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119 miliardi per annientarci: la nuova corsa al nucleare. La Francia raggiunge 370 testate

Con 226.000 dollari al minuto bruciati in armi di distruzione di massa, il mondo preferisce i missili all’istruzione, alla sanità e al clima mentre l’Europa si prepara alla guerra

Francesco Ciotti

Se dovessimo scegliere una cifra simbolica che possa rappresentare una vergogna indicibile per l’umanità, la prima che salterebbe all’occhio sarebbe quella destinata alla sua autodistruzione. 

Sono pari a 119 miliardi di dollari i fondi destinati agli arsenali atomici nel 2025, con un aumento del 19% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dall'ultimo rapporto dell'International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN), l'organizzazione premiata con il Nobel per la Pace nel 2017. 

Numeri che suonano come un’onta indicibile, un immane atto d’accusa verso una civiltà che ha ormai definitivamente barattato il suo futuro con la morte.

Con 119 miliardi di dollari si potrebbe finanziare quasi per intero l'eliminazione della fame nel mondo, che secondo le Nazioni Unite richiederebbe 93 miliardi di dollari all'anno. Avanzerebbero ancora 26 miliardi, sufficienti a coprire un anno di lotta combinata contro HIV, tubercolosi e malaria attraverso il Global Fund, oppure a garantire la vaccinazione universale dei bambini per oltre vent'anni. 

Se invece si volesse investire nell'istruzione, i 119 miliardi coprirebbero quasi interamente il deficit educativo annuale dei Paesi a basso e medio reddito stimato dall'UNESCO in 97 miliardi, lasciando fuori dalla scuola oggi 250 milioni di bambini. Sul fronte climatico, la cifra non basta a colmare da sola il gap globale negli investimenti per le rinnovabili — che supera i 450 miliardi annui — ma coprirebbe oltre un quarto della correzione urgente, sufficiente a garantire l'accesso all'energia pulita a decine di Paesi in via di sviluppo.

Ebbene, sia mai che un’iniziativa dell’élite contempli una qualche forma di sviluppo umano, stiamo preparando le guerre del futuro.

Complessivamente, le nazioni dotate di bome atomiche spendono oltre 226.000 dollari al minuto per armi di distruzione di massa.

Gli Stati Uniti si confermano alla guida incontrastata di questa tendenza, spendendo da soli 69,2 miliardi di dollari — il 58% della spesa mondiale e più di tutti gli altri otto Paesi messi insieme. Seguono la Cina con 13,5 miliardi di dollari, il Regno Unito con 12,6 miliardi, che ha superato la Russia fermatasi a 9,5 miliardi. 

Il Paradosso degli Arsenali: Meno Bombe, Più Pronte a Sparare

Anche il rapporto SIPRI 2026 — lo Stockholm International Peace Research Institute — offre una fotografia inquietante dell'assetto nucleare mondiale. A gennaio 2026 esistono 12.187 testate nucleari nel mondo. In senso assoluto, il numero totale è leggermente diminuito rispetto agli anni precedenti, ma questo dato è fuorviante.

Il vero indicatore di rischio però non è quante bombe esistono, ma quante sono pronte a essere usate. E qui la tendenza è inequivocabile: 9.745 testate si trovano già negli arsenali militari attivi, mentre tra 2.100 e 2.200 sono in stato di massima allerta operativa, pronte al lancio in pochi minuti. I governi stanno progressivamente trasferendo le testate dai depositi di stoccaggio direttamente ai sistemi di lancio, aumentando la reattività dei propri apparati militari.

Per la prima volta in trent'anni, secondo SIPRI, il numero totale di testate nucleari nel mondo potrebbe tornare a salire. Lo smantellamento rallenta, la produzione accelera, e il saldo netto rischia di diventare positivo: cioè il mondo potrebbe presto avere più bombe di quante ne abbia oggi.

“Tutte e nove le potenze nucleari hanno potenziato e ammodernato i propri arsenali nel 2025, schierando nuovi sistemi d'arma. Non si tratta di aggiustamenti marginali: è una tendenza sistemica”, riporta il SIPRI.

Il Vuoto Diplomatico: La Fine del New START

A rendere il quadro ancora più allarmante, il 5 febbraio 2026 è scaduto il Trattato New START senza essere rinnovato né sostituito. Era l'ultimo accordo bilateralmente vincolante tra Stati Uniti e Russia che imponeva limiti agli arsenali nucleari strategici delle due superpotenze — che insieme detengono circa il 90% di tutte le armi nucleari esistenti.

Il trattato fissava un tetto massimo di 1.550 testate nucleari strategiche dispiegate per ciascun Paese. Senza questo limite, e senza un accordo successivo all'orizzonte, la corsa agli armamenti nucleari non ha più strumenti giuridici per essere contenuta.

“Credo sinceramente che siamo alle soglie di una nuova corsa agli armamenti. Non credo che nei prossimi decenni ci sarà un altro trattato per limitarne il numero”, ha dichiarato allarmato James Acton del Carnegie Endowment for International Peace.

L'Escalation Nucleare Europea

Ma la dimensione più inedita e preoccupante dell'attuale scenario riguarda proprio l'Europa, un continente che sembrava aver archiviato la logica della deterrenza atomica come eredità della Guerra Fredda, ma che ora sta tornando alle logiche distruttive delle guerre mondiali precedenti.

Il 10 luglio 2025, durante la visita di Stato di Emmanuel Macron nel Regno Unito, il primo ministro Keir Starmer e il presidente francese firmarono la Dichiarazione di Northwood.

Per la prima volta nella storia, Francia e Regno Unito affermarono esplicitamente che le rispettive forze nucleari «sono indipendenti, ma possono essere coordinate» e che «non esiste una minaccia estrema all'Europa che non provocherebbe una risposta da parte delle nostre due nazioni».

Venne istituito contestualmente un Gruppo direttivo nucleare UK-Francia, con mandato di operare su politica, capacità e operazioni. Londra e Parigi aggiornarono anche il Trattato di Lancaster House del 2010, che già prevedeva una cooperazione militare senza precedenti tra i due Paesi.

Il passo successivo arrivò a marzo. Dalla base militare sottomarina di Île Longue a Brest, Macron ha annunciato l'attuazione di una «deterrenza nucleare avanzata», prevedendo la possibilità di dispiegare temporaneamente velivoli nucleari francesi presso alleati europei. Otto Paesi europei accettarono di partecipare: Germania, Regno Unito, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca.

Nel febbraio dello stesso anno, il capo dell’Eliseo aveva già rotto un tabù decennale ordinato di voler “aumentare il numero di testate nucleari del nostro arsenale”, mentre Parigi, Londra e Berlino lavoreranno inoltre insieme su “progetti di missili a lunghissimo raggio”.

Il dato più allarmante viene dall'annuario SIPRI 2026: l'arsenale nucleare della Francia è passato da circa 290 testate nel 2025 a 370 nel 2026, un aumento di quasi il 30% in un solo anno.

Stiamo cadendo in un precipizio di follia senza fondo ed è ora che i popoli battano un colpo. 

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