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| Filosofia Politica

Palermo, con José Luis Ledesma: storico fotoreporter argentino

Jean Georges Almendras

Ho un profondo rispetto verso i fotoreporter, in special modo dopo aver lavorato con loro per oltre 30 anni – nei giornali ed in televisione a Montevideo, Uruguay. È bene precisarlo prima di presentarvi uno storico esponente di questa specialità nel mondo della stampa: José Luis Ledesma, argentino, che ho conosciuto nella città di Palermo, in Sicilia, grazie alla gentilezza del mio amico e redattore di Antimafia Duemila Karim El Sadi, entusiasta persino più di me di intervistarlo. Sicuramente ha percepito cosa significhi per un giornalista di lunga carriera come me incontrare un collega coetaneo che, macchina fotografica alla mano, vive il giornalismo con la mia stessa intensità, il mio stesso impegno e la mia stessa sensibilità, con il comune denominatore di essere entrambi di Rio de la Plata.

Inoltre, entrambi, non siamo solo rispettivamente sopravvissuti alle dittature in Argentina e in Uruguay, ma anche testimoni di un'infinità di eventi locali e mondiali, del passato e del presente, e protagonisti inequivocabili diretti ed indiretti delle esperienze di personalità dei territori in cui ci siamo trovati, ognuno nel proprio campo ed ognuno assaporando i pro ed i contro di una professione di una indescrivibile ricchezza umana. 

Entrambi sappiamo oggi, con i nostri circa 70 anni di vita, cosa significa lavorare in strada e in tutti gli scenari del giornalismo; ed entrambi sappiamo che la nostra visione del mondo, come quella di alcuni nostri colleghi del pianeta – purtroppo non di tutti – si basa particolarmente sul senso della giustizia, sulla sensibilità di comprendere e conoscere da vicino la condizione umana e sull’impegno a testimoniare la verità, spesso a costo di rischiare la nostra integrità fisica e di rimanere vulnerabili di fronte al sistema divoratore in cui ci troviamo, lavorando ogni giorno e a volte sentendoci come se stessimo sopravvivendo in una giungla di cemento, crudele e spesso spietatamente competitiva. 

Ledesma capirà molto bene il senso di queste righe, così come io ho capito molto bene ogni sua riflessione e concetto intervistandolo, affrontando temi di interesse umano mondiale, con testimonianze eccezionali, coraggiose e profonde che lo esaltano particolarmente e mi confortano perché provengono da un uomo integro e da un professionista con la maiuscola. Egli, essendo nato in Argentina avendo lì abbracciato la sua professione, è un italiano riconosciuto in questo lato dell'Atlantico e nel mondo, per i suoi scatti fotografici che esprimono la sensibilità indispensabile e necessaria per trasmettere realtà che possono essere rese visibili solo da chi, dietro l'obiettivo, ama la vita e la verità, valorizzandole e rispettandole, riuscendo a eccellere sia professionalmente che come essere umano.


ledesma kelsadi

Così, in un pomeriggio di cielo nuvoloso e temperature autunnali, ho parlato con José Luis Ledesma a Villa Cutó, nel quartiere Baghería di Palermo, in Via Consolare 105, in occasione dell’inaugurazione della sua eccezionale mostra fotografica su Diego Armando Maradona, moderata da Karim El Sadi

Ed è stata più che una conversazione. Più che un'intervista. Un’indimenticabile momento con un uomo che ha parlato all'umanità con la trasparenza, l’umiltà e la ragionevolezza che solo lui poteva costruire dietro l’obiettivo, per oltre 50 anni. È stato un dono fatto con il sentimento e la ragione. Come direbbe Eduardo Galeano, è stato un eccellente “senti pensante” dell'inconfondibile universo dei fotoreporter, regalandoci pensieri e storie profonde che non dimenticheremo mai in quanto hanno il sapore di insegnamenti di vita, di uno storico con esperienza vissuta sulle spalle, propria di un sensibilissimo artista della fotografia. Un grande artista con il marchio di fotoreporter di “strada”. 


Diritti umani violati

“Purtroppo i diritti umani sono violati nel mondo, particolarmente posso parlare dell'Argentina. Sono nato nel ‘55 e dal ‘55 i diritti umani iniziavano già a essere violati fino al periodo ‘76 – ‘83 con il colpo militare di Videla. È una gran tristezza che i paesi in quel periodo non abbiano fatto nulla e che oggi non si faccia nulla, perché vediamo quello che sta succedendo in Palestina; è un genocidio, ed i governi guardano dall’altra parte. Questo mi fa soffrire molto”.

“Nel 78 l’Argentina vinse la Coppa del Mondo, ma purtroppo in quel periodo scomparvero molte persone, non solamente dall'Argentina ma anche dall'Uruguay, Cile, Paraguay e Brasile, a causa del famoso Piano Condor”.


maradona ledesma


Diego Armando Maradona

“Questa mostra fotografica riflette la personalità di un essere umano, di una persona che è stata molto vicina alle persone bisognose, in questo caso molti argentini e sudamericani che furono aiutati da un Maradona che, senza parlarne, aiutava le persone e non diceva niente. Ora si è venuto a sapere ed io ne sono stato testimone; ha pagato interventi ed aiutato persone in difficoltà. Questo è un ricordo, una sorte di omaggio ad una persona che ha aiutato persone in difficoltà”.


Desaparecidos: Archivi delle dittature del Piano Condor

“Questo è un tema molto discusso, perché esiste un archivio dal quale si sa che sono riaffiorati dei corpi nel fiume de La Plata ed uno dei più grandi archivi credo si trovi in Paraguay ed Uruguay, ma non c’è stata la volontà perché, come si dice, c'era una cospirazione occulta anche con la chiesa cattolica. C'è un giornalista, Verbitsky, che accusa apertamente Papa Bergoglio di essere stato uno di quelli che si sono voltati dall’altra parte. Non c'è oggi la prova, ma la statistica, la realtà ci dice che ci fu collaborazionismo. Io non sono un rifugiato politico ma nel ‘82 mi offrirono la possibilità di esserlo, ma in Argentina non ho mai fatto politica, lavoravo per un quotidiano, uno dei più venduti all’epoca, il quotidiano Crónica, editoriale Sarmiento. Ma io, all'interno di quel quotidiano, ho vissuto con persone che lavoravano per i servizi di intelligence ed i miei stessi colleghi lavoravano per loro, così ad un certo punto ho deciso di isolarmi e vivo qui dal ‘82. Sono tornato ogni anno in Argentina, non ho mai avuto problemi”. 


Javier Milei

“Ora con questa realtà di un governo di destra, come quello di Milei, vedo con dispiacere che ci sono molti abusi, molta gente che sta soffrendo e che è aumentata la povertà. È una grande realtà che mi rattrista molto”. 


Preservare la memoria ed organizzarsi pacificamente

“Tutti andiamo via da questo mondo. Quella generazione tra qualche anno non esisterà più, ma bisogna fare in modo che venga ricordata, affinché non si ripeta più. Il consiglio è studiare, organizzarsi in modo pacifico, perché sarebbe interessante fare un'opposizione intelligente e pacifica, riorganizzarsi. Il tempo dei Montoneros, dell'ERP, delle Farc e dei Tupamaros è già passato. Ora c’è un altro modo. Negli Stati Uniti ha vinto Trump, qui ha vinto la Meloni, democraticamente si sta andando verso la destra, ma perché? Perché per me, tutto il socialismo e la sinistra non hanno fatto abbastanza. Mi hai detto che hanno fatto molto poco per recuperare i corpi in Uruguay. La stessa cosa è accaduta qui e sta succedendo in Italia.

In Italia abbiamo avuto la Logia P2 con Gelli, ed in Sud-America era il padrone del Sud-America ma non funziona così. Bisogna eliminare tutto questo, tutto ciò che è massoneria, tutto ciò che è servizi segreti deviati. Purtroppo ancora esistono, come esistiamo noi di quella generazione. So che ci son persone che hanno lavorato per i servizi in Argentina che sono oggi operativi alla mia età, in Sudafrica, perché proteggono gente, coordinano agenzie di protezione di persone con molto denaro che lavorano nel petrolio. In altre parole, la politica nordamericana ha sempre aiutato questo tipo di persone. Non prendiamoci in giro. La triste realtà è questa”.


ledesma stadio 1982

Un libro fotografico sui diritti umani

“Purtroppo molte fotografie documentarie che ho scattato nel corso del tempo sono scomparse, perché ripeto, nel periodo in cui lavoravo al mio quotidiano, in cui lavoravano persone dell’intelligence, quei negativi sono scomparsi. Quando ho lasciato l'Argentina nel 1982, ho potuto recuperare tutti i negativi che avevo scattato. Dopo più di 40 anni, sto organizzando una mostra fotografica con un libro che penso uscirà l'anno prossimo, sui diritti umani e su tutto ciò che mi è rimasto dentro, che mi ha colpito. Mi ha colpito e mi sono ammalato, ho diverse patologie ed ho avuto tre infarti. Può darsi che la mia professione mi stia chiedendo ora il conto, dopo tanti anni; la sofferenza di avere visto e non poterlo segnalare, perché in quel tempo non ci si poteva fidare di nessuno. Quindi, quello che mi è rimasto dentro mi sta uccidendo con il tempo. Sicuramente me ne andrò, ma prima di andarmene vorrei fare una pubblicazione e raccontare tutto quello che ho vissuto, perché quello che ho vissuto io lo avranno vissuto molte altre persone e non hanno la possibilità di raccontarlo”.

La sofferenza del popolo palestinese

“È una cosa terribile perché vivere là.... sono già morti molti colleghi al fronte. Gli israeliani non sono intelligenti, mettono la bomba, può cadere in un posto dove ci sono bambini, dove ci sono ospedali, dove ci sono anziani ed è quello che sta accadendo. Purtroppo quando si va in prima linea per lavorare, si può perdere la vita in qualunque momento. Sono vicino alla sofferenza del popolo palestinese”.

L'uomo si sta autodistruggendo

“Assolutamente sì, purtroppo l'uomo si sta autodistruggendo. L'umanità sta scomparendo... Abbiamo questo grande problema nucleare, attualmente la Russia, attraverso Putin, per meglio dire il dittatore Putin, perché il popolo russo è un popolo che sta soffrendo, come stanno soffrendo gli ucraini, i palestinesi.

Sono stato a Mosca e ho un buon ricordo del popolo russo. Ho visto negli anni ‘80 giovani donne che lavoravano alle quattro del mattino per strada, come operai normali, uomini e donne che lavoravano allo stesso modo, persone che si alzavano alle cinque del mattino per andare a lavorare. E questa gente sta subendo la dittatura di una persona come Putin, che è un pazzo che se ora deve scatenare una guerra mondiale, ha già detto che il primo missile nucleare arriverà in Sicilia perché qui c’è la base nordamericana che controlla tutta l'Europa. Poi il secondo missile arriverà a Napoli, a Roma, a Vicenza e così via fino a Parigi, a Londra. È il mondo che sta scomparendo, moriremo tutti, non rimarrà nessuno e i pochi che rimarranno nel resto del mondo moriranno per le radiazioni.

Sono sempre stato un pacifista e credo che il modo migliore per fermare queste guerre, assolutamente, sia quello di arrivare ad un dialogo e basta. Lo stesso successe in Argentina nel ‘82 quando volevano recuperare le Isole Malvinas. Agli inglesi non riesci a tirare fuori niente con la forza, io ero in disaccordo fin dall'inizio, ho vissuto tutto quel periodo. Sono andato fino al Sud della Patagonia. Ma non si può dichiarare una guerra in questo modo, a questo serve la diplomazia, per questo ci sono mille modi per raggiungere un accordo, una parità. Speriamo che il mondo cambi, altrimenti ci estingueremo.


Terre sottratte ai popoli originari perseguitati

Disgraziatamente questo sta succedendo in Brasile, in Argentina. Io sono di sangue indigeno perché i miei genitori provengono dal Nord. Sono nato a Buenos Aires, capitale federale, ma i miei genitori parlavano il quechua, la lingua che degli incas e pertanto io sono un indigeno argentino. Ed ovviamente non posso che pensare che l'ingiustizia e la prevaricazione che i popoli subiscono non devono accadere. Purtroppo ci sono molte ingiustizie da una parte e dall'altra. Speriamo che il governo di destra o di sinistra giunga ad un accordo e che restituiscano la terra alla gente del posto, agli indigeni, e che giustamente la Palestina recuperi la sua terra. Nel mondo dovrebbe essere così”.

Foto di Copertina e altre: Karim El Sadi e ANTIMAFIADuemila
 
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