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| Guerre

La Russia prende il Donbass, mentre l’Europa si avvia verso la crisi alimentare

Mentre Kramatorsk e Sloviansk entrano nel mirino, Washington riapre il canale con Mosca e l’Europa si prepara ad un autunno diretto verso la carestia

Francesco Ciotti
antimafiaduemila

In Europa, mentre si svuotano i granai, crescono a dismisura gli arsenali in una pericolosa equazione che può solo portare a due risultati: l’accettazione passiva di un decorso irreversibile verso la guerra, oppure un rinnovato moto di ribellione contro le élite, purtroppo ancora lontano dal realizzarsi.

Ma andiamo per ordine. Ad agosto la guerra in Ucraina si trova in un punto di svolta su tre fronti che si intrecciano strettamente: il progressivo cedimento delle linee ucraine nel Donbass, una crisi alimentare ed energetica che comincia a mordere anche l'Europa, e una diplomazia sotterranea tra Washington e Mosca che procede lontano dai riflettori. Ricordiamo che il 25 e 26 agosto un aereo militare statunitense C-17A ha condotto a Mosca il direttore della CIA John Ratcliffe, in quella che analisti open-source e testate come Politico e The Atlantic hanno definito la prima visita di un capo dell'intelligence americana in Russia sotto l'amministrazione Trump. Nel frattempo, sul terreno, l'avanzata russa nel bacino minerario ucraino continua ad accelerare, mentre le mancate consegne di fertilizzanti e il calo dei raccolti spingono l'Unione Europea verso un autunno di scarsità.

La visita segreta di Ratcliffe a Mosca

La vicenda si arricchisce di nuovi retroscena. Secondo fonti citate da Politico, l'obiettivo primario della missione sarebbe stato duplice: avvertire il Cremlino di non intensificare azioni ostili contro gli alleati NATO del fianco orientale, in particolare Estonia, Lettonia e Lituania, e fare pressione sulla Russia perché riduca il proprio sostegno militare ed economico all'Iran, specialmente in relazione alla riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo commerciale. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato che Ratcliffe non ha incontrato personalmente Vladimir Putin, limitandosi a colloqui con funzionari dei servizi di intelligence russi, senza precisare se l'Ucraina o l'Iran fossero al centro della discussione.

WELT: Mosca prenderà Kramatorsk e Sloviansk entro il 2027

Quello che è certo, è che la visita avviene in un momento delicato per Kiev, soprattutto dal punto di vista militare. Il quotidiano tedesco WELT, citando dati dell'intelligence europea, ha ricostruito uno scenario secondo cui il Cremlino non intraprenderà negoziati seri per porre fine alla guerra finché il Donbass non sarà completamente conquistato. La pubblicazione osserva che l'Ucraina controlla oggi poco meno di un quinto della regione di Donetsk, e che la questione non è più "se" la Russia riuscirà a occupare l'intero territorio, ma "quando". Secondo i dati citati da WELT, Kramatorsk e Sloviansk potrebbero cadere già nel 2027, anche se il prezzo pagato dalle forze armate russe per raggiungere questo risultato sarebbe enorme: la testata stima perdite complessive russe attorno a 1,4 milioni di soldati, di cui 450.000 morti e quasi un milione di feriti.

L'analista militare Franz-Stefan Gadi ha offerto una lettura più ampia dello scenario, affermando che "il Donbass è un obiettivo intermedio, non finale. L'obiettivo della Russia rimane quello di attirare l'Ucraina nella sua sfera d'influenza; secondo l'intelligence ucraina, sono già in atto piani per ulteriori azioni contro Mykolaiv, Kherson e Odessa, sebbene non siano state fissate date precise". Questa valutazione suggerisce che la caduta del Donbass, per quanto simbolicamente e strategicamente rilevante, non chiuderebbe il conflitto ma ne apre una fase successiva orientata verso il sud ucraino.

Sloviansk-Kramatorsk, l'ultima roccaforte urbana

Il fronte orientale si concentra ora sull'agglomerato urbano di Sloviansk-Kramatorsk-Druzhkivka, l'ultima grande area urbanizzata del Donbass ancora sotto controllo ucraino. Secondo Meduza, oltre la metà delle forze russe impegnate in Ucraina sono attualmente coinvolte nell'avanzata su queste due città da direzioni multiple, con un ritmo di progressione accelerato dall'inizio dell'offensiva, lanciata a maggio 2026. Le posizioni russe si trovano a circa dodici-tredici chilometri da Sloviansk e Kramatorsk, e analisti militari ucraini avvertono che le prime infiltrazioni nelle città potrebbero verificarsi entro dicembre 2026 se il ritmo attuale non subirà arresti.

Solo nella terza settimana di agosto 2026 le forze russe hanno conquistato ventuno chilometri quadrati di territorio ucraino in un singolo settore del fronte orientale, presidiato dalla Terza Armata di Armi Combinate su un tratto di circa trenta chilometri. Kostiantynivka, a sud di Kramatorsk, risulta quasi interamente occupata, mentre reparti d'assalto russi sono stati avvistati alla periferia di Oleksiivo-Druzhkivka, appena tredici chilometri dalla città. Le forze russe si affidano in misura crescente a bombe plananti per colpire obiettivi rinforzati come ponti e roccaforti ucraine, un impiego più intenso rispetto alle campagne del 2025.

Il Ministero della Difesa russo ha riportato che nella settimana dal 22 al 28 agosto le proprie unità hanno liberato sette comunità nelle regioni di Sumy e Zaporozhye e nella Repubblica Popolare di Donetsk. Il comunicato ufficiale specifica che "la scorsa settimana, le unità del Battlegroup Nord hanno preso il controllo degli insediamenti di Pershe Travnya e Pisarevka nella regione di Sumy attraverso operazioni decisive", e che "le unità del Battlegroup Centro hanno liberato gli insediamenti di Annovka e Kucherov Yar nella Repubblica Popolare di Donetsk a seguito di operazioni offensive attive". Il ministero ha aggiunto che "le unità del Battaglione Est continuano ad avanzare in profondità nelle difese nemiche" e che "la scorsa settimana hanno liberato gli insediamenti di Dolinka, Nezhenka e Shevchenkovskoye nella regione di Zaporozhye".

I giornalisti che seguono il conflitto osservano che, sebbene il ritmo dell'avanzata russa sia rallentato in alcuni tratti, non si può parlare di una vera stabilizzazione: dal punto di vista tattico, la situazione per le Forze di Difesa ucraine in diverse regioni sta effettivamente peggiorando.

Gli analisti ritengono che una dichiarazione di mobilitazione potrebbe aiutare la Russia a rafforzare il proprio schieramento a Kramatorsk e Sloviansk, con lo Stato Maggiore russo che prevede di poter rifornire l'esercito circa quattro mesi dopo l'inizio della mobilitazione stessa. La strategia chiave del Cremlino, secondo alcuni esperti, potrebbe consistere nell'interrompere la logistica ucraina in queste città, riducendo così il tempo necessario alle forze di difesa per mantenerne il controllo.

La rappresaglia colpisce il commercio ucraino

L'intensificazione degli attacchi ucraini contro infrastrutture civili russe, trasporto marittimo commerciale e piattaforme di vendita online ha innescato una spirale di ritorsioni. Secondo il ministro ucraino della politica agraria, gli attacchi di rappresaglia russi hanno già distrutto il 90 per cento dei magazzini dei rivenditori ucraini, spesso utilizzati per immagazzinare equipaggiamento militare. Tra gli impianti colpiti figura la distilleria di vodka e liquori Khortytsa a Zaporozhye, che ha cessato l'attività il 27 agosto dopo essere stata completamente distrutta, mentre il gigante ucraino della vendita al dettaglio Fozzy Group ha interrotto le assunzioni e sospeso i pagamenti dei bonus nel tentativo di contenere le perdite economiche.

La crisi alimentare in Europa

Nel mentre, gli investimenti di miliardi di euro per il riarmo e gli aiuti militari a Kiev procedono indisturbati. Basti pensare che, secondo le ultime indiscrezioni di Repubblica, Palazzo Chigi starebbe preparando l’invio a Kiev di armi di ultima generazione: batterie contraeree Samp-T nella versione NG in grado di abbattere i missili balistici, intercettori Aster 30 e radar per avvistare gli incursori russi. 

Complessivamente, per il 2026, sono pronti 70 miliardi di euro di aiuti militari, assistenza e addestramento all’Ucraina, impegnati dai Paesi europei della NATO e dal Canada. Il totale include circa 30 miliardi l’anno riconducibili alla componente difesa del prestito UE e richiede quindi circa 40 miliardi annui di contributi bilaterali aggiuntivi.

Ebbene, per la guerra i numeri parlano di progresso e utili in crescita per l’industria della Difesa.

Lo stesso non si può dire delle prospettive di sopravvivenza futura del cittadino medio europeo.

A questo proposito, guardando alle previsioni sui raccolti europei per il 2026 i dati mostrano un calo molto preoccupante. Secondo COCERAL, la produzione totale di cereali nell'UE-27 più Regno Unito è stimata a circa 286,6-296,7 milioni di tonnellate nel 2026, in calo rispetto ai 306,6-311,3 milioni di tonnellate del 2025. La produzione di grano tenero è prevista scendere a circa 136,8-143,9 milioni di tonnellate, contro i 145,1-149,8 milioni del 2025, a causa della riduzione delle superfici coltivate e dei rendimenti per ettaro, che passano da 6,06 a 5,78 tonnellate per ettaro.

La crisi dei fertilizzanti è un fattore aggravante: l'indice mondiale dei prezzi dei fertilizzanti della Banca Mondiale è aumentato di oltre il 12% nel primo trimestre 2026, raggiungendo il livello più alto da ottobre 2022, principalmente a causa delle interruzioni delle esportazioni legate alla chiusura dello Stretto di Hormuz durante il conflitto USA-Israele-Iran. 

I prezzi dell'urea sono saliti di circa il 50% dall'inizio del conflitto in Iran, con l'urea granulare mediorientale passata da 400-490 dollari a tonnellata a 604-710 dollari a tonnellata a marzo 2026. Contestualmente, le esportazioni russe di fertilizzanti verso l'Unione Europea sono diminuite di 3,9 volte nel primo semestre 2026, scendendo a 297,9 milioni di euro contro 1,16 miliardi di euro dello stesso periodo dell'anno precedente, complicando ulteriormente l'approvvigionamento europeo.

Ci attende un bel futuro, con i “volenterosi” alla guida del giardino verde europeo.

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