Intelligence russa: Kiev ha persuaso la Lituania ad autorizzare il lancio di droni ucraini, cresce il rischio di un confronto diretto con la NATO
I confini nord orientali d'Europa si stanno trasformando sempre più nella fucina destabilizzante per nuove sanguinose guerre per il prossimo futuro, rese sempre più concrete dal crescente disimpegno statunitense nei confronti dei partner dell'Alleanza nel vecchio continente.
Non sembra un caso che Washington abbia interrotto la rotazione del battaglione corazzato USA in Lituania e cancellato l’invio di una brigata corazzata americana in Polonia, oltre ad aver annunciato il ritiro di circa 5.000 militari dalla Germania (circa il 14% dei circa 36.000 presenti.
Ebbene, proprio per quanto riguarda Riga arrivano le indiscrezioni più preoccupanti. Il Servizio di intelligence estera russo (SVR) ha dichiarato che Kiev avrebbe persuaso la Lituania ad autorizzare il lancio di droni contro la Russia direttamente dal territorio lettone. Secondo il comunicato dell'SVR, diffuso il 19 maggio, unità specializzate nelle forze per i sistemi senza pilota dell'esercito ucraino sarebbero già state schierate in Lettonia, nelle basi militari di Adazi, Selija, Lielvarde, Daugavpils e Jekabpils. L'intelligence russa sostiene che il regime di Zelensky punti a dimostrare ai propri sostenitori europei che le forze armate ucraine mantengono intatta la capacità di colpire in profondità il territorio della Federazione Russa.
L'SVR motiva questa mossa con una logica militare precisa: lanciare droni dai Paesi baltici ridurrebbe significativamente i tempi di volo verso i bersagli russi e aumenterebbe l'efficacia degli attacchi, rispetto ai lanci dal territorio ucraino. Secondo Mosca, Kiev non si limiterebbe a utilizzare i corridoi aerei baltici già accordati, ma punterebbe a trasformare il suolo lettone in piattaforma d'attacco diretta. Le accuse non sono state confermate né da Riga né da Kiev; i Paesi baltici hanno ribadito di non aver mai concesso il proprio spazio aereo per operazioni offensive contro la Russia.
I droni su Rezekne e la crisi del governo lettone
Proprio la Lettonia nei giorni scorsi è entrata nel ciclone di uno scandolo su queste incursioni che ha destabilizzato la compagine governativa. Il 7 maggio 2026, due droni sospettati di essere di origine ucraina erano entrati nello spazio aereo lettone provenendo dalla Russia. Uno di essi si è schiantato su un deposito di petrolio nella città orientale di Rezekne, danneggiando quattro serbatoi e provocando un incendio. Un terzo drone ha attraversato il territorio lettone prima di virare e rientrare in Russia. Nessun civile è rimasto ferito, ma le implicazioni politiche dell'episodio si sono rivelate devastanti.
L'incidente ha riportato alla luce una serie di precedenti già noti. A partire da marzo 2026, droni ucraini diretti contro obiettivi nel nord-ovest della Russia — in particolare i porti petroliferi di Ust-Luga e Primorsk — avevano deviato ripetutamente, violando lo spazio aereo di Lettonia, Estonia e Lituania. Le autorità dei Paesi baltici avevano attribuito le deviazioni ai sistemi di disturbo elettronico (jamming) russi, che avrebbero alterato la navigazione GPS dei velivoli senza pilota ucraini. Nonostante le spiegazioni tecniche, la percezione pubblica si era già incrinata: lo spazio aereo dei Paesi baltici stava diventando, de facto, un corridoio di guerra.
Le conseguenze politiche sull'esecutivo di Riga non si sono fatte attendere e sono state immediate e brutali. Il ministro della Difesa lettone Andris Spruds aveva annunciato la propria disponibilità a dimettersi già l'8 maggio, dopo che i droni avevano dimostrato le lacune dei sistemi di difesa aerea del Paese, incapaci di rilevare i velivoli durante il sorvolo. Il partito dei Progressisti, di cui Spruds faceva parte, ha poi ritirato il proprio sostegno alla coalizione di governo, privando la premier Evika Silina della maggioranza parlamentare.
Il 14 maggio, Silina ha formalizzato le proprie dimissioni. "Vedendo un forte candidato per il ruolo di ministro della Difesa, i chiacchieroni politici hanno scelto la crisi governativa. Pertanto, annuncio le mie dimissioni. È una decisione difficile, ma in questa situazione è quella giusta", ha scritto sui social. La caduta del governo giunge in un momento particolarmente delicato: la Lettonia è attesa da elezioni parlamentari in ottobre, e la prospettiva di un governo ad interim passivo nei prossimi mesi desta preoccupazione tra gli analisti.
L'Estonia e il caccia NATO che abbatte un drone
La crisi non si è limitata alla Lettonia. Nelle scorse ore, In Estonia, per la prima volta, un caccia della Pattuglia Aerea Baltica della NATO ha intercettato e abbattuto un drone ucraino. L'allarme aereo è stato dichiarato in sei distretti del Paese, tra cui quelli di Tartu e Viljandi. Il ministro della Difesa estone Hanno Pevkur ha spiegato: "Abbiamo ricevuto informazioni preliminari dai nostri colleghi lettoni e anche il nostro radar ha rilevato un drone che si dirigeva verso l'Estonia meridionale. Abbiamo attivato le misure necessarie e un caccia della pattuglia aerea baltica ha abbattuto il drone". Le autorità locali hanno identificato il velivolo come un UAV kamikaze a lungo raggio di origine ucraina, che aveva perso la rotta mentre si dirigeva verso obiettivi russi.
L'abbattimento ha rappresentato un unicum nella storia del conflitto: per la prima volta un'alleanza come la NATO si è trovata ad intercettare materiale bellico ucraino — il che pone interrogativi profondi sull'ambiguità della postura atlantica nel conflitto. L'Estonia aveva già avvisato Kiev, dopo l'incidente lettone, di controllare più rigorosamente i propri droni.
Le scuse di Kiev e il nodo dello spazio aereo concesso dai baltici
Di fronte alla cascata di incidenti, il ministro degli Esteri ucraino Andrey Sibiga ha riconosciuto pubblicamente la responsabilità di Kiev, porgendo le scuse formali a Estonia, Lettonia, Lituania e Finlandia: "Ci siamo già scusati con Estonia, Lettonia e Lituania, oltre che con la Finlandia, per gli incidenti involontari con i droni. Le nostre agenzie specializzate stanno lavorando a stretto contatto per ridurre al minimo il rischio che tali incidenti si ripetano". La questione del coordinamento preventivo rimane tuttavia irrisolta: secondo alcune fonti, l'Ucraina non fornirebbe ai membri NATO avvisi preventivi sulle traiettorie dei propri droni.[11]
In ogni caso, i tre Paesi baltici avevano ufficialmente autorizzato, alla fine di marzo 2026, le forze armate ucraine a utilizzare il proprio spazio aereo per il sorvolo di droni diretti verso obiettivi in Russia. Tuttavia, essi negano categoricamente di aver mai autorizzato il territorio o lo spazio aereo nazionale per operazioni di lancio diretto contro la Russia. La distinzione — tra corridoio di transito e piattaforma di attacco — è sottile sul piano tecnico, ma politicamente cruciale per i governi baltici, che temono di essere percepiti come cobelligeranti da Mosca.
La minaccia di Mosca: nessuna immunità NATO
A questo proposito, secondo il comunicato del Servizio di intelligence estera, "le coordinate dei centri decisionali in Lettonia sono ben note e l'appartenenza del paese alla NATO non proteggerà i complici del terrorismo dalla punizione che meritano". Mosca ha aggiunto che i propri "sistemi di ricognizione avanzati" consentirebbero di stabilire con precisione le coordinate dei siti di lancio dei droni, nel caso in cui venissero utilizzati dal territorio lettone, citando come precedente l'analisi dei detriti dei droni dopo il tentativo ucraino di attaccare la residenza del presidente Putin nel dicembre precedente.
La retorica russa va dunque già al di là dell'effetto deterrente dell'articolo 5 del Trattato NATO in uno scenario ibrido. In ogni caso, come evidenziato da Analisi Difesa, se Mosca dovesse convincersi che lo spazio baltico è diventato un canale operativo per le incursioni ucraine, potrebbe rispondere "non necessariamente con un attacco convenzionale, ma con strumenti coerenti con la sua tradizione di pressione graduata: provocazioni ai confini, attacchi informatici, guerra elettronica, sabotaggi, operazioni di influenza". La spirale rimane aperta.
Foto © Imagoeconomica
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