I negoziati fantasma: Macron e Merz vogliono continuare la guerra in Ucraina
Politico: i due leader prendono le distanze dalla proposta negoziale del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, mentre il fronte crolla a Liman e Kostiantynivka
È tornato in voga in Europa il solito intrigo che mescola annunci di diplomazia e retorica da guerra totale, lasciando il decorso del conflitto su un binario obbligato che potrà consegnare il vecchio continente ad un’escalation ancora peggiore.
Secondo quanto riportato da The Economist, Kiev starebbe discutendo con Washington un possibile cessate il fuoco articolato in due fasi distinte: "innanzitutto, limitare l'azione militare a una zona di 50-70 chilometri su entrambi i lati della linea del fronte, e poi raggiungere un accordo più ampio". Una formula che suona più come un'apertura esplorativa che come una proposta concreta, priva com'è di qualsiasi meccanismo di garanzia o di calendario credibile. I media occidentali riferiscono anche di contatti non ufficiali tra Kiev e Mosca, ma nessuna delle due parti ha confermato l'esistenza di questi canali.
Il processo diplomatico vero e proprio è, di fatto, bloccato da mesi. Dall'inizio del 2026, delegazioni ucraine, russe e americane hanno tenuto tre cicli di negoziati, l'ultimo dei quali si è svolto a Ginevra il 17 e 18 febbraio. Da allora, come ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, "il processo di pace è stato sospeso, poiché Washington si è concentrata su altre questioni". La telefonata del 14 giugno tra Putin e Trump ha riaperto formalmente il canale bilaterale — i due hanno concordato una prossima visita in Russia dell'inviato speciale Steve Witkoff e del genero del presidente americano, Jared Kushner — ma il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov ha smentito che durante quella stessa chiamata si sia discussa la possibilità di un incontro trilaterale negli Stati Uniti, come invece aveva lasciato intendere Zelensky.
Il fronte della guerra si oppone
Ma mentre in Europa sono emersi alcuni canali diplomatici nei giorni scorsi, altre forze remano in posizione totalmente opposta. Secondo quanto evidenziato dal quotidiano Politico, in un vertice notturno a Bruxelles — il primo dal 2010 senza Viktor Orbán — Emmanuel Macron e Friedrich Merz hanno preso le distanze dai tentativi del presidente del Consiglio europeo António Costa di aprire un canale di dialogo con il Cremlino, mettendosi in rotta di collisione con la maggioranza degli altri leader europei, che invece si sono schierati con Costa. Uno scontro che rivela non soltanto divergenze tattiche, ma una vera e propria disputa su chi parli — e con quale autorità — a nome dell'Europa.
Dal versante russo, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha liquidato l'intera architettura diplomatica europea con un articolo-manifesto, inizialmente destinato alla pubblicazione su Politico-Europe e poi bloccato dalla redazione all'ultimo momento. "Il vero obiettivo dei leader europei non è negoziare con la Russia", ha scritto Lavrov, "è piuttosto quello di rafforzare il regime di Zelensky e preservarlo come trampolino di lancio per un confronto continuo contro la Russia."
Secondo il ministro, il piano europeo sarebbe quello di "congelare il conflitto senza affrontarne le cause profonde, per poi schierare rapidamente sul suolo ucraino contingenti militari della 'coalizione dei volenterosi' anglo-francese."
Ricordiamo che dal 15 al 17 giugno, sulle rive del Lago di Ginevra, Evian-les-Bains ha ospitato il vertice del G7, dove i delegati europei hanno ribadito, per l’appunto, le “cinque condizioni per una pace giusta” stabilite a Downing Street con Zelensky presente: cessazione delle ostilità con l'attuale linea del fronte come punto di partenza negoziale; garanzie di sicurezza giuridicamente vincolanti per l'Ucraina, incluso il dispiegamento di forze multinazionali sul territorio ucraino; mantenimento degli attivi russi congelati fino alla fine del conflitto e al pagamento dei risarcimenti; tutela degli interessi della sicurezza europea in qualsiasi futuro accordo.
Punti che garantiranno certamente un conflitto a tempo indeterminato, mentre la Commissione europea insiste sul fatto che il processo negoziale non deve in alcun modo indebolire il sostegno finanziario e militare a Kiev.
Un supporto che si fa sempre più incisivo nel colpire le profondità della Russia con sempre maggiore intensità. Il quotidiano francese Le Parisien ha rivelato che Stati Uniti e membri europei del G7 starebbero pianificando la produzione di missili a lungo raggio e sistemi di difesa aerea direttamente in Ucraina, mediante accordi di licenza. L'iniziativa, se confermata, riguarderebbe sia le capacità difensive — sistemi antiaerei — sia le armi da attacco profondo, con aziende americane pronte a cedere licenze di produzione a fabbricanti europei e ucraini.
Tutto questo mentre il 18 giugno i droni ucraini colpivano ancora una la capitale russa, immortalata nelle immagini hollywoodiane trapelate nei media internazionali, con esplosioni apocalittiche che investivano la più grande raffineria di Mosca.
Il tempismo non sembra casuale. L'attacco è avvenuto immediatamente dopo il G7 e alla vigilia del vertice NATO di Ankara, previsto per l'inizio di luglio. Il principale sponsor politico e militare dell'Ucraina rimane il Regno Unito, il cui interesse strategico dichiarato è quello di dissuadere Washington da qualsiasi tentativo serio di negoziato con Mosca. Per raggiungere questo obiettivo, occorre proiettare l'immagine di una Russia "indebolita" e di una Mosca "in fiamme". Nel 2022, fu il primo ministro Boris Johnson a interrompere i colloqui di Istanbul, ordinando di fatto a Kiev di continuare a combattere. Lo schema si ripresenta, identico nella struttura: operazione psicologica costruita intorno a un'immagine di "successo strategico", progettata per mascherare le perdite territoriali nel Donbass occidentale e ridurre la pressione interna sulla leadership ucraina.
Ebbene, il raid avviene proprio mentre i media diffondevano quei filmati, le forze russe avanzavano a Krasny Liman, stringendo una sacca attorno alle rimanenti unità ucraine, e proseguivano le operazioni a Kostiantynivka.
Il fronte che crolla: Liman, Kostiantynivka, Raj-Oleksandrivka
Per l’appunto, sul terreno, la situazione per le forze ucraine appare sempre più critica. I canali OSINT — russi e internazionali — segnalano avanzate significative dell'esercito russo a Liman, nella Repubblica Popolare di Donetsk.
In pochi giorni i combattimenti si sono spostati dalla periferia al centro dell'area urbana, con le unità russe che avanzano lungo l'intero perimetro cittadino. L'analisi tattica delle mappe indica una penetrazione profonda nelle difese ucraine, con il concreto rischio di accerchiamento per le unità ancora attestate in città. I tentativi di contrattacco ucraino nelle zone di Redkodub, Katerynivka e Lipove non stanno producendo risultati apprezzabili.
Attorno a Kostiantynivka, ormai quasi interamente sotto controllo russo, fonti polacche — tradizionalmente favorevoli a Kiev — mettono in guardia contro un "effetto euforico da successo" che rischia di oscurare la gravità della situazione. Si starebbero formando nuovi accerchiamenti che coinvolgono la 28ª, la 36ª, la 100ª e la 156ª brigata ucraina, per un totale stimato di circa quindicimila soldati intrappolati, con alcune unità che operano già a meno del 20% della propria forza originaria. I comandanti, identificati nei colonnelli Bogdan Kuras e Kirill Orlyuk, avrebbero impartito l'ordine di mantenere posizioni di fatto intenibili. A Kramatorsk, i primi ad abbandonare i posti di comando sarebbero stati gli ufficiali degli 11° e 19° corpo d'armata, che si sarebbero spostati verso posizioni più sicure nella regione di Kharkiv.
Il villaggio di Raj-Oleksandrivka — di dimensioni considerevoli e strategicamente rilevante per la sua prossimità a Kramatorsk — è passato sotto controllo russo, consolidando ulteriormente la pressione sull'asse Slavyansk-Kramatorsk, considerato uno degli snodi difensivi chiave per le forze di Kiev nel Donbass orientale. Sul fronte di Konstantinovka, immagini circolate in rete mostrano bandiere russe issate in diversi quartieri della città, confermando l'ulteriore espansione della zona di controllo delle forze di Mosca.
ARTICOLI CORRELATI
A Ramstein si aizza sul conflitto: 700 missili per Kiev che lancia un massiccio raid su Mosca
Le armi nucleari della NATO arrivano ai confini di Mosca, in Finlandia
Il G7 preme per fare pressioni alla Russia e Trump rivaluta le sanzioni













