Moni Ovadia sul Ddl antisemitismo: “Una pagliacciata assoluta e oscena”
L’attore e scrittore: “Se passasse, dovrei contenere le mie esternazioni? Ma non ci penso neanche lontanamente, me ne fotto”
“Il ddl contro l’antisemitismo è una pagliacciata assoluta e oscena. Se passasse, dovrei contenere le mie esternazioni? Ma non ci penso neanche lontanamente, me ne fotto. E poi chi dovrebbe impedirmi di parlare? Un ex fascistello come Gasparri?”. Moni Ovadia non usa mezzi termini sul provvedimento in discussione alla Camera dopo il via libera del Senato. Intervistato da Savino Balzano ai microfoni di Battitori liberi, su Radio Cusano, l’attore e scrittore ha annunciato che, anche in caso di approvazione, non intende modificare le proprie dichiarazioni.
Per Ovadia il punto di partenza è la stessa definizione di antisemitismo, che descrive come “l’odio per l’ebreo in quanto tale, non per quello che fa, ma per quello che è”. Per spiegare la distinzione ricorre al caso di Bernie Madoff, il finanziere statunitense condannato a 150 anni di carcere per una gigantesca truffa che colpì anche importanti esponenti e famiglie della comunità ebraica americana.
Se l’antisemitismo comprendesse anche il giudizio sulle azioni compiute da una persona ebrea, argomenta Ovadia attraverso un paradosso, lo stesso Madoff avrebbe potuto accusare di antisemitismo i giudici che lo condannarono. “Ci sono una serie di storielle adorabili su questa paranoia ridicola e comica. L’antisemitismo è una cosa seria: in questo modo lo fanno diventare una pagliacciata, oltre a essere un’oscenità”.
Nel suo ragionamento Ovadia richiama anche la lettera pubblicata il 4 dicembre 1948 dal New York Times e firmata, tra gli altri, da Albert Einstein e Hannah Arendt insieme a numerosi intellettuali ebrei statunitensi. Nel testo venivano espresse durissime critiche nei confronti di Menachem Begin e del partito Herut, nato dalle file dell’Irgun, descritto come affine per organizzazione, metodi, filosofia politica e richiamo sociale ai partiti nazisti e fascisti. Secondo Ovadia, posizioni di quella natura oggi finirebbero per scontrarsi con il clima politico e con i limiti che, a suo giudizio, il provvedimento rischia di introdurre.
Il tema centrale diventa così quello della libertà di espressione. Nel corso dell’intervista Balzano richiama anche quanto sostenuto dal direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio a Otto e mezzo, dove aveva citato proprio Ovadia parlando della possibilità di mettere in discussione anche l’esistenza dello Stato di Israele. Per Ovadia si sta entrando “in una consuetudine scellerata di contrazione della democrazia”, attraverso una limitazione della libertà di parola che considera “la base di una democrazia ma anche di una decenza”.
L’attore e scrittore ripercorre quindi la nascita dello Stato di Israele, che colloca “all’interno di un’operazione colonialista” legata principalmente all’Impero britannico. Richiama la dichiarazione Balfour del 1917 e il progetto di costituzione di un “focolare nazionale ebraico” in Palestina: “Gli inglesi sono la potenza mandataria, hanno il mandato, ma il popolo che abita quella terra sono i palestinesi, i quali vengono considerati irrilevanti. Chi decide chi abita la loro terra? Il ministro degli Esteri dell’impero britannico, il quale tra l’altro era anche un antisemita, secondo me”. E, riferendosi allo slogan “una terra senza popolo per un popolo senza terra”, osserva: “Ma lì un popolo c’era!”.
Ovadia contesta anche l'utilizzo della Bibbia come fondamento di rivendicazioni territoriali: “Attenzione: la Bibbia è un libro che si può variamente accogliere, ma non è diritto internazionale, non è un titolo. E qui mi rifaccio alla malafede dei sionisti: se era la Bibbia il diritto degli ebrei, perché hanno voluto la dichiarazione 181 dell’Onu? Allora dove stai? Se accetti quella dichiarazione dell’Onu, allora sei criticabile come ogni altro soggetto del diritto internazionale, non sei un’eccezione nel mondo“.
“La Bibbia è un grandissimo libro, ma ci sono milioni di persone per i quali quel libro non rappresenta nulla. Non è possibile fare una cosa del genere, perché a questo punto potrebbero arrivare milioni di rivendicazioni deliranti per avere diritto a qualcosa. E ripeto – continua – l’operazione coloniale si desume dal fatto che c’è un popolo che vive lì da secoli che non viene visto, perché ai sionisti di quel popolo non è mai fregato niente. E non vale solo per Netanyahu. Ricordo che la Nakba è stata un’operazione condotta dai laburisti”.
Infine, alla domanda su come si comporterebbe qualora il Ddl venisse definitivamente approvato, Ovadia ribadisce di non avere alcuna intenzione di autocensurarsi: “Ma non ci penso neanche lontanamente. A me hanno insegnato a parlare e a dire quello che penso proprio i grandi maestri dell’ebraismo. L’ebraismo non sarebbe mai nato se un tizio che si chiamava Abramo, che forse non è neanche esistito, non si fosse messo a dire qualcosa che nel mondo in cui viveva era una totale follia”.
















