L'Italia difende l'Arabia Saudita? I dubbi sul dispiegamento della Task Force Air Arabia
Il Fatto Quotidiano ricostruisce il dispiegamento di 700 militari italiani nei Paesi del Golfo
Una domanda attraversa il reportage pubblicato da Il Fatto Quotidiano: l'Italia è già coinvolta nel conflitto in Medio Oriente senza che i cittadini ne abbiano piena consapevolezza? Il quesito nasce dopo la conferma ufficiale del ministero della Difesa sull'esistenza della Task Force Air Arabia, schierata dalla seconda metà di marzo 2026 nei Paesi del Golfo con circa 700 militari italiani e diversi assetti per la difesa aerea, inclusi caccia.
Secondo quanto riportato dal ministero, il dispositivo è presente in Arabia Saudita, Bahrein e Kuwait e "integra capacità di allarme precoce, comando e controllo, difesa aerea, trasporto tattico, sorveglianza radar e contrasto ai sistemi aerei senza equipaggio". Un elemento che assume un significato diverso dopo il recente ingresso dell'Arabia Saudita nel conflitto contro le milizie filo-iraniane in Iraq, al fianco degli Stati Uniti.
Il reportage ricostruisce come si sia arrivati al dispiegamento della Task Force, sottolineando che il governo non ha mai comunicato esplicitamente numero di uomini, mezzi e Stati coinvolti. Le informazioni, osserva l'articolo, sono emerse attraverso dichiarazioni in Parlamento, audizioni dei vertici militari e riferimenti contenuti nel decreto missioni.
A questo proposito viene riportata anche la replica del ministro della Difesa Guido Crosetto: "Sostenere che il Parlamento fosse all'oscuro non è una critica al Governo ma o la confessione di non aver seguito le audizioni e non aver letto gli atti o non aver compreso ciò che si è votato". Secondo il reportage, però, resta il fatto che né il governo ha illustrato pubblicamente nel dettaglio il dispiegamento, né maggioranza e opposizione hanno chiesto chiarimenti durante l'iter parlamentare.
L'articolo ripercorre la cronologia degli eventi. Il 28 febbraio 2026 prende il via l'operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, seguita dalla risposta di Teheran con attacchi diretti anche verso Paesi del Golfo che ospitano basi americane e contingenti italiani.
Cinque giorni dopo, il 5 marzo, Crosetto interviene in Senato spiegando che "In Kuwait, presso la base di Ali Al Salem, mentre vi parlo è in atto un movimento di personale: 239 militari, che sposteremo in Arabia Saudita, per alleggerire il dispositivo, mantenendo una capacità operativa essenziale, con 82 militari sui 321 che c'erano prima". È la prima volta che viene citata esplicitamente Riad.
Nello stesso intervento il ministro spiega che i Paesi del Golfo, colpiti dagli attacchi iraniani, hanno chiesto sostegno all'Italia: "Dobbiamo rivalutare complessivamente i nostri assetti nella regione, con alcuni obiettivi chiari: la protezione dei nostri contingenti, la protezione dei nostri connazionali, la tutela degli interessi nazionali e per rispondere alla richiesta di questi Paesi amici che sono in difficoltà". Per questo, aggiunge, “oggi, alla luce dei recenti avvenimenti, intendiamo adeguare il dispositivo esistente con assetti difensivi, sistemi di difesa aerea antidrone e antimissilistica di sorveglianza, nel perimetro di quanto già autorizzato e nei limiti geografici e funzionali della missione".
Lo stesso giorno Camera e Senato approvano una risoluzione della maggioranza che impegna il governo a "rafforzare tempestivamente le capacità di difesa e protezione delle missioni italiane nei teatri operativi del Medio Oriente" attraverso "il dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e antimissilistica e di sorveglianza", facendo riferimento alla scheda della missione Iraq-Medio Oriente.
Secondo la ricostruzione de Il Fatto Quotidiano, proprio dalla seconda metà di marzo, pur senza comunicazioni pubbliche, entra in funzione la Task Force Air Arabia a sostegno delle forze armate di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein.
Successivamente, il 14 maggio, il Consiglio dei ministri delibera la prosecuzione delle missioni internazionali. Nella nuova scheda operativa l'Arabia Saudita compare tra le aree geografiche interessate, pur senza dettagli sull'impiego di uomini e mezzi.
Il 26 maggio un dossier del Servizio Studi di Camera e Senato ricorda che la risoluzione del 5 marzo ha modificato il mandato della missione e ne ha disposto la proroga, pur senza precisare concretamente in cosa consistessero tali modifiche.
Nelle settimane successive anche i vertici militari fanno riferimento all'Arabia Saudita durante le audizioni parlamentari. Il 17 giugno il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, spiega che il conflitto con l'Iran ha imposto una rimodulazione della presenza italiana nell'area e aggiunge: "Con il secondo ci riferiamo alla fornitura di aiuti difensivi a favore dei Paesi coinvolti dagli attacchi iraniani e nello specifico Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi, Qatar e Bahrein, che hanno chiesto a Paesi amici, tra cui l'Italia, supporto per accrescere le loro capacità di difesa aerea e contrasto ai droni".
Il primo luglio è poi il comandante del COVI, generale Giovanni Maria Iannucci, a spiegare che "componenti operative di supporto e sorveglianza sono state ridislocate in Arabia Saudita, Giordania e in Italia stessa. Qui svolgiamo attività di difesa aerea e missilistica integrata, ricerca, sorveglianza e supporto logistico e sanitario", precisando che nell'area tra Mediterraneo orientale e Medio Oriente sono schierati complessivamente fino a 2.900 militari italiani.
Il reportage si conclude ricordando che il 29 luglio l'Arabia Saudita ha partecipato per la prima volta a un'azione militare contro le milizie filo-iraniane in Iraq, rivendicando l'attacco. Il giorno successivo il ministero della Difesa ha ufficializzato sul proprio sito l'esistenza della Task Force Air Arabia, confermando che soldati e sistemi d'arma italiani sono operativi anche sul territorio saudita.
Secondo Il Fatto Quotidiano, ciò significa che oggi l'Italia contribuisce alla difesa di uno Stato entrato direttamente nel conflitto contro le milizie sostenute dall'Iran, aprendo interrogativi sul ruolo effettivo del nostro Paese nello scenario mediorientale.
















