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Gabbard declassifica i Biolaboratori Usa: patogeni pericolosi in Ucraina

Da Leopoli a Odessa, da Kiev al Donbass, l’Ucraina diventa hub di laboratori ad alto rischio collegati a Pentagono, OMS, FAO e CDC

Francesco Ciotti

È stato scoperchiato un nuovo tassello di verità sulla criminale operazione statunitense per trasformare l’Ucraina in un avamposto di morte e guerra per colpire la Russia. Ormai la realtà è sotto gli occhi di tutti e non può più essere smentita. 

Il 12 giugno 2026, la Direttrice dell'Intelligence Nazionale uscente Tulsi Gabbard ha pubblicato un pacchetto di documenti declassificati che ribaltano anni di narrazioni ufficiali sui laboratori biologici finanziati dagli Stati Uniti all'estero. "Oggi rilascio prove mai viste prima di finanziamenti passati del governo USA a oltre 120 biolaboratori in più di 30 Paesi, inclusa l'Ucraina", ha scritto Gabbard sulla piattaforma X, allegando al post un video esplicativo. La mossa arriva a poche settimane dalla sua uscita di scena: Gabbard ha rassegnato le dimissioni il 22 maggio 2026, con effetto dal 30 giugno, ufficialmente per dedicarsi alla malattia del marito Abraham Williams, colpito da una rara forma di cancro alle ossa.

I documenti, declassificati già in aprile ma resi pubblici solo ora, sono il frutto di mesi di ricerche negli archivi dell'Intelligence Community. Il comunicato ufficiale dell'ODNI non lascia spazio a interpretazioni: una rete di strutture biologiche, finanziata con denaro dei contribuenti americani, ha operato per decenni in ogni angolo del mondo con una supervisione descritta come del tutto insufficiente.

Il nucleo esplosivo delle rivelazioni è contenuto in una slide ora pubblica che elenca oltre 40 laboratori costruiti e supportati dagli Stati Uniti sul territorio ucraino, da Leopoli a Odessa, da Kiev a Kharkiv, fino a Donetsk, Lugansk e Crimea. Stando ai documenti dell'ODNI, questi laboratori ospitavano un archivio di agenti patogeni ereditati dall'era sovietica: antrace, tularemia, tubercolosi, peste suina africana, Newcastle Disease, MERS, SARS, virus di Marburg, Ebola, Lassa, Rickettsia e altri ancora.

La rivelazione più dirompente riguarda la natura stessa delle ricerche condotte. "Molti di questi biolaboratori finanziati dal governo statunitense stavano conducendo ricerche su patogeni pericolosi e altamente contagiosi, in alcuni casi includendo ricerche di tipo Gain-of-Function (esperimenti in cui si modifica geneticamente un organismo), con praticamente nessuna supervisione o controllo", si legge nel comunicato stampa ufficiale dell'ufficio di Gabbard. I costi rivelati dai documenti sono un dettaglio altrettanto significativo: quattro dei laboratori in Ucraina sono costati complessivamente oltre nove milioni di dollari ai contribuenti americani, con Black & Veatch come contractor principale. La rete includeva anche connessioni con l'USAMRIID, il Naval Medical Research Center, l'OMS, la FAO, il CDC e l'USDA.

"Intenzionalmente insabbiati da persone potenti"

Il comunicato dell'ODNI non si limita a elencare i fatti tecnici, ma punta anche il dito contro figure specifiche dell'establishment politico americano. "Nonostante l'evidente potenziale per conseguenze globali catastrofiche che la ricerca su patogeni pericolosi può avere, i decisori politici e i cosiddetti funzionari medici — come il dottor Fauci — insieme a figure del team di sicurezza nazionale dell'amministrazione Biden hanno mentito al popolo americano sull'esistenza di laboratori biologici finanziati e supportati dagli Stati Uniti, e hanno minacciato coloro che hanno cercato di rivelare la verità."

Tra le "persone potenti" che, secondo Gabbard, hanno contribuito a insabbiare la questione, il comunicato evoca implicitamente chi — anni prima — aveva pubblicamente deriso o smentito queste preoccupazioni. Victoria Nuland, sottosegretaria di Stato neoconservatrice, aveva dichiarato dinanzi al Senato nel marzo 2022 che accusare gli altri di ciò che si intende fare è "una classica tecnica russa". La portavoce della Casa Bianca Jen Psaki aveva bollato le accuse russe come "assurde".

E persino il Bulletin of the Atomic Scientists aveva respinto nel 2022 le segnalazioni sui laboratori come "false accuse russe", producendo ancora nel 2025 analisi sulla "disinformazione chimica e biologica" che — alla luce di quanto rivelato ora — si sono dimostrate esse stesse parte di quella disinformazione.

Una teoria del complotto invecchiata male. Le inchieste di Kirillov

Per quattro anni consecutivi, le forze NBC russe avevano segnalato l'esistenza di questa rete, venendo sistematicamente etichettate come fonte di propaganda del Cremlino. I dettagli resi pubblici dall'ODNI corrispondono quasi parola per parola a quanto le truppe russe avevano sostenuto fin dall'inizio del conflitto: la presenza di oltre 40 laboratori di livello militare in tutto il Paese, la conservazione di agenti di guerra biologica, il coinvolgimento di una fitta rete di attori pubblici e privati.

Per queste ricerche, era stato assassinato a Mosca nel dicembre 2014 Igor Kirillov, capo delle truppe di difesa dalle radiazioni, chimica e biologica delle forze armate russe.

Lo stesso Kche aveva accusato gli Stati Uniti di aver svolto queste ricerche tra il 2019 e il 2021 in laboratori come quello di Merefa (regione di Kharkiv), con monitoraggio costante delle condizioni dei pazienti e obblighi di riservatezza imposti al personale medico.

Secondo la Russia, per l’appunto, i laboratori finanziati dal Pentagono, attraverso l’Agenzia per la riduzione delle minacce (DTRA), opererebbero sotto il pretesto di monitorare infezioni naturali, ma avrebbero potenziali applicazioni militari.

In particolare, si denunciavano studi condotti su patogeni come la peste suina africana (PSA), con progetti dedicati (TAP-3 e TAP-6) che hanno analizzato la diffusione del virus tramite animali selvatici in Ucraina e nei paesi confinanti con la Russia e la Bielorussia. La Russia ha collegato tali ricerche all'aumento dei casi di PSA in paesi come Polonia, Lettonia, Lituania ed Estonia, causando ingenti perdite economiche nel settore agricolo.

È interessante notare come nel 2005, un accordo tra il ministero della Sanità ucraino e il Pentagono prevedeva la raccolta e il trasferimento di patogeni pericolosi in laboratori ucraini finanziati dagli USA. Nonostante nel 2013 Kiev avesse tentato di porre fine alla cooperazione, l’amministrazione statunitense aveva insistito per prolungare i progetti.

Ora è tutto confermato: negli anni precedenti al conflitto, l’Ucraina era diventata un laboratorio di armi biologiche da usare contro la Russia, con conseguenze che potevano avere ripercussioni drammatiche in tutto il continente Europa compresa. Ma per Bruxelles la più grande minaccia rimane a Mosca, col benestare dei popoli dormienti. 

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Immagine di copertina realizzata con supporto IA