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Armi e carburante a Israele, il report che smentisce lo stop italiano: ''Oltre 400 spedizioni''

AMDuemila

Il dossier presentato alla Camera: Stefania Ascari (M5S) chiede chiarimenti al governo sui trasferimenti verso Israele 

S’intitola “Made in Italy per l’industria del genocidio” il report finito nel dossier presentato alla Camera lo scorso 5 maggio e che ha messo in discussione la versione ufficiale del governo Meloni, secondo la quale, dall’inizio della guerra a Gaza nell’ottobre 2023 e, dunque, del genocidio ai danni del popolo palestinese, le forniture militari italiane verso Israele sarebbero state fortemente limitate o sospese. Secondo il rapporto, il flusso non si sarebbe mai realmente fermato. A questo va aggiunto che il documento non parla soltanto di armi in senso stretto, ma di un intero sistema logistico e industriale che avrebbe continuato a sostenere, direttamente o indirettamente, la macchina militare israeliana che sta sterminando uomini, donne e bambini palestinesi.

Il report, pubblicato a marzo di quest’anno e portato all’attenzione anche nei giorni scorsi dal Fatto Quotidiano, è stato realizzato da diverse organizzazioni filo-palestinesi e associazioni internazionali impegnate nelle campagne di embargo contro Israele. Ad ogni modo, il punto è questo: dal 2023 alla fine del 2025 sarebbero state registrate oltre 400 spedizioni di materiale militare o dual use (tecnologie, materiali o prodotti che possono avere sia un utilizzo civile sia un utilizzo militare) dall’Italia verso Israele, insieme a enormi quantitativi di carburante destinati ai porti israeliani. Si tratta di numeri che, nei fatti, dimostrerebbero come Roma abbia continuato a contribuire alle capacità operative dell’esercito israeliano nonostante le denunce internazionali sui bombardamenti a Gaza e le pesanti accuse di violazioni del diritto umanitario.

Dentro quelle spedizioni, secondo il rapporto, non ci sarebbero solo armamenti completi, ma soprattutto componenti tecnologici e industriali. Parliamo di componenti elettronici, sistemi radar, pannelli di comunicazione, strumenti per cabine di pilotaggio, materiali per droni e sistemi aerospaziali. Una vera e propria filiera non visibile agli occhi degli italiani, ma utilissima per il piano operativo e militare che si sta consumando a Gaza insieme alla vita dei palestinesi.

Ancora una volta, i nomi che compaiono sono i soliti noti: Leonardo Spa, colosso italiano della difesa partecipato dal Ministero dell’Economia, che ha inviato circa 150 spedizioni tracciate e che riguarderebbero componenti aerospaziali partiti dall’Italia e diretti anche verso la società israeliana Elbit Systems, una delle principali aziende militari israeliane. Anche in questo caso, parliamo di tecnologie che, sempre secondo il rapporto, contribuirebbero al funzionamento di aerei come gli F-15 utilizzati nei raid sulla Striscia di Gaza.

Presente all’interno del rapporto anche l’aspetto che riguarda la logistica. Infatti, non si parla solo di aziende produttrici, ma anche delle infrastrutture italiane utilizzate per il transito di queste merci. L’Aeroporto di Roma-Fiumicino e l’Aeroporto di Milano Malpensa, ad esempio, sarebbero stati impiegati per il trasporto regolare di componenti elettronici, ricambi aeronautici e materiali industriali destinati a Israele, sia attraverso voli cargo sia tramite normali voli commerciali. Lo stesso discorso riguarderebbe anche i principali porti italiani, da quello di Genova fino al Porto di Gioia Tauro, passando per Ravenna, Taranto e Trieste.

Ovviamente, la guerra non si combatte soltanto con bombe e missili: serve anche il carburante che si usa per jet, carri armati, mezzi blindati, navi militari e bulldozer; proprio come quelli che usano i coloni israeliani in Cisgiordania per demolire le case dei palestinesi, i terreni agricoli e vari villaggi. Infatti, il dossier sostiene che tra il 2024 e il 2025 siano state trasferite verso Israele oltre 220mila chilotonnellate di greggio e gasolio partite da infrastrutture italiane. Una parte sarebbe salpata dal porto di Taranto verso Haifa e Ashkelon, mentre ulteriori quantitativi di gasolio sarebbero stati caricati dalla baia di Santa Panagia, vicino Siracusa, con destinazione Ashdod e Ashkelon.

E sempre secondo il rapporto, alcune navi avrebbero anche disattivato i loro sistemi AIS, cioè i localizzatori automatici usati per tracciare le rotte marittime. Una pratica piuttosto diffusa quando solitamente si intende nascondere la propria rotta, ma soprattutto la destinazione finale dei carichi che si stanno trasportando. In questo caso, quelli provenienti dall’Italia.

La deputata del M5S Stefania Ascari ha presentato un’interrogazione parlamentare accusando il governo di aver continuato a sostenere Israele nonostante le accuse internazionali relative alle operazioni militari a Gaza. Mentre le associazioni promotrici del report hanno chiesto l’avvio di un embargo totale insieme a maggiore trasparenza sui transiti militari, oltre alla sospensione degli accordi di cooperazione militare tra Italia e Israele. 

Foto © Imagoeconomica 

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