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| Guerre

La diplomazia Europea dell’inganno arriva a Mosca mentre i generali preparano la guerra

Il capo dell'esercito tedesco Freuding e la profezia del conflitto entro il 2029: "Dobbiamo essere pronti a combattere stasera"

Francesco Ciotti

L'11 giugno, i corridoi del Ministero degli Affari Esteri russo hanno accolto tre figure sinistre destinate a rappresentare, ancora una volta, il volto mostruoso di un’apparente iniziativa diplomatica europea, in realtà destinata volontariamente a trascinarsi su un binario morto.

Nicolas de Rivière, ambasciatore di Francia, Nigel Casey per il Regno Unito e Alexander Lambsdorff per la Germania sono entrati nell'imponente edificio sul Smolenskaya-Sennaya senza pronunciare una sola parola davanti alle telecamere. Nessuna dichiarazione, nessun segnale. Solo il silenzio di chi sa di recarsi non a trattare, ma ad ascoltare.

L'incontro era stato annunciato il giorno precedente dallo stesso ministro Sergey Lavrov, che il 10 giugno aveva confermato la richiesta dei tre ambasciatori di essere ricevuti da un suo vice per discutere del conflitto in Ucraina. A riceverli è stato Mikhail Galuzin, viceministro degli Esteri, il quale — al termine del colloquio — ha illustrato senza ambiguità la posizione di Mosca. 


La Risposta di Galuzin: "Politiche Distruttive"

Il comunicato stampa rilasciato dal Ministero degli Esteri russo al termine dell'incontro non lascia spazio a cattive interpretazioni.

"Ai capi delle missioni diplomatiche sono state presentate valutazioni oggettive delle politiche distruttive delle leadership dei rispettivi paesi in relazione alla crisi ucraina, politiche volte a incoraggiare al massimo il regime di Kiev a continuare la guerra contro la Russia per conto, a spese e con il diretto sostegno della 'coalizione dei volenterosi' occidentale."

Un testo che rappresenta inequivocabilmente una condanna formale, consegnata direttamente ai rappresentanti dei governi accusati.

De Rivière, Casey e Lambsdorff hanno lasciato l'edificio in silenzio così come erano entrati, senza proferire commento di sorta alla stampa. 


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Il Vertice di Downing Street e le Cinque Condizioni

Il risultato era quanto mai prevedibile, dopo che Il 7 giugno, Downing Street aveva ospitato un incontro che avrebbe dovuto rappresentare un passo verso la pace, ma che si è rivelato un ulteriore atto di riposizionamento militare sapientemente travestito da iniziativa diplomatica.

Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Keir Starmer e Volodymyr Zelensky hanno concordato cinque condizioni per quella che definiscono una "pace giusta e duratura": cessazione delle ostilità con l'attuale linea del fronte come punto di partenza negoziale; garanzie di sicurezza giuridicamente vincolanti per l'Ucraina, incluso il dispiegamento di forze multinazionali sul territorio ucraino; mantenimento degli attivi russi congelati fino alla fine del conflitto e al pagamento dei risarcimenti; tutela degli interessi della sicurezza europea in qualsiasi futuro accordo.

In parallelo, la dichiarazione congiunta ha confermato l'intenzione di produrre congiuntamente armi a lungo raggio e sistemi di difesa aerea per Kiev. Armamenti in grado di minacciare il territorio russo e che ripropongono le cause profonde del conflitto – individuabili nel progressivo avvicendamento ad Est delle infrastrutture militari della NATO – alle estreme conseguenze. 


Zakharova: "Nulla di Nuovo da Copenaghen a Downing Street"

La portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha dunque subito inquadrato la visita degli ambasciatori nel contesto più ampio della dichiarazione congiunta rilasciata per l’appunto il 7 giugno.

"Non c'è nulla di nuovo nella dichiarazione dei tre leader europei. Avevano già cercato di promuovere le stesse tesi tra il 2022 e il 2024 nei formati di Copenaghen e Burgenstock, sostenendo la fallimentare 'formula Zelensky'. Quei forum sono ormai caduti nell'oblio perché si sono screditati da soli, essendo stati inizialmente concepiti non per la pace, ma per la guerra."

Zakharova ha poi citato le parole di Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, per sottolineare la contraddizione interna della posizione europea:

"Con la loro dichiarazione, i leader fingono di invocare la pace, ma in realtà presentano condizioni a priori inaccettabili, incentivando la produzione di armi a lungo raggio per Kiev e, in generale, promuovendo la militarizzazione dell'Ucraina e dell'Europa." Infine, la portavoce ha citato direttamente le parole di Kaja Kallas, Alto rappresentante dell'UE per la politica estera, pronunciate appena due settimane prima:

"L'Europa non sarà mai un mediatore neutrale tra Russia e Ucraina, perché siamo dalla parte dell'Ucraina e tuteliamo i nostri interessi di sicurezza." Un'ammissione che, secondo Zakharova, svela la vera natura della presenza europea al tavolo: una controparte in prima linea nella guerra contro Mosca, soprattutto alla luce della colossale filiera produttiva dei sistemi senza pilota che oggi permette a Kiev di colpire la Russia in profondità.

Per citarne alcuni, abbiamo la società danese Fire Point Rocket Technologies (FPRT ApS) che ha prodotto i droni Fire Point FP-1/2 utilizzati per la strage di Starobelsk. In Germania c’è poi la Quantum Frontline Industries (QFI), nata da Quantum Systems e Frontline Robotics, che produce i droni Linza 3.0 con una capacità prevista di 10.000 unità annue, mentre la joint venture Auterion–Airlogix realizza i droni ad ala fissa Gor X / Delta-Wing con autonomia fino a 260 km. Nel Regno Unito, UkrSpecSystems fabbrica fino a 1.000 droni al mese, tra cui i ricognitori Shark e gli intercettori Octopus, mentre Skyeton Prevail Solutions produce il drone multiruolo Raybird. In Italia, CMD Avio sviluppa i motori GN35Evo, GN70Evo e CMD22 per UAV tattici, MWFly produce motori aeronautici a pistoni per droni e velivoli leggeri, ed EPA Power realizza propulsori come il SA-E977Ti da 160 CV per droni a lungo raggio. Infine, Gilardoni fornisce cilindri in alluminio per motori da 60–170 CV, componenti compatibili con propulsori impiegati anche nei droni tattici.

In sostanza, in questa guerra ci stiamo già dentro con tutte le scarpe, ma è solo l’inizio.  


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Freuding e il 2029: La Germania Si Prepara alla Guerra

In questo scenario terrificante di ipocrisia, le parole del tenente generale Christian Freuding, capo dell'esercito tedesco, rilasciate l'11 giugno a margine del salone aerospaziale ILA di Berlino, suonano come una campana a morto di ogni ipocrita rivendicazione europea alla pace giusta e duratura, nonché al ruolo di mediatrice dei conflitti.

"Dobbiamo essere preparati... Dobbiamo essere pronti a combattere", ha dichiarato il generale, citato da POLITICO. Freuding ha precisato che esiste un ampio consenso alleato sul fatto che la Russia potrebbe attaccare il territorio della NATO entro la fine del decennio: "2029 non è una cronologia tedesca. È un'intelligence concordata dalla NATO. Tutti i 32 partner della NATO concordano sul fatto che la Russia potrebbe avere la capacità di invadere un paese partner nel 2029."

Il generale ha tuttavia avvertito che Mosca potrebbe muoversi anche prima, nonostante la guerra in Ucraina sia entrata nel suo quinto anno e le forze armate di Kiev dichiarino di aver inflitto oltre 1,3 milioni di vittime all'esercito russo. Berlino, ha aggiunto Freuding, non può permettersi di attendere i tempi lunghi dei programmi di sviluppo bellico: "La velocità è essenziale adesso." Per questo, la Germania ha bisogno di "soluzioni intermedie" per colmare il divario tra la capacità attuale e quella necessaria per una prontezza al combattimento reale. "Dobbiamo migliorare le nostre capacità per il combattimento 'stasera' ogni giorno come esercito tedesco", ha concluso, riassumendo in una sola frase lo spirito di una dottrina militare che ha definitivamente abbandonato l'orizzonte della pace.

E pensare che, nemmeno troppe ore dopo, è stato smentito nelle sue elucubrazioni russofobiche dal comandante europeo della NATO,  Alexus G. Grynkewich. "La Russia non cerca il conflitto con la NATO e non ha intenzione di attaccare. Ho monitorato attentamente i dati dell'intelligence", afferma sulle pagine del Financial Times.

Il Fronte: Droni su Krasnodar, Sebastopoli in Fiamme

Nel frattempo, il fronte continua ad essere movimentato. Kiev ha esteso la zona di evacuazione forzata oltre Slavyansk e Kramatorsk, segnale che la pressione russa a Konstantinovka si sta facendo insostenibile, prefigurando una battaglia generale per il Donbass. Nella direzione di Zaporizhia, le forze armate russe hanno tagliato la linea del fronte a sud-ovest vicino a Orekhov, in un avanzamento che la parte ucraina riconosce parzialmente come "vantaggioso in termini operativi" per Mosca, pur continuando a resistere.

La notte dell'11 giugno, un drone ucraino ha colpito un edificio a più piani a Krasnodar, provocando un incendio su un balcone e ferendo tre persone nel territorio circostante. Ma è a Sebastopoli che la notte ha lasciato il segno più profondo: l'intero edificio del Panorama della Difesa, trentamila metri cubi di storia e arte, è andato distrutto.

Il governatore Razvozhayev ha dichiarato che "il Panorama di Franz Roubaud è stato quasi completamente distrutto", aggiungendo che l'attacco sembrerebbe condotto con munizioni incendiarie. Un'opera che aveva già attraversato l'incendio del 1942, salvata pezzo per pezzo da vigili del fuoco, soldati e marinai che avevano rischiato la vita tra le fiamme. Questa volta, non c'è stato nessun miracolo.

Il Senato americano riconferma ancora il ruolo americano nell’estensione di una guerra che privilegia il complesso militare industriale e lavora a una versione del disegno di legge sul bilancio della difesa. Il testo prevede 750 milioni di dollari in aiuti militari diretti all'Ucraina, all'interno di un pacchetto complessivo da 1.150 miliardi, con l'incarico al Pentagono di continuare a fornire supporto di intelligence a Kiev. Una proposta che dovrà superare diverse fasi legislative prima di diventare legge — e l'ultima parola spetterà a Donald Trump.

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