Crosetto vuole 40mila militari in più: il piano sulle riserve resta bloccato
Ex militari, specialisti e cittadini: il piano prevede tre riserve. A frenarlo sono coperture finanziarie e consenso.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto sembra deciso ad aumentare il personale a disposizione delle Forze armate italiane, ma senza ripristinare la leva obbligatoria. Stiamo parlando di un piano che esiste, nelle intenzioni e nelle bozze, ma che nei fatti, politicamente parlando, resta bloccato.
Scendendo nel dettaglio, esistono due proposte differenti ma molto simili. La prima risale al febbraio 2024 ed è stata presentata alla Camera da Nino Minardo, allora presidente della commissione Difesa. Prevedeva la creazione di una sorta di riserva ausiliaria: un bacino di persone da mobilitare in caso di guerra. La proposta di Minardo è rimasta sostanzialmente ferma in Parlamento.
Poi c’è la seconda proposta, quella su cui è intervenuto Crosetto, fissando due obiettivi principali: aumentare di 40 mila unità gli organici delle Forze armate entro il 2033 e, parallelamente, creare tre diverse categorie di riservisti, da utilizzare a seconda delle necessità.
La prima sarebbe la riserva operativa. Ne farebbero parte soprattutto ex militari, quindi persone già formate e addestrate che, dopo il congedo, rimarrebbero a disposizione dello Stato per cinque anni. In questo modo, la Difesa potrebbe contare su personale che conosce già procedure, strutture e funzionamento delle Forze armate e che potrebbe essere richiamato rapidamente.
La seconda categoria sarebbe invece la riserva volontaria specialistica. In questo caso, l’aspetto interessante è che non si cercano necessariamente combattenti, ma professionisti dotati di competenze specifiche. Si parla, per esempio, di telecomunicazioni, sicurezza informatica e sanità.
Infine, ci sarebbe una terza categoria: la riserva territoriale. Ne farebbero parte cittadini tra i 25 e i 35 anni, impiegabili non soltanto in situazioni militari, ma anche durante calamità naturali o emergenze che richiedano sostegno alla popolazione civile. Sarebbe dunque una struttura distribuita sul territorio e attivabile rapidamente in caso di necessità.
Gli ostacoli principali sulla strada del “ddl Crosetto” sembrano essere soprattutto due. Il primo riguarda le coperture finanziarie necessarie per aumentare gli organici di 40 mila unità entro il 2033. Il secondo è di natura politica ed elettorale: avvicinandosi la parte finale della legislatura, un provvedimento inevitabilmente associato ai temi della guerra e del riarmo rischia di risultare poco conveniente sul piano del consenso.
Come ha ricostruito Il Fatto Quotidiano, Crosetto avrebbe voluto portare il provvedimento in Consiglio dei ministri già a luglio, senza riuscirci. Il ministro sarebbe riuscito a far avanzare soltanto una parte meno impegnativa della riforma delle Forze armate. Il progetto sulle riserve e sull’aumento degli organici sarebbe invece rimasto indietro.
Il problema per Crosetto è anche il progressivo avvicinarsi della fine dell’attuale legislatura. Di conseguenza, una parte significativa della maggioranza non sembra avere particolare interesse ad affrontare un provvedimento che richiama inevitabilmente i temi della guerra e del riarmo, soprattutto mentre il Paese deve fare i conti con urgenze di tutt’altra natura e con un dibattito sempre più acceso sull’aumento delle risorse destinate alla Difesa.
Crosetto sostiene che si tratti di pragmatismo di fronte a un contesto internazionale profondamente mutato e che l’Italia debba disporre di strumenti adeguati per reagire rapidamente a guerre, crisi internazionali ed emergenze. Lega e Forza Italia, però, sembrerebbero concentrate su “altre priorità”. Segno che, quando la legislatura si avvicina alla conclusione, le intenzioni di voto continuano ad avere il loro peso.
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