La NATO rivela: ''Cinquecento caccia partiti dall'Italia per i raid in Iran''
La conferma di Rutte sull'uso delle basi militari italiane nelle operazioni contro Teheran. Le opposizioni attaccano il governo
Cinquecento aerei militari statunitensi sarebbero decollati dalle basi presenti in Italia per supportare l'operazione "Epic Fury", condotta da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. A rivelarlo è stato il segretario generale della NATO, Mark Rutte.
Nel corso di un'intervista a Fox News, rilasciata durante la sua missione a Washington, Rutte ha elogiato la collaborazione degli alleati europei nelle operazioni militari statunitensi contro Teheran. ”Comprendo perfettamente la delusione di Donald Trump, ma se prendiamo ad esempio l'Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l'operazione. Si tratta di un numero enorme”, ha dichiarato.
Parole che, nel giro di poche ore, hanno scatenato la reazione delle opposizioni italiane. Se fino ad ora il coinvolgimento del nostro Paese era rimasto avvolto da una certa ambiguità, le dichiarazioni di Rutte sono state interpretate come una conferma esplicita del ruolo svolto dall'Italia nell'operazione.
“Rutte fa crollare le favolette di Meloni”, ha commentato il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. Per Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra si tratta di “una vicenda gravissima”. Ironico invece il responsabile Esteri del Partito Democratico, Giuseppe Provenzano: “Altro che momento Sigonella!”, ha affermato, riferendosi alla linea del governo che aveva rivendicato un presunto diniego all'utilizzo delle basi americane, alimentando tensioni con Washington.
L'esecutivo è intervenuto rapidamente per ridimensionare la portata delle dichiarazioni del segretario generale della NATO. “Sorprende che il segretario generale della NATO, che nulla ha a che fare con l'operazione Epic Fury, faccia una ricostruzione che trasmette un messaggio totalmente fallace, confondendo la tipologia dei voli”, ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto.
Secondo il ministro, sarebbe bastato “un approfondimento alla fonte” per ottenere “la reale rappresentazione di ciò che è avvenuto e di ciò che avviene ogni giorno”. Il governo, ha precisato, avrebbe autorizzato “esclusivamente attività di natura tecnica e logistica, non cinetiche, nell'ambito delle procedure previste dagli accordi esistenti”, senza concedere autorizzazioni per operazioni al di fuori di questo perimetro.
Dopo le proteste italiane è arrivata anche una precisazione da parte della NATO. In un primo momento, attraverso fonti dell'Alleanza, è stato chiarito che Rutte intendeva semplicemente sottolineare come gli alleati, tra cui l'Italia, abbiano dato attuazione agli accordi bilaterali esistenti in materia di basi militari e sorvoli. Successivamente è intervenuta anche la portavoce di Rutte, Allison Hart, specificando che “il tipo di supporto a cui si riferiva riguarda il supporto logistico o tecnico”.
In sostanza, il segretario generale della NATO avrebbe voluto evidenziare il contributo degli alleati europei, finendo però per alimentare una polemica politica che l'Alleanza ha poi cercato di disinnescare con successive precisazioni.
Nel frattempo, a Berlino, i leader riuniti nel formato E5 hanno adottato una dichiarazione con cui si impegnano a “rafforzare il ruolo dell'Europa all'interno della NATO, affinché il continente assuma maggiori responsabilità per la sicurezza transatlantica condivisa, in stretta collaborazione con gli Stati Uniti”.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito la volontà di “rinnovare l'Alleanza”, confermando l'impegno assunto all'Aia di portare le spese militari al 5% del PIL. Emmanuel Macron ha sostenuto che “europei e americani si stanno avvicinando”, mentre Meloni ha sottolineato la necessità di “rendere ancora più solido il legame transatlantico, che rimane uno dei pilastri dell'unità dell'Occidente”.
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