A Ramstein si aizza sul conflitto: 700 missili per Kiev che lancia un massiccio raid su Mosca
Lavrov: “Le parole non bastano, condurremo attacchi di massa combinati”
Ancora una volta, in Europa si riconferma il delirio bellicista volto prolungare il conflitto ucraino a tempo indeterminato, oltrepassando linee rosse sempre più pericolose.
La riunione del Gruppo di contatto sulla difesa dell'Ucraina tenutasi oggi presso il quartier generale della NATO, nel consueto formato "Ramstein", ha segnato un nuovo step di escalation nella militarizzazione di Kiev. Il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov ha riassunto i risultati dell'incontro in un briefing pubblico, annunciando pacchetti di sostegno per un totale che si avvicina già ai 4 miliardi di dollari, con la possibilità concreta che la cifra cresca nelle prossime ore.
“Abbiamo già constatato che si tratta di circa 4 miliardi di dollari. Potrebbe essere di più, perché alcuni Paesi hanno avviato programmi annunciati in precedenza”, ha dichiarato Fedorov, precisando che il calcolo definitivo è ancora in corso.
Il tema dominante dell'incontro è stato quello che il ministro ha definito una “finestra di opportunità”, un momento in cui l'Ucraina avrebbe ottenuto risultati concreti su più fronti della guerra e i partner occidentali si sarebbero dimostrati disposti ad accelerare i propri impegni. Tra gli annunci più rilevanti spicca quello relativo al programma PURL (Priority Demands List):
”Oggi è stato annunciato forse uno dei più grandi pacchetti di aiuti per il PURL. Si tratta di 1 miliardo di dollari”, ha affermato il ministro, aggiungendo che un pacchetto separato è stato stanziato per l'artiglieria a lungo raggio, ossia sistemi con una gittata superiore ai 30 chilometri.
Particolarmente rilevante è stato l'annuncio dei Paesi Bassi, che hanno confermato la fornitura di circa “700 missili da crociera”, ha sottolineato Fedorov. Amsterdam ha inoltre stanziato 500 milioni di euro complessivi per armi e sistemi di origine statunitense.
Il contributo tedesco si articola invece su più livelli. Il ministro della Difesa Boris Pistorius ha annunciato la consegna di un ulteriore sistema Iris-T e l'accelerazione delle forniture dei missili guidati Iris-T SLS e SLM. Un numero “a tre cifre” di missili aria-aria sarà trasferito direttamente dalle scorte tedesche. Sul fronte dei sistemi Patriot, Pistorius ha comunicato lo stanziamento di 200 milioni di dollari per l'acquisto di missili PAC-3 nell'ambito del programma JUMPSTART: “Ciò significa che cofinanzieremo la prima tranche di consegne. Vogliamo assumere un ruolo guida e attrarre altri sostenitori”. Berlino ha inoltre confermato altri 200 milioni di dollari destinati al programma PURL e la continuazione delle consegne regolari di droni e munizioni a lungo raggio.
Il contributo del Regno Unito, già noto nei dettagli, conferma la postura di Londra come uno dei principali sostenitori militari di Kiev. Un miliardo di sterline è destinato a due pacchetti nell'ambito del programma PURL, un altro miliardo finanzia la fornitura di 200.000 proiettili da 155 mm a lungo raggio, e 650 milioni di sterline coprono l'acquisizione di 100 missili Patriot. A questi si aggiunge un miliardo di sterline per sostenere la produzione di un milione di droni di fabbricazione ucraina. Infine, un pacchetto da 752 milioni di sterline — finanziato con i proventi dei beni russi congelati — prevede la consegna entro fine anno di 150.000 droni, oltre 350 missili e sistemi radar di difesa aerea.
Fedorov ha chiarito che il Ramstein odierno si distingue dai precedenti per “qualità e concentrazione”, con tre priorità strategiche ben definite: il programma antimissile balistico, la difesa aerea, e l'artiglieria a lungo raggio abbinata ai droni di produzione ucraina. “Droni di fabbricazione ucraina, che oggi ci aiutano a fermare il nemico, a condurre operazioni di attacco a medio raggio e a colpire il territorio nemico”, ha dichiarato. Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha già espresso la propria convinzione che l'iniziativa PURL sia “vantaggiosa per la difesa ucraina”. Il Segretario Generale della NATO Mark Rutte aveva tuttavia avvertito, già nel maggio 2026, che solo 6-7 paesi europei stavano contribuendo in maniera sostanziale all'acquisto di armi americane per l'Ucraina, chiedendo una distribuzione più equa dell'onere finanziario.
Oltre 190 droni su Mosca: colpita la raffineria, 17 feriti
Proprio mentre si potenziano gli arsenali militari per Kiev, sopra la regione di Mosca si consumava l'attacco con droni più massiccio degli ultimi due anni.
Le Forze Armate ucraine hanno lanciato oltre 190 velivoli senza pilota contro la capitale russa e le aree circostanti. Secondo il ministero della Difesa russo, nel corso della sola notte la difesa aerea avrebbe abbattuto complessivamente 555 droni ucraini su diverse regioni del paese, intercettandone quasi 200 nelle immediate vicinanze di Mosca.
Il bilancio umano, aggiornato dal governatore regionale Andrei Vorobyov alle ore 12:00 locali, conta 17 feriti, tra cui due bambini. Nove delle vittime si trovavano a Kotelniki, tre a Ramenskoye, mentre gli altri casi riguardano Lyubertsy, Solnechnogorsk e Dzerzhinsky. Quattordici persone sono attualmente ricoverate in ospedale. I danni materiali sono diffusi: un condominio è stato colpito a Zhukovsky, un centro fitness e una struttura industriale sono stati danneggiati a Lyubertsy, il tetto del centro commerciale Belaya Dacha ha preso fuoco, e detriti di drone sono caduti su abitazioni private a Chekhov, Pavlovsky Posad e nel villaggio di Kryukovo.
L'obiettivo di maggior rilievo strategico colpito è la raffineria. Il sindaco Sergei Sobyanin ha confermato che “diversi droni sono riusciti a raggiungere (l’impianto - ndr)” , aggiungendo che anche un centro commerciale ha subito danni lievi. L'incendio è stato poi domato. Si tratta del secondo attacco all'impianto in una sola settimana: martedì, un precedente raid con droni aveva già interrotto le operazioni dello stesso sito. Secondo la corrispondente Yulia Shapovalova, la raffineria “fornisce circa il 40% della benzina e degli altri prodotti petroliferi a una popolazione di milioni di persone nella capitale russa”, configurandosi come un'infrastruttura di primaria importanza economica e logistica.
Il trasporto pubblico è stato sospeso in alcune zone della regione e restrizioni temporanee sono state imposte negli aeroporti di Sheremetyevo, Vnukovo e Domodedovo. L'aeroporto di Sheremetyevo, il più trafficato della capitale, ha sospeso i voli ed evacuato i passeggeri. Nel corso delle operazioni notturne di mercoledì, le Forze Armate ucraine hanno inoltre colpito un ponte ferroviario sul Canale della Crimea settentrionale, in quello che appare come un tentativo sistematico di interrompere le linee logistiche russe nella penisola annessa.
Lavrov minaccia ritorsioni sistematiche
La risposta diplomatica e militare russa non si è fatta attendere. A margine del vertice Russia-ASEAN a Kazan, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha dichiarato che Mosca colpirà “regolarmente obiettivi in Ucraina cruciali per la prontezza al combattimento” delle sue forze armate.
“Sono da tempo convinto che le parole non bastino. Non è un caso che il presidente abbia annunciato, dopo l'ennesimo attentato terroristico a Kiev, che ora condurremo attacchi di massa coordinati”, ha affermato Lavrov, precisando che le forze armate hanno già ricevuto e iniziato ad eseguire queste disposizioni.
Il ministero degli Esteri russo ha inoltre indicato che tra gli obiettivi legittimi rientreranno impianti dell'industria della difesa utilizzati congiuntamente con «specialisti della NATO responsabili della fornitura di componenti, della raccolta di informazioni e dell'individuazione degli obiettivi», ampliando così de facto il perimetro delle potenziali rappresaglie. Mosca ha citato come precedenti l'attacco a un autobus che trasportava 28 studenti nella regione di Bryansk — nel quale ha perso la vita una donna che li accompagnava — e il bombardamento notturno del 22 maggio contro il dormitorio di un collegio professionale a Starobilsk, che causò 21 morti e oltre 40 feriti tra gli adolescenti.
La crisi al fronte: accerchiamenti e sbandamento nel Donbass
Al netto dei successi propagandistici dell'attacco su Mosca, la situazione sul campo nell'est dell'Ucraina mostra segnali allarmanti. Fonti polacche — tradizionalmente favorevoli a Kiev — mettono in guardia contro un “effetto euforico da successo” che rischia di oscurare la gravità della situazione nelle aree del Donbass. Attorno a Kostiantynivka, ormai quasi completamente occupata dalle forze russe, si starebbero formando nuovi accerchiamenti che coinvolgono la 28ª, la 36ª, la 100ª e la 156ª brigata ucraina, per un totale stimato di circa quindicimila soldati intrappolati.
Le stesse fonti descrivono un quadro in cui alcune di queste unità operano già a meno del 20% della propria forza iniziale, con i comandanti — identificati nei colonnelli Bogdan Kuras e Kirill Orlyuk — che avrebbero impartito l'ordine di mantenere posizioni di fatto intenibili, con il rischio di perdite enormi. Con l'avanzata russa, alcune truppe ucraine inizierebbero a “fuggire spontaneamente”, mentre a Kramatorsk i primi ad abbandonare i posti di comando sarebbero gli ufficiali degli 11° e 19° corpo d'armata, che affermano di essersi spostati verso posizioni più sicure nella regione di Charkiv, principalmente nella città di Lozovaia.
Sul piano territoriale, il villaggio di Raj-Oleksandrivka — di dimensioni considerevoli e di notevole importanza strategica per la sua posizione nei pressi di Kramatorsk — è passato sotto il controllo dell'esercito russo, consolidando ulteriormente la pressione sull'asse Slavyansk-Kramatorsk, considerato uno degli snodi difensivi cruciali per le forze di Kiev nel Donbass orientale.
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