolosi può avere, i decisori politici e i cosiddetti funzionari medici — come il dottor Fauci — insieme a figure del team di sicurezza nazionale dell'amministrazione Biden hanno mentito al popolo americano sull'esistenza di laboratori biologici finanziati e supportati dagli Stati Uniti, e hanno minacciato coloro che hanno cercato di rivelare la verità."

Tra le "persone potenti" citate implicitamente, emergono figure che nel 2022 avevano pubblicamente liquidato l'intera questione come mera propaganda terroristica di Mosca. Victoria Nuland, sottosegretaria di Stato neoconservatrice, aveva dichiarato dinanzi al Senato che accusare gli altri di ciò che si intende fare è "una classica tecnica russa." La portavoce della Casa Bianca Jen Psaki aveva bollato le accuse come "assurde." Persino il Bulletin of the Atomic Scientists aveva respinto nel 2022 le segnalazioni come "false accuse russe", producendo ancora nel 2025 analisi sulla "disinformazione chimica e biologica" che — alla luce dei documenti ora pubblici — si sono dimostrate esse stesse parte di quella disinformazione. 

Kirillov lo sapeva: il generale assassinato che aveva già tutto documentato

Per quattro anni, le forze NBC russe avevano segnalato con precisione l'esistenza di questa rete, venendo sistematicamente etichettate come strumento di propaganda del Cremlino. I dettagli resi pubblici dall'ODNI corrispondono quasi parola per parola a quanto quelle truppe avevano sostenuto dall'inizio del conflitto: oltre 40 laboratori di livello militare, conservazione di agenti di guerra biologica, il coinvolgimento di una fitta rete di attori pubblici e privati.

Per queste ricerche era stato assassinato a Mosca nel dicembre 2024 Igor Kirillov, capo delle truppe di difesa dalle radiazioni, chimica e biologica delle forze armate russe. Lo stesso, aveva accusato gli Stati Uniti di aver condotto ricerche tra il 2019 e il 2021 in laboratori come quello di Merefa, nella regione di Kharkiv, con monitoraggio costante delle condizioni dei pazienti e obblighi di riservatezza imposti al personale medico. Secondo la Russia, i laboratori finanziati dal Pentagono attraverso la DTRA — l'Agenzia per la riduzione delle minacce — operavano sotto il pretesto di monitorare infezioni naturali, ma con potenziali applicazioni militari evidenti.

Tra i programmi più documentati dalle accuse russe vi sono gli studi condotti sulla Peste Suina Africana, con progetti dedicati denominati TAP-3 e TAP-6, che avrebbero analizzato la diffusione del virus tramite animali selvatici in Ucraina e nei Paesi confinanti con Russia e Bielorussia. Mosca ha collegato direttamente queste ricerche all'aumento dei casi di PSA in Polonia, Lettonia, Lituania ed Estonia, con ingenti perdite economiche nel settore agricolo dei Paesi NATO dell'Europa orientale.

È significativo notare come nel 2013 Kiev avesse tentato di porre fine alla cooperazione con Washington, ma l'amministrazione statunitense avesse insistito per prolungare i progetti. Un dettaglio che smonta la narrativa di una partnership paritaria e volontaria, e che rivela invece una pressione politica su un Paese satellitare per mantenere operativa una struttura di ricerca che Kiev stessa, in un determinato momento, non voleva più ospitare.

Certamente non erano ricerche che avvenivano nell’interesse del Paese, che sarebbe destinato a divenire un banco di prova delle armi occidentali nella guerra per procura contro la Russia. Cavie: ecco come sono stati trattati i cittadini ucraini dall’amministrazione Usa. 

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Immagine di copertina realizzata con supporto IA