USA: arrestato per frode, in Bosnia è accusato di crimini di guerra commessi nel ‘95
Per anni Miran Kostić ha vissuto negli Stati Uniti, nell’Idaho, nel nord-ovest del Paese, tra il Montana e lo Stato di Washington. È qui che Kostić ha costruito la sua nuova vita, o almeno questo è quello che ha provato a fare. Perché dall’altra parte dell’Atlantico c’è un passato che lo attende da oltre trent’anni e che ora sembra averlo raggiunto. Un passato cruento, legato alla guerra in Bosnia ed Erzegovina e segnato da pesantissime accuse: violenze e torture contro prigionieri di guerra. Accuse che Kostić, oggi 66enne, avrebbe cercato di nascondere proprio alle autorità del Paese nel quale aveva ricominciato a vivere senza fare i conti con il suo passato.
Ma quel passato, dopo oltre trent’anni, sembra averlo raggiunto anche negli Stati Uniti.
Una giuria federale del Distretto dell’Idaho ha infatti incriminato Kostić con l’accusa di aver mentito alle autorità americane mentre cercava di ottenere la cittadinanza statunitense. Secondo il Dipartimento di Giustizia statunitense, Kostić avrebbe nascosto non soltanto il proprio coinvolgimento nelle violenze commesse durante la guerra bosniaca, ma anche l’esistenza di accuse per crimini di guerra formulate nei suoi confronti in Bosnia ed Erzegovina. Le autorità americane hanno anche spiegato che Miran Kostić avrebbe più volte fornito dichiarazioni false sia nelle procedure di naturalizzazione che durante i colloqui con l’FBI e con i Servizi per la cittadinanza e l’immigrazione. Le accuse federali riguardano, infatti, il tentativo di frode e false dichiarazioni rese agli investigatori. In caso di condanna, Kostić rischia fino a dieci anni di carcere per l’imputazione relativa alla frode e fino a cinque anni per quella riguardante le dichiarazioni false.
La guerra in Bosnia e la “guerra nella guerra”
Come molti ricorderanno, la guerra in Bosnia ed Erzegovina scoppiò nel 1992, mentre la Jugoslavia si stava già disgregando. Il conflitto coinvolse principalmente tre componenti: i bosgnacchi, in maggioranza musulmani, i serbo-bosniaci e i croato-bosniaci. A fare da principale spartiacque fu il referendum sull’indipendenza della Bosnia ed Erzegovina, che si celebrò tra il 29 febbraio e il 1° marzo 1992. Agli elettori venne chiesto di decidere se la Bosnia ed Erzegovina dovesse separarsi dalla Jugoslavia e diventare uno Stato sovrano e indipendente. Alle urne partecipò circa il 63,7% degli aventi diritto e oltre il 99% di loro si espresse a favore dell’indipendenza. Tuttavia, la consultazione venne largamente boicottata dai serbo-bosniaci, contrari alla separazione dalla Jugoslavia. Poche settimane dopo - stiamo parlando dell’aprile 1992 - con il riconoscimento dell’indipendenza della Bosnia ed Erzegovina, le tensioni già presenti sfociarono nel conflitto armato. Poi c’è la questione della “guerra nella guerra”. E qui dobbiamo spostarci nella zona nord-occidentale della Bosnia, attorno alle città di Bihać, Cazin e Velika Kladusa, dove si trovava un’enclave controllata dal Quinto Corpo dell’Esercito della Repubblica di Bosnia ed Erzegovina (ARBiH), fedele al governo centrale di Sarajevo. A Velika Kladusa aveva un enorme seguito politico ed economico Fikret Abdić, noto imprenditore e dirigente del grande conglomerato agroalimentare Agrokomerc, che da una piccola realtà locale si trasformò in un vero e proprio impero aziendale, arrivando a contare ben 13mila dipendenti. La stessa azienda che alcuni anni prima era diventata famosa anche per un enorme scandalo finanziario. Nel 1987, infatti, la Agrokomerc finì nell’occhio del ciclone per l’emissione di cambiali prive di adeguata copertura finanziaria: stiamo parlando di centinaia di milioni di dollari, circa 400 milioni di dollari secondo Reuters. La vastità dell’operazione arrivò a coinvolgere numerose banche jugoslave. Ma tornando a Fikret Abdić, proprio grazie al successo ottenuto in quel di Velika Kladusa l’imprenditore riuscì a costruire anche un enorme seguito politico. Nel 1993 ruppe con il governo centrale di Sarajevo e proclamò la Provincia Autonoma della Bosnia Occidentale, della quale divenne il leader. Ora, le forze di Abdić crearono una propria struttura militare: la Narodna Odbrana, cioè la Difesa Popolare della Provincia Autonoma della Bosnia Occidentale (NOAPZB), che si contrappose al Quinto Corpo dell’ARBiH, comandato da Atif Dudaković e rimasto fedele a Sarajevo.
Ed è proprio all’interno della NOAPZB di Fikret Abdić che troviamo Miran Kostić che, secondo l’accusa, ne faceva parte prestando servizio presso il Dipartimento di Sicurezza Militare. Nell’agosto del 1994, il Quinto Corpo conquistò Velika Kladusa e le forze di Abdić furono costrette a ritirarsi. Pochi mesi dopo, però, tornarono nella zona con il sostegno delle forze serbe e ripresero il controllo del territorio. È in questa fase del conflitto che si collocano i fatti contestati a Miran Kostić. Secondo l’accusa confermata dal Tribunale cantonale di Bihać, il 18 marzo 1995 alcuni uomini della 506ª Brigata del Quinto Corpo dell’ARBiH vennero catturati e disarmati nell’area di Podzvizd. Alcuni di loro furono successivamente trasferiti anche a Trnovi.
Ed è proprio contro alcuni di questi prigionieri che Kostić avrebbe commesso le violenze per le quali, a distanza di decenni, è stato accusato di crimini di guerra.
Le accuse per le violenze del marzo 1995
Le accuse contro Kostić per crimini di guerra ai danni di prigionieri di guerra vengono confermate dal Tribunale cantonale di Bihać il 18 novembre 2022.
Secondo l’accusa, il 18 marzo 1995 tre appartenenti alla 506ª Brigata del Quinto Corpo dell’ARBiH, dopo essere stati catturati e disarmati, sarebbero stati sottoposti a violenze nell’area di Podzvizd e Trnovi, nel comune di Velika Kladusa.
Uno dei prigionieri sarebbe stato aggredito dopo essere stato condotto nei pressi di un negozio a Podzvizd. Secondo la ricostruzione contenuta nell’atto d’accusa, Kostić lo avrebbe afferrato per il petto, scaraventato sul cofano di un’automobile e colpito ripetutamente con pugni al volto e al corpo. Alle violenze avrebbe partecipato anche un altro uomo, successivamente deceduto. Il prigioniero avrebbe infine perso conoscenza.
Un secondo militare catturato sarebbe stato trasferito a Trnovi e interrogato all’interno di un’abitazione. Kostić avrebbe ordinato all’uomo di inginocchiarsi e lo avrebbe colpito ripetutamente con un bastone di legno lungo circa un metro. Quando il prigioniero sarebbe caduto a terra, i colpi sarebbero persino continuati.
Infine, un terzo soldato della stessa brigata. Anche lui, catturato il 18 marzo 1995, sarebbe stato trasferito a Trnovi e sottoposto in due occasioni a interrogatorio. Secondo l’accusa, Kostić e un altro uomo lo avrebbero colpito con pugni, calci e pistole. Violenze che, secondo le ricostruzioni, sarebbero andate avanti per ore. E secondo l’indagine americana - come vedremo più avanti - le violenze sarebbero andate anche oltre.
Le udienze saltate in Bosnia
Nonostante l’incriminazione, il procedimento in Bosnia ha incontrato una difficoltà tutt’altro che secondaria: Kostić vive negli Stati Uniti e non si è mai presentato all’udienza del dicembre 2023. Stesso esito anche per quella del 29 marzo 2024. Il legale di Kostić, l’avvocato Ibrahim Kadić, ha motivato l’assenza del suo assistito spiegando che era stato ricoverato d’urgenza negli Stati Uniti e che le sue condizioni di salute non gli permettevano di affrontare il viaggio. Tuttavia, sembra che la documentazione sanitaria consegnata alla corte avesse sollevato non pochi dubbi. Infatti, durante il procedimento giudiziario, il giudice Osman Alibabić ha sottolineato come alla documentazione mancasse una parte dei certificati che attestavano le effettive condizioni di salute di Kostić e che una precedente valutazione medica aveva effettivamente indicato limitazioni ai viaggi, ma della durata di appena sette giorni. Per questo motivo, il Tribunale ordinò alla difesa di produrre una documentazione completa e certificata, sottolineando che Kostić avrebbe dovuto comparire anche per consentire alla corte di stabilire se fosse effettivamente nelle condizioni di affrontare il procedimento. Il giudice arrivò inoltre a prospettare la possibilità dell’estradizione e della custodia nel caso in cui Miran Kostić avesse continuato a evitare la comparizione.
Kostić (e non solo) si trova ancora negli Stati Uniti
Nel marzo del 2025, la giustizia e la stampa bosniaca continuavano a occuparsi di Kostić. L'uomo risultava ancora residente negli Stati Uniti e continuava a non presentarsi davanti al Tribunale cantonale di Bihać. Kostić, infatti, dall’Idaho continuava a non rispondere alle convocazioni del tribunale bosniaco. E non era nemmeno l’unico. Oltre a lui, anche altri appartenenti alla NOAPZB sotto processo o accusati di crimini di guerra risultavano residenti negli Stati Uniti o in Canada. Tra questi figuravano uomini accusati di omicidi, torture e maltrattamenti ai danni di prigionieri appartenenti al Quinto Corpo dell’ARBiH.
Ma se in Bosnia ed Erzegovina la documentazione sanitaria di Kostić sembra essere carente, negli Stati Uniti le cose non sembrano andare meglio. Come abbiamo detto, il Dipartimento di Giustizia americano sostiene che durante il procedimento per ottenere la cittadinanza statunitense l’uomo abbia omesso le accuse formulate nei suoi confronti in Bosnia, fornendo addirittura versioni false sul proprio coinvolgimento negli abusi. Tuttavia, l’incriminazione statunitense sembra andare anche oltre le contestazioni formulate in Bosnia. Secondo i documenti giudiziari statunitensi, Kostić avrebbe picchiato prigionieri utilizzando una pistola, bastoni, paletti di legno, pugni e calci; avrebbe inoltre costretto alcuni detenuti a picchiarsi tra loro e ordinato ad altri appartenenti all’APZB di partecipare alle violenze. “Miran Kostic ha beneficiato della residenza negli Stati Uniti per decenni e alla fine ha tentato di diventare cittadino naturalizzato, nascondendo al contempo le violazioni dei diritti umani commesse in Bosnia ed Erzegovina”, ha detto l'Assistente Procuratore Generale A. Tysen Duva della Divisione Penale del Dipartimento di Giustizia americano. “Il tentativo di Kostic di nascondere la sua storia violenta per ottenere la cittadinanza statunitense non sarà tollerato”, ha invece dichiarato l'assistente direttore Heith Janke della Divisione Criminale dell'FBI.
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