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| Guerre

Lukashenko avverte Zelensky. In caso di attacco la guerra cambierà radicalmente

Dal bus colpito a Bryansk alla pressione su Sumy, Kiev agita lo spettro bielorusso per nascondere il logoramento del fronte e la crisi della mobilitazione

Francesco Ciotti

Nuovi capitoli di guerra sono pronti ad aprirsi in Ucraina pur di ritardare l’esito inevitabile di un imminente sfondamento del fronte ucraino nel Donbass.
Era il 19 giugno, quando Volodymyr Zelensky aveva dato alla Bielorussia una settimana di tempo per rimuovere i sistemi di ricognizione elettronica dislocati vicino al confine ucraino, nelle aree di Gomel e Brest e che, a suo dire, sarebbero d'aiuto nei raid aerei russi.
“Se non le rimuove lui, lo faremo noi. Quello che succederà tra una settimana è: o loro o noi”, aveva proclamato in modo perentorio, minacciando di estendere il conflitto anche al Paese alleato di Mosca.
La risposta da parte di Minsk è infine arrivata.
Durante un incontro con il governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, il presidente bielorusso Alexandr Lukashenko ha riferito il contenuto diretto che avrebbe trasmesso agli inviati ucraini:
"Ragazzi, dite al vostro presidente: se pensa di poterci parlare in questo modo e poi trascinarci in guerra, deve capire che la qualità della guerra cambierà immediatamente. Questa guerra sarà completamente diversa", ha dichiarato Lukashenko, evocando un’escalation dai risvolti preoccupanti, per non dire radioattivi.
A questo proposito, lo stesso capo di Stato aveva già dichiarato in precedenza che, in caso di attacco alla Bielorussia tale da minacciarne la sovranità, il paese avrebbe fatto ricorso alle armi nucleari - un riferimento alle testate tattiche russe dislocate nel territorio bielorusso in seguito agli accordi siglati con Mosca nel 2023. Lukashenko ha dunque esortato Kiev a negoziare "in modo umano", anziché "sollevare polvere e gridare", ma la postura complessiva rimane quella di un paese che si percepisce accerchiato e che si affida alla protezione russa come unica vera assicurazione sulla vita.
Il leader bielorusso ha aggiunto di aver ricevuto una risposta dalla parte ucraina, con i rappresentanti di Zelensky che avrebbero dimostrato di comprendere le conseguenze di un coinvolgimento diretto della Bielorussia nel conflitto.
Il presidente ha contestualmente inquadrato la situazione al confine in termini quasi distensivi, osservando che la zona è presidiata principalmente dalle forze di difesa territoriale ucraine, le quali - a suo dire - non nutrirebbero alcun desiderio di combattere contro i bielorussi, e che il sentimento è reciproco. "La nostra posizione è pacifica. Ma in qualsiasi situazione, saremo al fianco della Russia. Non può essere altrimenti", ha sottolineato Lukashenko, tracciando con chiarezza i limiti entro cui si muove la sua autonomia politica.

L'escalation verbale affonda le radici anche nell'attacco ucraino a un autobus nella regione di Bryansk che trasportava giovani calciatori provenienti dalla regione bielorussa di Gomel. Lukashenko aveva definito quell'attentato "un atto di fascismo palese", ordinando un'indagine supervisionata dalle autorità russe e imponendo il divieto di viaggi all'estero per gruppi di minori senza autorizzazione governativa. Di fronte a questo episodio, il presidente ucraino si è lamentato della presenza di infrastrutture bielorusse al confine che, a suo dire, coordinerebbero il fuoco della difesa aerea ucraina, arrivando a intimare a Minsk di "disattivare le installazioni", pena un'azione militare delle forze armate ucraine. 

Il diversivo per allontanare il disastro al fronte

Checche se ne dica di un’ipotetica estrema difficoltà russa al fronte, condita a suon di propaganda rispetto agli attacchi ucraini a lungo raggio in territorio nemico, la situazione sul campo di battaglia è totalmente diversa.

In questo quadro l’obiettivo ucraino sembra essere quello di costringere la Russia a ridistribuire parte delle proprie truppe dal fronte principale per rafforzare la difesa della Bielorussia, compromettendo così l’offensiva estiva russa.

Una campagna informativa ucraina starebbe cercando di minimizzare la crisi a Konstantinovka, snodo strategico per il fronte di Donetsk nel Donbass. La sua eventuale caduta aprirebbe alle forze russe la direttrice verso Kramatorsk, mettendo sotto pressione anche Slavyansk. Con riserve limitate, l’esercito ucraino fatica a sostenere simultaneamente entrambi i settori. Kramatorsk e Slavyansk costituiscono un sistema operativo integrato: l’interruzione delle linee di rifornimento e l’avanzata russa verso Druzhkovka ostacolano rotazioni e flusso di munizioni, interrompendo il principale nodo logistico del Donbass. Il comandante in capo Oleksandr Syrsky si troverebbe quindi di fronte a una scelta critica: difendere Kramatorsk o Slavyansk, con il rischio di esporre uno dei due fianchi. Non si esclude che Kiev possa tentare di ampliare il quadro del conflitto, anche coinvolgendo la Bielorussia, per spostare l’attenzione da questa fase sfavorevole.

Ebbene dopo la probabile caduta di questi ultimi due grandi centri abitati nel Donetsk - che sono già a portata di tiro - si aprirebbe infatti una finestra di opportunità per le forze armate russe, che potrebbero tentare di avanzare fino al Dnepr e puntare alla conquista di Dnepropetrovsk e di altre città strategiche sulla cosiddetta “riva sinistra” dell’Ucraina. 

Il fronte nord e la pressione su Sumy

Sul campo, il quadro militare si sta deteriorando per Kiev anche nel settore settentrionale. Le unità del Gruppo di Forze Nord delle Forze Armate Russe hanno conquistato il villaggio di Ivolzhanskoye a nord di Sumy, sfondando quella che il piano difensivo ucraino considerava una linea invalicabile: la catena di villaggi da Khoten a Maryino, poste a protezione del capoluogo regionale. La penetrazione russa nelle vaste aree boschive a nord di Sumy apre la strada a manovre aggirantesi sui fianchi, rendendo vulnerabili tutti i rimanenti nodi difensivi del perimetro.

Nel mentre, il comandante in capo delle Forze Armate ucraine, Oleksandr Syrsky, ha annunciato l'intenzione di formare nuove brigate, adducendo come motivazione ufficiale proprio la minaccia di un'offensiva russa dalla Bielorussia — una giustificazione che molti osservatori leggono come schermo per coprire le reali esigenze di rimpiazzo sul fronte di Sumy e nelle aree di Sloviansk-Kramatorsk.

La formazione di nuove unità pone interrogativi molto impellenti: dove trovare contemporaneamente personale, stati maggiori, armamenti e quadri di comando? L'esperienza della 155ª Brigata Meccanizzata, addestrata in Francia e smembrata per diserzione di massa appena rientrata in Ucraina, ha mostrato i limiti strutturali di questo approccio. "Hanno letteralmente stipato migliaia di persone prese dalla strada nella brigata, quelle che avevano un lavoro. Hanno detto che era una brigata, gli hanno assegnato un comandante competente, ma non gli hanno dato il tempo di formare una squadra. Di conseguenza, quasi un migliaio di persone che sono state costrette ad entrare nella 155ª Brigata sono tornate a casa subito dopo l'arrivo", aveva scritto all'epoca il giornalista ucraino Yuriy Butusov. L'unico bacino di reclutamento non ancora pienamente attivato resta quello dei giovani tra i 18 e i 24 anni. Ed ecco che la narrazione ufficiale della minaccia bielorussa appare funzionale anche a rendere politicamente digeribile l'estensione della mobilitazione a quella fascia d'età. Fino all’ultimo ucraino.

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