Scuola, stipendi bassi e precari: intanto cresce la spesa per la Difesa
Calano gli stipendi reali dei docenti e solo il 47% delle scuole ha l’agibilità
L’Italia investe nell’istruzione una quota del Pil inferiore alla media europea, mentre aumenta la spesa per la Difesa. I numeri mostrano una differenza significativa: da una parte crescono le risorse destinate al settore militare, dall’altra la scuola continua a fare i conti con stipendi bassi, precariato e problemi nella sicurezza degli edifici.
Secondo il Rapporto annuale Istat 2026 - come riportato dal Fatto Quotidiano - nel 2024 l’Italia ha speso per l’istruzione 88,95 miliardi di euro, pari a circa il 4% del Pil. La media dei 27 Paesi dell’Unione europea è invece del 4,8%. Nel frattempo è aumentata la spesa per la Difesa. Secondo il rapporto annuale Nato 2025, l’Italia ha raggiunto il 2,01% del Pil, pari a circa 45,3 miliardi di euro. Nel 2024 la spesa era di 33,4 miliardi, pari all’1,52% del Pil. L’aumento è quindi di quasi 12 miliardi di euro.
Uno dei principali problemi della scuola riguarda gli stipendi degli insegnanti. Secondo Education at a Glance 2025 dell’Ocse, i docenti italiani della scuola primaria guadagnano il 33% in meno rispetto agli altri lavoratori a tempo pieno con un titolo di studio terziario. Nella media Ocse la differenza è del 17%.
Anche l’andamento degli stipendi nel tempo mostra una situazione difficile. Tra il 2015 e il 2024, le retribuzioni reali degli insegnanti italiani della primaria sono diminuite del 4,4%. Nello stesso periodo, nella media Ocse sono aumentate del 14,6%.
I rinnovi contrattuali degli ultimi anni hanno portato alcuni aumenti, senza però recuperare completamente il terreno perso. Anche i sindacati chiedono maggiori interventi.
La Flc Cgil, dopo aver rifiutato di firmare il precedente contratto per l’insufficienza delle risorse, ha sottoscritto quello relativo al periodo 2025-2027. L’aumento del 5,9% viene considerato in linea con l’inflazione prevista, ma soltanto come un primo passo per affrontare il problema degli stipendi.
La Uil ha firmato il contratto chiedendo però ulteriori risorse per recuperare il potere d’acquisto e interventi sulla tassazione degli aumenti. Più critica la Gilda. Secondo il coordinatore nazionale Vito Carlo Castellana, i rinnovi non bastano a ridurre la distanza tra gli stipendi degli insegnanti e quelli degli altri settori del pubblico impiego e del mercato del lavoro.
Gli stipendi incidono anche sulla capacità della scuola di attirare personale qualificato, soprattutto nelle materie scientifiche e tecnologiche. Matematici, informatici, fisici e ingegneri possono scegliere tra l’insegnamento e opportunità spesso meglio retribuite nel settore privato. Se il divario economico diventa troppo ampio, per la scuola diventa più difficile competere per queste professionalità.
A questo si aggiunge il precariato. Per l’anno scolastico 2026/2027 il ministero dell’Istruzione e del Merito ha annunciato 37.430 nuove assunzioni a tempo indeterminato. Restano però circa 118 mila supplenze, di cui 55.814 sul sostegno.
Secondo il Comitato Precari Uniti per la Scuola, per molti insegnanti ottenere un posto stabile continua a essere un percorso lungo e complicato. Negli anni si sono susseguiti concorsi, graduatorie e percorsi di abilitazione, lasciando molti docenti con anni di esperienza in una condizione di continua incertezza.
I problemi non riguardano soltanto chi insegna. C’è anche la situazione degli edifici scolastici. Secondo Ecosistema Scuola 2025 di Legambiente, realizzato analizzando oltre 7 mila edifici nei capoluoghi italiani, nel 2024 soltanto il 47% delle strutture disponeva del certificato di agibilità. Negli ultimi cinque anni sono state effettuate indagini diagnostiche sui solai nel 31,2% degli edifici analizzati, mentre soltanto il 10,9% ha ricevuto interventi di messa in sicurezza. Restano limitate anche le risorse per la manutenzione straordinaria: gli stanziamenti medi sono scesi a 39.648 euro per edificio.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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