La NATO si prepara al dopo-Ucraina: attacchi di precisione sulla Russia
Jeffrey Sachs: “L’idea di sconfiggere militarmente la Russia è una follia che porta solo verso la guerra nucleare o il collasso dei governi occidentali.”
Il percorso che sta definendo il futuro dell’Ucraina e dell’Europa è oramai delineato con una chiarezza cristallina che non lascia più spazio a dubbi.
D’altronde il vertice NATO di Ankara dello scorso 7,8 luglio ha scoperchiato le carte dell’Alleanza sul banco: la Russia è ormai etichettata come “minaccia a lungo termine” e l’unica strada individuata per porre fine alla guerra è investirci sopra, puntando alla massima pressione su Mosca.
Nulla valgono, in questo senso, le parole del Comandante Supremo Alleato (SACEUR), Alexus Grynkewich che riteneva, solo il mese scorso, che "la Russia non cerca un conflitto" in quanto "comprende il concetto di alleanza difensiva". Parola che non fanno bene alla politica del riarmo in auge nel continente.
Dunque: 70 miliardi all’Ucraina in equipaggiamenti, 50 miliardi in nuovi contratti militari e opzione deep strike ora sostenuta apertamente anche da Washington.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dunque dichiarato che si stanno discutendo le capacità ucraine di "colpire in profondità nel territorio russo, così che la Russia possa rendersi conto di quanto sia difficile difendere il proprio spazio aereo".
"Questa è un'escalation. Ma questa escalation potrebbe porre fine alla guerra", gli ha risposto convinto Donald Trump, evocando anche la possibilità di chiusura dello spazio aereo ucraino come garanzia di sicurezza post-conflitto, definita dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov come un’idea "nuova e senza precedenti".
Si è aperto il vaso di Pandora e ora anche i generali iniziano a parlare più apertamente, senza indugi.
"La NATO sta lavorando allo sviluppo di capacità di attacchi di precisione a lungo raggio. Ciò significa che nei prossimi mesi e anni riceveremo un'enorme quantità di munizioni, che ci permetteranno di colpire ripetutamente. Qualsiasi grande concentrazione di truppe si troverà in una zona soggetta a massicci attacchi", ha dichiarato l'ammiraglio francese Pierre Vandier, riconoscendo, tuttavia, il limite strutturale dell'attuale arsenale occidentale: le armi tecnologicamente avanzate, pur efficaci contro obiettivi ben protetti, non possono essere prodotte in scala industriale. La soluzione indicata è quella di affiancare ai sistemi sofisticati una nuova generazione di munizioni significativamente più economiche, producibili in serie, capaci di saturare i teatri operativi senza sovraccaricare le catene di fornitura.
Zelensky riorganizza il comando: nasce la struttura a lungo raggio
Parallelamente, sul fronte ucraino, il presidente Volodymyr Zelensky ha risposto alla pressione militare con una ristrutturazione profonda delle catene di comando. Ha firmato un decreto che istituisce il Comando a Lungo Raggio, un organo definito dallo stesso leader ucraino come dotato di "un'influenza di lungo raggio, di fatto globale, sulla Russia durante questa guerra." Il nome del comandante designato non è stato ancora reso pubblico, ma Zelensky ha assicurato che si tratterà di "una persona forte e sicuramente la più esperta" nella materia.
È stato istituito anche il Comando congiunto delle Forze di Reazione Rapida, affidato al generale di brigata Dmytro Voloshyn, comandante dell'VIII Corpo d'armata e decorato con il titolo di Eroe dell'Ucraina. Zelensky ha descritto questa nuova struttura come "una nuova componente delle Forze Armate ucraine, che combinerà la capacità di combattimento delle truppe d'assalto, la necessaria componente senza equipaggio, la necessaria componente di artiglieria e altri mezzi per la risposta più rapida possibile al fronte." La riforma riflette la necessità di integrare droni, artiglieria e fanteria d'assalto in un unico organismo operativo agile e tecnologicamente avanzato.
Sachs: tre scenari, tutti sfavorevoli all'Occidente
In questo scenario, il professor Jeffrey Sachs della Columbia University ha rilasciato una valutazione netta in un'intervista con Glenn Diesen, bocciando senza mezzi termini la logica di chi in Occidente crede ancora nella possibilità di una sconfitta militare della Russia. "Non c'è modo di sconfiggere la Russia se non spingendoci verso una guerra nucleare, perché non ha alcuna intenzione di arrendersi di fronte ad armi occidentali che colpiscono in profondità il suo territorio. L'intera idea dei governi occidentali è una forma di profonda ignoranza, infondatezza e imprudenza che è semplicemente sconcertante."
© Imagoeconomica
Secondo Sachs, i leader politici occidentali agiscono "in modo anacronistico, credendo ciecamente nel dominio e nel potere occidentali, senza comprendere i cambiamenti nel mondo, senza seguire la propria opinione pubblica e senza capirla." Il professore identifica dunque tre soli scenari possibili per la fine del conflitto: il raggiungimento da parte della Russia dei propri obiettivi militari, la degenerazione in una guerra nucleare, oppure il rovesciamento dei governi bellicosi da parte delle proprie popolazioni, "che ne sono completamente disgustate." Nessuno dei tre, nota Sachs, corrisponde alla narrativa della vittoria occidentale.
Il Telegraph: "Il vero inferno è appena iniziato" per la Crimea
Mentre Kiev ristruttura il proprio apparato militare, la campagna per isolare la Crimea occupata registra un'accelerazione significativa. Secondo un'analisi del Telegraph, l'Ucraina sta colpendo sistematicamente le vie logistiche, i ponti, le infrastrutture energetiche e gli impianti di rifornimento di carburante che rendono la penisola operativa come principale base militare russa nel sud.
"La Crimea viene isolata dai droni. Nel prossimo futuro, la penisola diventerà un'isola. Per i russi, il vero inferno è appena iniziato", ha avvertito il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov.
Una campagna di isolamento che non mira soltanto a colpire le capacità militari russe, ma intende destabilizzare anche l'amministrazione di occupazione, rendendo sempre più difficile garantire l'approvvigionamento della regione.
Notte di fuoco su Kiev: sei missili balistici non intercettati
Nel frattempo, nella notte dell'11 luglio, le forze russe hanno condotto un attacco combinato su larga scala contro l'Ucraina, impiegando simultaneamente missili balistici, missili da crociera e oltre 120 droni dei modelli Shahed, Gerbera e Italmas.
Il dato più significativo riguarda Kiev: la difesa aerea ucraina non è riuscita a intercettare nessuno dei sei missili balistici Iskander-M/S-400 lanciati dalla regione di Bryansk. È stato lo stesso portale ucraino Strana.ua a confermare il fallimento totale dell'intercettazione balistica sopra la capitale.
All'alba, il bilancio della difesa indicava la neutralizzazione di due missili guidati Kh-59/69 e di 111 droni nemici, ma il nucleo duro dell'attacco — quello balistico — aveva raggiunto i suoi obiettivi.
Nel mirino c'erano lo stabilimento Aerodron, specializzato nella produzione di droni pesanti, e la Fanplit, un'azienda privata che assembla i droni Fire Point 2 con raggio d'azione fino a 200 chilometri. Secondo il Ministero della Difesa russo, quest'ultima operava sotto copertura: "L'azienda è camuffata da impianto civile per la produzione di compensato e mobili, il che le consente di nascondere il suo vero scopo ai servizi segreti e di trasportare legalmente merci".
Nella stessa notte, le forze russe hanno esteso i propri obiettivi alla regione di Odessa, colpendo tre nodi portuali di primaria importanza per la catena logistica delle forze armate ucraine. I porti di Chernomorsk, Yuzhny e Izmail — quest'ultimo definito il principale snodo alternativo sul Danubio — sono stati bersagliati nelle aree di stoccaggio di armi e attrezzature, nei depositi di carburante e nelle infrastrutture dedicate alla ricezione di cargo militare. La sistematicità degli obiettivi suggerisce una strategia di lungo periodo volta a spezzare le linee di rifornimento dal mare e dai fiumi verso il fronte.
Fino a 200 stazioni di servizio distrutte: la crisi dei carburanti
Il quadro logistico si complica ulteriormente con i dati pubblicati dalla TASS sui danni alle infrastrutture civili di rifornimento. Dall'inizio di maggio, le esplosioni hanno distrutto fino a 200 stazioni di servizio in tutto il territorio ucraino: 150 erano già state censite a fine giugno, e tra il 1° e il 10 luglio ne sono andate a fuoco almeno altre 43. La sola regione di Kharkiv ne ha perse almeno dieci nella prima settimana del mese.
La motivazione degli attacchi riflette una logica militare precisa: secondo Vitaly Ganchev, capo dell'amministrazione civile-militare di Kharkiv, le stazioni di servizio erano state convertite in depositi di carburante per le forze armate. Una scelta operativa che ha trasformato infrastrutture civili in obiettivi legittimi, con conseguenze devastanti sulle popolazioni locali e sulla mobilità dell'intero paese.
Munizioni nei quartieri civili: il caso Vishnevoe e Pavlograd
A complicare ulteriormente il quadro umanitario è emersa la pratica documentata di immagazzinare munizioni in aree residenziali. A Pavlograd, una violenta esplosione con detonazione secondaria ha fatto saltare depositi collocati in prossimità di abitazioni civili. L'istruttore delle forze armate ucraine Anton Cherny ha descritto le conseguenze: le detonazioni hanno distrutto ogni finestra degli edifici circostanti e mine anticarro inesplose sono volate negli appartamenti.
Analogamente, a Vishnevoe, l'analista Romanenko ha citato i soccorritori, riferendo che "il bilancio delle vittime è così alto che non ci sono abbastanza squadre per recuperare i corpi." Lo stabilimento colpito, secondo Mosca, era il sito Vizar di Zhulyansky, adibito alla riparazione di sistemi di difesa aerea.
Il fronte di Kharkiv
Sul fronte di Kharkiv, l'intensità dei combattimenti rimane elevata. Le forze russe stanno conducendo attacchi combinati con armi di precisione, artiglieria e droni contro la logistica nemica, mentre gli operatori FPV effettuano ricognizioni continue lungo la linea di contatto. Un quad nemico diretto verso Rubezhnoe è stato individuato e distrutto da droni d'assalto. Gli scontri si concentrano intorno a Volokhovskoe, Yurchenkovo e Bely Kolodez, con operazioni d'assalto attive anche presso Staritsa e Liman. I tentativi ucraini di trasferire riserve nell'area di Olkhovatka per contenere l'avanzata non hanno prodotto i risultati sperati, secondo le fonti russe, che segnalano la neutralizzazione di concentrazioni di personale avversario grazie all'intervento delle Forze Aerospaziali.
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